Fa talmente tanto parte dello stereotipo comico che ne abbiamo parlato di striscio più di una volta, quando abbiamo raccontato Louie Anderson e Lenny Bruce. Incastrati nel solco del giullare di corte – che non può essere una persona a posto, è l’unico vestito da scemo in mezzo a tanta gente che porta parrucche esose ed è coperta di cerone – immaginiamo che le persone divertenti di professione, i cantastorie, i ciarlatani, gli imbonitori, i musicisti, i buffoni, i mimi e chi più ne ha più ne metta, siano per forza di cose dei balordi dalla vita sconclusionata, che sono finiti a fare quel tipo di vita qui perché il loro papà e la loro mamma non sono stati abbastanza presenti nelle loro vite. È uno stereotipo/archetipo così radicato per un motivo abbastanza preciso. La prima legge della risata dice che la commedia è uguale alla tragedia + il tempo. Ed è un attimo convincersi, anche solo inconsciamente, che il mestiere del comico venga più comodo quando le tragedie sono di prima mano. Ci manca un ultimo tassello, un po’ estremo, e poi l’introduzione è finita: da balordo a pregiudicato e/o persona colta nell’atto di compiere crimini che fanno diventare la tragedia personale ancora più fertile, il passo (povero Lenny Bruce e povera Midge) può essere breve.

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Sofía Niño de Rivera

Entra in scena l’affermata comica messicana Sofía Niño de Rivera. Una che in patria ha pubblicato un paio di speciali su Netflix, ha partecipato come attrice alla prima produzione spagnola sempre per quanto riguarda Netflix – il Ted Lasso messicano Club de Cuervos, uscito nel 2015 e disponibile anche da noi – ed è la comica (apparentemente) meno balorda del mondo. Quasi sicuramente ha la fedina penale pulita e difficilmente la vedrete impegnata a farsi le iniezioni di marijuana. Anzi. È una professionista con i contro fiocchi che ha lavorato con ogni tipo di piattaforma. Dopo l’esperienza con Netflix si è fatta pagare anche da YouTube Premium – per la gioia di tutti e 16 gli abbonati – e ultimamente si è trasferita su PrimeVideo, su cui trovate il suo ultimo speciale (si chiamerebbe Sofia Niño De Rivera: Lo Volvería a Hacer ma per venire incontro alle nostre capacità mentali da noi è stato semplificato in Sofia Niño De Rivera: Stand Up Special). Ma soprattutto, sempre su Prime Video trovate Laughing on the Inside, che non vorrei dover chiamare reality show per non doverlo accomunare a Temptation Island o a quel pattume irresistibile con le Kardashian che si lanciano vicendevolmente addosso pezzi di zigomo attaccati male.

Laughing on the Inside è un esperimento a mio avviso clamoroso, che soffre solo in minima parte l’utilizzo della retorica spiccia che caratterizza quel tipo di televisione. Nato da un’idea e per iniziativa di Niño de Rivera, è un laboratorio comico di sei settimane che si è posto lo scopo di insegnare a tre diverse popolazioni di carcerati messicani (le donne, gli uomini e le persone lgbtq+ ospiti del penitenziario di Santa Martha) il mestiere dellə stand-up comedian. Ma non così a gratis, eh. Dopo sei settimane di studio matto e di lezioni frontali, alcuni di loro saliranno sul palco davanti a un pubblico vero, non prima di essersi esibiti come i Blues Brothers davanti ai loro compagni e compagni carcerati e carcerate giustamente e ingiustamente. Non solo è interessante stare a sentire gli accenni di lezione di una comica professionista, che mette in fila i pilastri fondamentali della tecnica e insegna ai carcerati come costruire una battuta o una routine e come trovare la propria voce di performer; non solo è interessante arrivare all’ultima mezz’ora dell’ultima puntata (sono 5 in tutto) per ammirare i set fulminei (due minuti a testa) della dozzina di studenti che sono stati scelti per esibirsi; ma è proprio soddisfacente, a volte commovente, constatare quasi in presa diretta il potere catartico della comicità. È una delle prime cose che Niño de Rivera insegna: “La commedia ti permette di essere ascoltato veramente. E ti fa sentire potente”.

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Laughing on the Inside

La dinamica più interessante della serie, però, riguarda gli studenti che fanno parte della popolazione maschile, che sono in prigione da decenni e da decenni si alimentano di sessismo e omofobia non avendo mai avuto la possibilità di confrontarsi con qualcuno di diverso da loro sui cambiamenti sociali in atto. La terza puntata di Laughing on the Inside si concentra sulle prime battute scritte e performate dal gruppo degli uomini e il risultato è una valle che si brucia con 35 gradi ventosi secchi e con gli agli aerei antincendio che hanno le ruote a terra. I maschietti, lasciati a se stessi e prima di subire una lezione dedicata su come addentare certi temi senza sembrare stronzi ignoranti, se ne escono con cose che farebbero singultire anche i più indulgenti fra i giustizieri da social network – la battuta migliore e più innocua che esce fuori è: “Avere una ragazza grossa ha il doppio dei vantaggi. D’inverno ti riscalda con la sua mole e d’estate ti rinfresca con la sua ombra”. La cosa affascinante e divertente – e chissà se del tutto vera, è pur sempre la televisione bellezza – è che alcuni di loro colgono lo spirito e non hanno problemi a modificare le loro prassi. È talmente facile far notare che persino un carcerato è meglio di quel tuo zio razzista che a Natale diletta la famiglia con le sue storie sui cinesi, che penso di concludere questo articolo senza nemmeno una punchline.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.