Un po’ come a tutti, anche agli americani piacciono le droghe, ma con quel brivido in più di non avere uno stato sociale che possa sostenere le persone più fragili. Agli americani piacciono anche le cosiddette intervention. Ho controllato e in italiano non c’è la possibilità di tradurre il concetto con una singola parola: avendo la possibilità di contattare i professionisti del sistema sanitario pubblico senza temere conti a sei cifre, non abbiamo bisogno di un singolo lemma per indicare “un gruppo di persone che si ritrova e cerca di convincere un caro amico a disintossicarsi”. Negli Stati Uniti, invece, di bisogno ce n’è talmente tanto che l’intervention, per dire, è uno dei leitmotiv di How I Met Your Mother, sitcom che è stata la più influente della sua generazione per una delle parentesi più brevi che si ricordino – lo zeitgeist attuale considera Barney Stinson troppo problematico per i suoi gusti.

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John Mulaney: Baby J (2023) locandina

Sapete chi ha due pollici, un microfono su un palco di Boston per il suo nuovo speciale Netflix Baby J, la faccia di uno che tossisce quando annusa una grappa e invece ha subito una intervention dai suoi amici perché era uso pipparsi quotidianamente le piste nere di Montecampione? Esatto, proprio John Mulaney. Che ha avuto un ultimo paio d’anni interessanti, passando da un profilo sul New Yorker alla branda (si fa per dire) del reparto di un ospedale della Pennsylvania specializzato in disintossicazione. In mezzo, idealmente, c’è l’intervention organizzata dai suoi dodici amici – “dovrò offrire per sempre la cena alle 12 persone che mi hanno salvato la vita. Ma ci sarebbero riusciti anche solo in quattro e so benissimo chi avrebbero dovuto tagliare” – che rappresenta anche la base di questo spettacolo. Non a caso, mentre veniva assemblato e rifinito durante un tour dal vivo in locali rigorosamente fumosi, questo spettacolo aveva come titolo provvisorio From Scratch, ovvero da zero, dalle fondamenta. Ma se la vita e la carriera di Mulaney ripartono daccapo, la sua comicità non perde colpi e si arricchisce di esperienze e aneddoti.

John Mulaney
John Mulaney: Baby J (2023) John Mulaney

Baby J inizia ex abrupto. Niente applausi, niente presentazione in grande stile, niente sigle o musichine. Come se Mulaney pensasse di non meritarsi le moine, nonostante il primo bit dello speciale racconti proprio di quanto lui abbia sempre avuto bisogno di avere attenzioni. Fin da piccolo, terzo di quattro figli di una famiglia cattolica, ma alla maniera dei farisei. E non pensa nemmeno di meritarsi il buonumore (si fa sempre per dire) visto che inizia lo spettacolo raccontando di quando, da bambini, si spera nella morte di uno dei nonni inutili per poter ricevere più attenzioni a scuola. È un modo – “scusate se ho cominciato in maniera così lugubre, ma non è che gli ultimi anni siano stati una crema. Sia per me, sia per voi” – per introdurre l’argomento principale, ovvero una conversazione ad ampio spettro su come Mulaney sia riuscito a disintossicarsi e a elaborare il suo sfaccettato rapporto con le droghe, non prima di aver dato un colpetto cantante di gomito a Bo Burnham, che adesso piace di più ai giovani perché (“al momento”) è meno problematico di lui.

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John Mulaney: Baby J

C’è molta, molta aneddotica in questo spettacolo. Perché quando hai vissuto un paio di anni del genere e ne sei uscito indenne, è fisiologico voler mettere in ordine, ricostruire e magari trovare catarsi tramite il racconto comico – ricordate l’equazione di Twain, tragedia + tempo = ironia: “è strano essere un ex tossico. Era strano anche essere un tossico, ma almeno mi drogavo. È strano essere un ex tossico perché quando sono da solo, sono in compagnia della persona che ha cercato di uccidermi”. C’è molta aneddotica anche perché, giustamente, di questi tempi è ingiusto sprecare e pare brutto non usare tutto il maiale per strigliarlo come piace a lui e lasciarlo scorrazzare nell’aia finché non sarà colto da una serena morte alla veneranda età di quando è più buono da mangiare. Insomma, in Baby J ci sono meno scenari immaginati rispetto agli speciali precedenti di Mulaney; che in questo monologo riempie i non detti all’interno della sua biografia con parentesi fantasiose – l’infermiera del centro di riabilitazione che immagina una sua conversazione con Al Pacino – o con i suoi pensieri, raccontando con dovizia di prosopopea, modulazioni e comicità fisica una fiaba che è la parabola umoristica del figliol drogato. Nello speciale/saggio breve di John Mulaney c’è molto David Foster Wallace. Non tanto nella forma, quanto nella sostanza con cui viene rivisitato, in maniera sincera e sagace, il rapporto con la tossicodipendenza – non una malattia, bensì un tentativo di fuga, di intrattenimento senza fine, di suicidio – e con cui vengono (ri)elaborate le emozioni e i pensieri. Penso sia uno dei complimenti migliori che si possano fare a un racconto.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

Lo speciale

locandina John Mulaney: Baby J

John Mulaney: Baby J

Stand-up Comedy - USA 2023 - durata 80’

Titolo originale: John Mulaney: Baby J

Regia: Alex Timbers

Con John Mulaney

in streaming: su Netflix