Probabilmente oggi si fatica a comprendere la portata epocale dell’ipotesi del compromesso storico per una società politicamente divisa come quella italiana, e in quel contesto di “guerra fredda” che nelle piazze era caldissima. Le «convergenze parallele» evocate dall’onorevole Aldo Moro fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, considerato dal presidente della DC «una forza d’ordine», oggi magari riescono a sembrare ancora più astratte di allora. Merito di Marco Bellocchio, attento conoscitore della politica del tempo e non solo, è di riuscire a tracciare con pochi tocchi attentissimi un quadro in straordinario fermento, attraversato da una terribile violenza.

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Scena di Esterno notte di Marco Bellocchio


Un altro merito, forse il maggiore, è quello di aver restituito gli uomini, colti nell’agone di una terribile lotta ideologica, alla dignità del loro agire, senza mai cedere al grottesco, all’invettiva complottista o all’esoterismo di estrema sinistra (vale sia per i notabili della DC che per le BR nel pieno del fervore del loro comunismo messianico). Verissimo è che Giulio Andreotti (interpretato dall’eccellente Fabrizio Contri) viene ritratto come il ragno che tesse una tela invisibile ai più, ma senza alcuna tentazione di andare al di là del mero calcolo politico. E ciò che sorprende è che, pur conservando la sua distanza e un giudizio politico evidente, osservando questi uomini della cosiddetta Prima repubblica Bellocchio sembra rendere loro l’onore di una dignità, di una formazione politica nata dal Dopoguerra e dalla cultura dei partiti e dell’ideologia.

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Fabrizio Gifuni in Esterno notte


In questo senso Fabrizio Gifuni sin dalle prime immagini («stiamo uniti», implora) riesce nell’impresa di cogliere sia la profonda umanità cattolica di Moro sia la sua profonda astuzia di uomo del sud («non ho detto neanche una volta la parola “comunisti”, perché non volevo spaventarli»). Con straordinario dono di sintesi il regista, riprendendo dall’interno l’esproprio proletario di un’armeria, si perita di inquadrare la locandina di Anima persa di Risi su un muro, straordinaria riflessione politica in chiave gotica-lagunare, che già allude alla futura prigionia di Moro.

I primi tre episodi di Esterno notte colgono dunque con una precisione ineffabile una realtà antropologica per nulla inficiata né da reducismo né da revanscismo. Gli scontri per strada sono violenti e, in un momento chiave che evoca il segmento Discutiamo, discutiamo del film collettivo Amore e rabbia, Bellocchio mette in scena un confronto fra Moro professore, attento alle parole e ai libri, e i giovani studenti fiancheggiatori delle BR che lo accusano di avere svenduto «il proletariato»: in simili momenti, è come se ripensasse ognuna di queste idee e parole, trovando in Gifuni il corrispettivo di un dolore profondissimo pari solo alla rabbia dei giovani (e quanto commuove l’incontro notturno in macchina con Berlinguer, anche se Gifuni lo tinge di astuzia bizantina).

Attenendosi alla lettera della storia nota, Bellocchio introduce fughe prospettiche e piccole torsioni, evocando dalla storiografia un’allucinazione addirittura borgesiana.

Autore

Giona A. Nazzaro

Direttore artistico del Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

IL FILM

locandina Esterno notte

Esterno notte

Biografico - Italia 2022 - durata 300’

Regia: Marco Bellocchio

Con Fabrizio Gifuni, Margherita Buy, Toni Servillo, Fausto Russo Alesi, Federico Torre, Bebo Storti

Al cinema: Uscita in Italia il 18/05/2022