È uscita su Netflix una nuova serie ambientata in ufficio, comedy ma non sitcom, con velleità profonde – ma che si risolvono in un immaturo: hanno tutti ragione, siamo tutti belli a modo nostro – e anche con un twist biblico-apocalittico, oltre a qualche variazione sul tema della commedia romantica. Tanta roba per una sola serie, in effetti.

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Anche se io lo capisco abbastanza bene quel tenerone di Ben Falcone – regista, sceneggiatore, attore caratteristica e, da oggi, anche showrunner. Ben Falcone ha creato l’ambiziosa God’s Favorite Idiot forte del fatto di avere come moglie e socia creativa Melissa McCarthy, ovvero una comica di razza – ma di razza seriamente pregiata eh, purosangue vera, che se non sta attenta arriva un emiro per provare a comprarsela – che fatalità negli ultimi anni ha dimostrato alla facciaccia nostra (citiamo come minimo The Nines, St. VincentLe amiche della sposa e Copia originale) di essere anche un’attrice clamorosa, in grado di portare a galla quella tragedia che è sempre insita nell’umorismo, senza perdere minimamente la capacità di far ridere – con tutta l’amarezza del caso. McCarthy, alla fine, rientra in quel ristretto novero di attorə comici candidati a un Oscar sia per un film categorizzato come “nelle sue corde” (Le amiche della sposa), sia per un ruolo più canonicamente drammatico (Copia originale), ma rappresentativo di un’umanità talmente complessa, e a volte grottesca, da necessitare un’interprete con una sensibilità diversa e più ampia.

McCarthy ha inaugurato la propria carriera nello spettacolo come comica pura, esibendosi in locali di stand-up fra Los Angeles e New York e, nel frattempo, studiando e lavorando con la compagnia losangelina dei The Groundlings, scuola e troupe teatrale di improvvisazione comica e sketch comedy. Questa prima parte del suo percorso nel mondo dell’intrattenimento ha avuto lo stesso successo di un due di bastoni quando la briscola in tavola è denari. Poche soddisfazioni per McCarthy, che per anni ha dovuto inseguire la fama rendendosi consapevolmente vittima di typecasting: c’è bisogno di una cicciona buffa? Chiamiamo Melissa.

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Chi ha ucciso la signora Dearly?

Arrivano i primi ruoli in serie (Una mamma per amica) e sitcom (Samantha chi? e Mike & Molly), lavori dignitosi in prodotti più che validi, ma pur sempre di contorno e più legate alla sua presenza fisica che al suo talento comico. Ma nel 2011 cambia qualcosa. Judd Apatow (produttore), Kristen Wiig e Annie Mumolo (sceneggiatrici) e Paul Feig (regista) le consegnano il ruolo di Megan in Le amiche della sposa, una stramboide socialmente inetta e fatta tutta a modo suo che si unisce ai festeggiamenti della futura cognata per l’addio al nubilato. La scuola Apatow è nota per portare in palmo di mano i propri attori comici, lasciando loro tutto lo spazio creativo necessario.

Anche a McCarthy viene data la possibilità di improvvisare, e da questa Megan fuori dai gangheri estrae squarci di umanità esilaranti, ma anche profondamente veri; e per questo strazianti, grotteschi, poetici. All’attrice americana mancano ancora lo status di autore e quell’aspetto di satira politica e sociale che trasudava dagli scritti e dalle interpretazioni di Paolo Villaggio; ma a parte questo, la sua maschera tragicomica (raccolta in un corpus che abbraccia diversi personaggi interpretati qua e là) potrebbe benissimo ricordare quella di Ugo Fantozzi.

Da Le amiche della sposa in poi, McCarthy ha speso le sue energie comiche soprattutto per incassare insieme al marito, inanellando una serie di film innocui e banalotti (Tammy, The Boss, Life of the Party - Una mamma al college, Superintelligence, Thunder Force). Il vero sfogo comico, per l’attrice, è consistito nel tornare alle origini dell’improvvisazione e della sketch comedy, presentando ben nove puntate di Saturday Night Live tra il 2011 e il 2017, dando vita a una serie di personaggi e situazioni memorabili.

McCarthy è soprattutto a suo agio con la comicità corporea dello slapstick

ed è interprete perfetta nella decostruzione di un paio di archetipi comici, che isola e reinterpreta a modo suo: sopra le righe e sempre con un tocco di umanità che rende la risata un po’ più consapevole e più amara.

C’è la maschera comica del bullo  insicuro 

a cui far pronunciare le peggio cose creando uno stridore esilarante con l’immagine stereotipica di McCarthy, mamma suburbana che ha appena sfornato una torta di mele o donna zitella che affoga i propri dispiaceri nella vaschetta di gelato.

E c’è la maschera comica dell’inetto, puro ma impacciato e inadeguato,

di cui McCarthy ha un’interpretazione lontana dal cringe e più vicina al grottesco. E la differenza la fa l’empatia che la comica infonde nella sua maschera.

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Melissa McCarthy

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

La serie tv

locandina God's Favorite Idiot

God's Favorite Idiot

Commedia - USA 2022 - durata 28’

Titolo originale: God's Favorite Idiot

Creato da: Ben Falcone

Con Ben Falcone, Melissa McCarthy, Leon Ford, Rahel Romahn, Magda Szubanski, Denise Roberts

in streaming: su Netflix