Nel cinema elvetico girano nuove energie. Da sempre considerato un cinema poco dialogante con il resto della produzione europea, vanta oggi una serie di nomi, giovani e giovanissimi, che - in uno scambio intenso e proficuo con l’Europa e le sue strutture - sono in breve tempo diventati interlocutori e protagonisti della conversazione cinefila in atto. I nomi sono sotto gli occhi di tutti: i fratelli Zürcher, Andreas Fontana, Valentin Merz, Elie Grappe, Katharina Wyss, Carmen Jacquier, Lorenz Merz, Johannes Hartmann e Sandro Klopfstein, Michael Koch, Kantarama Gahigiri, e altri ancora.

Cyril Schäublin
Those Who Are Fine (2017) Cyril Schäublin

Cyril Schäublin, nell’arco di soli due lungometraggi e un pugno di corti, ha evidenziato uno sguardo preciso e unico. Con Unrest, seguito dello straordinario esordio Those Who Are Fine, il regista torna sui passi di un corto nel quale si confrontava con il passato della sua famiglia, orologiai nel Giura al tempo delle formazioni delle primissime comuni anarchiche di Kropotkin. Schäublin costruisce il suo film con un approccio che formalmente ricorda la lezione del miglior cinema portoghese. Una capacità di segmentare l’immagine, e quindi il tempo, per rendere conto della diversificazione e stratificazione delle nuove classi sociali.

Clara Gostynski, Alexei Evstratov
Unrest (2022) Clara Gostynski, Alexei Evstratov

L’autore, che aveva già evidenziato nel suo primo lungometraggio la capacità di seguire i flussi invisibili del denaro sovrapponendoli alla topografia urbana, con Unrest è come se desse vita all’archeologia del tempo industriale. Il tempo del lavoro, e della sua organizzazione in turni e cicli di produzione, diventa la narrazione del mondo occidentale. Al contrario di un Alexander Kluge, Schäublin resta al di qua della linea che separa il film dal saggio e introduce, in forme molto abili, i segni di come il nuovo tempo della produzione influenzi e scomponga il tempo del romanzo classico, ossia l’epopea della borghesia (secondo la classica definizione hegeliana).

Clara Gostynski, Alexei Evstratov
Unrest (2022) Clara Gostynski, Alexei Evstratov

Non è un film immediato, quello di Schäublin, ma, proseguendo la tradizione del cinema “socialmente critico” molto sentita in Svizzera, compie uno scarto notevole, optando per la discontinuità della forma piuttosto che per l’evidenza del testo (ossia il primato della sceneggiatura che predica ai già convertiti e che convince i membri delle commissioni che devono assegnare i fondi). Schäublin crea un’opera volutamente opaca, utilizzando in maniera molto attenta Stefano Knuchel, regista svizzero fra i più interessanti, nel ruolo di uno sbirro italiano che tenta di riportare in manette l’anarchico Carlo Cafiero a casa (il film racconta di Josephine, operaia in una fabbrica d’orologi che si unisce all’anarchica Féderation jurassienne).

Ancora una volta, un film come Unrest dimostra come il cinema si riveli sempre più avanzato sia delle crisi sia di coloro che le crisi devono raccontare e affrontare. Schäublin è un talento genuino, in linea con il meglio espresso dal cinema elvetico (Michel Soutter, Alain Tanner, Fredi M. Murer...) che ci auguriamo possa continuare a esplorare e a seminare dubbi nelle forme così (a tratti...) conservatrici del cinema odierno. Il talento e lo sguardo per farlo ci sono, e sono indiscutibili. 

Autore

Giona A. Nazzaro

Direttore artistico del Festival del Film di Locarno. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

Il film

locandina Unrest

Unrest

Storico - Svizzera 2022 - durata 93’

Titolo originale: Unrueh

Regia: Cyril Schäublin

Con Clara Gostynski, Alexei Evstratov, Beat Giloman