È spuntata su Netflix Man vs Bee, agile serie in nove puntate (di lunghezza variabile fra i dieci e i 18 minuti) che fortunatamente non incita americani matti a mangiare vagonate di insetti piccantissimi per riappropriarsi della propria virilità, bensì racconta la semplice storia del fessacchiotto Trevor Bingley, un poverinoh con il superpotere di trasformare in un disastro di goffaggine tutto ciò che tocca. Dopo aver mandato a ramengo l’ennesimo lavoro, Trevor svolta il mese trovando impiego come house sitter di gente ricca che anche se va in vacanza ad Aruba ha comunque bisogno della servitù per tenere la casa in condizioni ottimali.

Rowan Atkinson
Rowan Atkinson

Dovrebbe essere una passeggiata di salute, pur se la lussuosa casa smart ha un manuale d’istruzioni lungo come il Signore degli anelli. Ma fra Trevor, e una meritata vacanza in campeggio con la figliola per festeggiare il nuovo lavoro, si frappone una capricciosa ape vetero-testamentaria in CGI che ingaggia una lotta impari con il peone. Impari per l’umano, però, che in tempo zero si ritrova a sfasciare tutto lo sfasciabile, venendo coinvolto in una tragicomica spirale di distruzione.

Anche senza aver letto il suo nome nel titolo, dalla sommaria descrizione di Man vs Bee si capisce abbastanza facilmente che l’unica persona di spettacolo con le stellette comiche necessarie a far quadrare un progetto del genere – dandogli ritmo, sostanza e dignità – è proprio lui: Pio di Pio & Amedeo. No, evidentemente no. È il Commendatore dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico Rowan Atkinson, per la seconda generazione di fila unico erede in circolazione (per mancanza di concorrenti qualificabili) del Monsieur Hulot di Jacques Tati. Tanto che Atkinson, in quei panni da Mr. Bean che lo hanno catapultato ben al di là di un successo limitato al Regno Unito, già vent’anni or sono (vedi sopra) si era esibito in una goffa lotta tra uomo e ape.

Rowan Atkinson
Rowan Atkinson

Ma stavolta la posta in palio è leggermente più alta. Se ben ricordate, non si faceva troppa fatica a ridere dei disastri in cui veniva coinvolto il borbottante Mr. Bean. Gli succedevano le peggio cose, combinava i peggio disastri, ma era anche (se non soprattutto) il prototipo di persona piccola piccola, totalmente egoista e autoriferita, senza alcuna contezza o interesse nei confronti del mondo che si svolge al di là del suo naso. C’era – e c’è tuttora: la pagina Facebook ufficiale di Mr. Bean ha un centinaio di milioni di iscritti – del piacere sadico nell’assistere ai capitomboli di quello strambo tizio che si preoccupa più per il proprio orsacchiotto Teddy che per la povera fidanzata Irma. Un sadismo in parte giustificabile dalla miseria umana (e molto british) rappresentata da Bean.

Trevor Bingley, invece, non è così stronzo. Non è nemmeno un bambino rinchiuso nel corpo di un adulto, se proprio vogliamo fornire questa scusa di comodo a Mr. Bean. Trevor è solo un uomo di mezza età goffo e insicuro, ma pieno di buona volontà e altrettanto ottime intenzioni. Nonostante i fallimenti e la giovinezza tuttavia fuggita ormai da qualche decennio, continua a sbattersi e a impegnarsi non tanto per se stesso, quanto per cercare di dimostrare qualcosa alla figlioletta. Eppure la vita, la natura e il caso si accaniscono su di lui, incarnandosi in un’ape malefica che con grande entusiasmo e professionalità distrugge i piccoli sogni di gloria dell’uomo.

Rowan Atkinson
Rowan Atkinson

Man vs Bee va dritto al punto, usando davvero pochi minuti per stendere le premesse e mettere Atkinson nella condizione di compiere la sua solita magia. Le invenzioni sono innumerevoli, stimolate da un ambiente domestico ultra-tecnologico che non era mai stato esplorato dal dottor Atkinson (laureato a Oxford in ingegneria elettronica, alla strafaccia nostra), e si susseguono a velocità invidiabile per essere state scritte e interpretate da un quasi settantenne che aveva giurato di voler abbandonare lo slapstick – «Oltre al fatto che le abilità fisiche cominciano a deteriorarsi, penso anche che un cinquantenne che si comporta in maniera così infantile sia un po’ triste. Bisogna fare attenzione a fare certe cose a questa età», diceva Atkinson nel 2012 a proposito dell’eventualità di tornare a interpretare Mr. Bean regolarmente. Però invece di godere delle disgrazie del protagonista, in Man vs Bee prevale una strana sensazione di cringe: si crea un’immediata empatia a pelle per un personaggio che verrà maltrattato per più di novanta minuti consecutivi. Se a ogni doloroso disastro di Mr. Bean corrispondeva una risatina se non malefica comunque soddisfatta, a ogni incidente subito (o causato) da Trevor scatta una sorta di dolore condiviso che crea un ulteriore strato di significato. Basta questo, e non è poco, a giustificare in pieno il ritorno di Atkinson a un genere che lo stesso comico inglese – sulla cresta dell’onda da inizio anni ‘80 grazie a quel gran capolavoro di Blackadder, fra le migliori sitcom di sempre a non aver ricevuto distribuzione in Italia – aveva contribuito prima a riportare in auge, e poi a esaurire.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

La serie tv

locandina Man vs Bee

Man vs Bee

Commedia - Gran Bretagna 2022 - durata 11’

Titolo originale: Man vs. Bee

Creato da: Rowan Atkinson

Con Rowan Atkinson, Claudie Blakley, India Fowler, Chizzy Akudolu, Tom Basden, Jing Lusi

in streaming: su Netflix