In un mondo in cui tutto ha un prezzo – e in una congiuntura economica dove la forbice tra inflazione e adeguamento degli stipendi è più ridicola del piano pensione di un libero professionista sotto i trent’anni – aiutateci a dire grazie, graziella e grazie di nuovo a chi ha deciso di caricare gratuitamente su YouTube uno dei monologhi di stand-up più divertenti e completi dell’anno. Nel dubbio – non avendo la minima intenzione di addentrarmi in un fumoso dietro le quinte distributivo – porgiamo i nostri più sentiti omaggi direttamente all’autrice dello spettacolo, la fenomenale (e sorprendente) Sasheer Zamata.

Dico “sorprendente” non per essere gratuitamente antipatico o per fare il personaggio dell’uomoboomer molto soddisfatto di se stesso quando, ridendo sguaiatamente da solo, dice agli amici che l’unica donna simpatica che abbia mai conosciuto è quella che gli ha detto di no quando lui le ha chiesto di andare in cucina a preparagli un panino. Dico “sorprendente” perché Zamata la si conosceva come attrice – per le due serie tv brillanti Woke (specialmente) e Home Economics (sitcom standard ma ganza), inedite in Italia – e come ottima interprete di sketch comici negli studi di Saturday Night Live (dal 2014 al 2017). Due generi di commedia (specialmente gli sketch in diretta tv) nell’ambito dei quali è difficile nascondersi – se non sei divertente, non sei divertente – ma che hanno uno spirito, una realizzazione e dei tempi completamente diversi rispetto a quelli della stand-up. Sul palcoscenico che, sinora, le aveva garantito maggiore visibilità (quello di SNL) era riuscita ad avventurarsi nei micro monologhi inseriti nel contenitore del Weekend Updates (finto telegiornale e storica rubrica fissa del programma da decenni), è vero; ma anche in questo caso siamo lontani dalla stand-up vera e propria. Da quelle finestrelle di comicità di due minuti seduta dietro a una scrivania (e con una spalla al fianco) alla vetrata di una cattedrale dello scrivere e performare lo spettacolo di stand-up più vaginuto (ci torneremo) dell’anno, ci passa tutta la parola “sorprendente” scritta una sacco di volte e circondata da cuoricini.

Partiamo dall’inizio. Anche se l’inizio arriva quasi a tre quarti di spettacolo. La First Woman del titolo è Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione e della potenza del marketing. Zamata ne racconta gli exploit liberandoli dalla mitologia che è stata costruita attorno al personaggio, creato dalla macchina pubblicitaria per riuscire a vendere la linea di bagagli della prima donna a essere stata trasportata su un volo transatlantico. Ma poi, dopo averla ancorata a terra con freddi fatti storici, Zamata rimette sul piedistallo Earhart – la donna, non la figurina che faceva pubblicità alle sigarette, aveva una linea di vestiti a suo nome e, tra le altre cose, è stata il prototipo dell’imprenditrice alla Kim Kardashian. Rivaluta il suo status di icona femminista (senza sminuirlo ma solo mettendolo nel giusto contesto) e lo fa in un modo piuttosto inaspettato e anti-eroico.

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Sasheer Zamata: The First Woman

D’altronde, nel monologo di Zamata molti segmenti (e le tecniche con cui vengono intessuti l’uno all’altro) sono inaspettati e già questo dice molto sulla qualità di un comico o una comica. The First Woman si apre nella maniera più canonica possibile. La comica americana frolla con garbo il suo pubblico, ammorbidendolo ai fianchi con un’introduzione all’acqua di rose in cui vanno per la maggiore i giochi di parole – di quelli divertenti però, da dopolavoro ferroviario con bocciofila in cui hanno accettato la cultura woke – e la più classica delle commedie d’osservazione. Dopo aver fatto accomodare il pubblico in sala e a casa, con lo stesso identico sorriso accogliente da barzelletta bella ma innocua, Zamata sguinzaglia senza preavviso un set sapido, urticante senza essere avvelenato ed estremamente ben costruito, tra rimandi interni, momenti di racconto più ariosi e interruzioni del flusso comico per raccogliere la tensione della sala e indirizzarla verso temi fondamentali. Così facendo, Zamata si rivela una di quelle rare persone comiche in grado di portare a spasso le aspettative del suo pubblico con un mix perfetto di carisma (performance) e arte retorica.

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Sasheer Zamata: The First Woman

Dopo aver messo a suo agio gli astanti con l’introduzione sdentata di cui sopra, Zamata (al suo secondo speciale comico) plana con naturalezza su discorsi genitali molto schietti e decisamente sensati. Osserva come la scelta delle palle, l’organo più sensibile fragile e rugoso del corpo maschile, in quanto simbolo di forza e virilità sia una sciocchezza degna dell’insicurezza insita nel patriarcato. Un buon simbolo del vero maschio dovrebbe essere qualcosa di caldo, sfaccettato, accogliente e resistente. Una vagina insomma. Altolà al sudore e agli uomini che hanno le palle quadrate, sì a Borotalco e agli uomini che hanno la vagina in diagonale. Proseguendo su questo soldo, la posta in gioco comica sale fino ad arrivare a una riuscitissima battuta (a scoppio ritardato e diretta verso se stessa) sull’incesto, necessaria anche a stemperare un discorso carico di potenza sociale e politica sulla oggettificazione e la sessualizzazione del corpo femminile nella cultura patriarcale.

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Sasheer Zamata: The First Woman

Alle donne viene tramandata la necessità di vergognarsi del proprio corpo e di doverlo reputare semplicemente come qualcosa che esiste per essere sottoposto allo sguardo altrui (specialmente quello maschile). Il culmine di questo lungo bit sulla liberazione sessuale femminile dalla vergogna che si prova per il proprio corpo e per la masturbazione arriva, in maniera molto catartica, con un momento improvvisato di interazione con il pubblico; con le spettatrici che urlano i vari oggetti di uso domestico che sono state costrette a utilizzare a scopi sessuali perché erano troppo imbarazzate per usare le proprie mani o, Geova e la vergine Maria ce ne scampino, un sex toy – “Un cetriolo!” “Ottima scelta l’insalata, molto salutare. Per caso è uscito che era sottaceto?”. Aver trovato una voce comica così brava nel modulare ogni aspetto della stand-up – la costruzione, la scrittura, la performance, l’improvvisazione, l’utilizzo dei tempi – e in grado di mettersi al servizio di un messaggio progressista e inclusivo senza perdere un briciolo di senso dell’umorismo, è un regalo di fine estate più prezioso di quanto non si possa immaginare.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.