«La poesia è soprattutto esattezza», ha detto recentemente Maria Grazia Calandrone, come abbiamo scoperto seguendo l’account Facebook del momento, Monica Rossi, quasi fossimo uno dei personaggi di Coma che si esprimono per nozioni e tweet presi dal web. E il desiderio di Bonello, esplicitato già nella lettera (muta) dedicata alla figlia Anna che apre e chiude Coma (da conservare al fianco della missiva di Carlos Reygadas durante l’atterraggio di Nuestro Tiempo, che qui è diventato un collage di quelle che Ungari chiamerebbe immagini del disastro), è proprio quello di fare film “precisi come gesti”.

Bertrand Bonello
Coma (2022) Bertrand Bonello

Allora, se l’esattezza è poesia e se questo è un film “esatto” (come lo è davvero, probabilmente tra i più chirurgici di questi anni pandemici e post), la sfida diventa mettere alla prova cosa può significare oggi fare cinema di poesia. Bonello va alla ricerca di rime interne, assonanze, allitterazioni ed elisioni tra le schermate di gruppo su Zoom, le live degli influencer (l’incredibile Patricia Coma), le videochat, le canzoni di Andrea Laszlo De Simone alla radio, come se fosse ancora possibile astrarre in versi la prosa triviale del linguaggio dei nostri tempi, in cui i tableau vivant di Barbie & Ken si scambiano dialoghi da soap opera e riflessioni sulla politica internazionale. Da questo punto di vista (compresi i giochi con i bambolotti) Coma è un film vicinissimo a Sesso sfortunato o Follie porno di Radu Jude, nel momento in cui entrambi girano attorno al mistero di chi stia ancora spiando (la rete direbbe lurkando) queste immagini - da qui l’ossessione per i serial killer che anima i discorsi del film, e le abitudini degli utenti online.

Louise Labeque
Coma (2022) Louise Labeque

Oggi qualcuno risponderebbe che a sondare le immagini sono rimasti solo gli occhi delle intelligenze artificiali, eppure intorno al risveglio (dal coma...) dello sguardo inanimato ruota tutto il discorso dell’ultimo Bonello, dalle prostitute inermi di L’Apollonide ai manichini di Nocturama, fino ai lavoratori in trance, incatenati all’incantesimo, di Zombie Child. Quella foresta in cui il film si perde un paio di volte è un sogno o è l’unica realtà là fuori? Bisogna evocare quantomeno Deleuze per decifrare l’enigma, e infatti Bonello ne fa uno dei segnali (di vita? di morte?) che attraversano il nostro stato comatoso, come eco dall’altra parte che ci chiamano a sé (il rapimento in diretta su Zoom, l’improvviso animarsi delle sequenze con le bambole...). In questo, più che il film da lockdown definitivo che forse aspira a essere, Coma è una sorta di home invasion decostruito, quasi un Blumhouse che incontra Personal Shopper, la versione di Paranormal Activity in cui i fantasmi hanno finalmente preso il controllo del dispositivo a circuito chiuso. Un test di Turing applicato a quello che resta del cinema, un reCaptcha da far risolvere dai nostri occhi. Coma di Bertrand Bonello è insomma l’unica risposta possibile a quella domanda abissale che ti pongono le piattaforme streaming quando hai esagerato con il binge watching: «Stai ancora guardando?».

Autore

Sergio Sozzo

Sergio Sozzo è il direttore editoriale di sentieriselvaggi.it. Ha pubblicato saggi su Stallone, Shyamalan, Lav Diaz, Schoedsack, Alice Rohrwacher, Corso Salani, Miyazaki. Ha curato e condotto trasmissioni sul cinema per radio e web tv. Tiene corsi sulla critica, sul giornalismo cinematografico, sulle culture digitali. È stato aiuto regista di Abel Ferrara per il documentario Piazza Vittorio.

Il film

locandina Coma

Coma

Drammatico - Francia 2022 - durata 80’

Titolo originale: Coma

Regia: Bertrand Bonello

Con Julia Faure, Louise Labeque

Al cinema: Uscita in Italia il 10/07/2023