Confesso di avere almeno un bias emotivo su cui non riesco a intervenire razionalmente: se qualcuno cita Peter Gabriel e il suo album dell’86 So – la mia prima musicassetta da ascoltare in macchina – io ho un malfunzionamento cognitivo e perdo ogni capacità di ragionamento. Peggio dei cortocircuiti della gente che quando partono gli ABBA cerca di mantenere un contegno, perché ammettere che gli ABBA ti sollazzano è come confessare di aver votato Berlusconi.

Se qualcuno omaggia Gabriel, magari intitolando il suo speciale Sledgehammer, sono costretto a dargli tutta la mia attenzione. Dice: ma Sledgehammer – che vuol dire mazza o martello di quelli grandi che si usano per conficcare i pali delle palafitte, detto con la sicumera di uno che non ha mai conficcato pali delle palafitte – è solo il titolo, magari non c’entra niente. E invece no. Tom Segura sale sul palco sulle note della bella canzoncina e il mondo è già un posto migliore. 

Poi Segura, esattamente con la facciona furbetta di uno che ha appena finito un tour lungo diciotto mesi (che ha toccato più di 300 tappe) ed è arrivato a registrare il suo settimo speciale (il quinto su Netflix), ti incastra alla sedia costruendo un paio di battute dall’impianto comico perfetto che scherzano su (e con) temi devastanti come la violenza sulle donne e la pedofilia. E tu sei preso in un vortice di sensazioni e pensieri che vanno dal “che cattivo gusto, che gratuità. Dovrei indignarmi, perdiana! Non si scherza su certe cose”, al “ma è divertente. È una battuta divertente, dannazione. È fatta bene, ti toglie il tappeto da sotto i piedi, è costruita con ritmo ed economia di parole e tenta di metterti in difficoltà, di scatenarti qualcosa, forse anche di portare a una catarsi”. Ed è lì che hai la conferma: Tom Segura è una vecchia volpe del linguaggio comico. Uno dei casi più lampanti di comico che piace ai comici e che, infatti, è arrivato al grande pubblico per altre vie, quelle del podcast.

Segura e la moglie e collega Christina Pazsitzky hanno inaugurato il loro podcast Your Mom’s House nel 2010. Io non sapevo nemmeno che nel 2010 ci fossero i podcast, per dire. Il 6 marzo del 2013, il comico statunitense di origini peruviane è stato uno dei primi ospiti del The Joe Rogan Experience, volenti o nolenti il podcast di maggior successo di tutti i tempi. Oggi Segura, oltre a Your Mom’s House, conduce un’altra faccenda del genere che riscuote un certo seguito, 2 Bears, 1 Cave, insieme al suo gemello diverso Bert Kreischer – i due condividono la stessa passione per la comicità che cerca la risata anche tramite tematiche disgustose, volgari e tabù, ma per il resto sono quasi perfettamente agli antipodi: Segura è un adulto pacato, sornione e cinico senza essere bigotto o noioso; Kreischer è un adolescente chiassoso e scureggione, vizioso ed entusiasta. Mentre cavalcava da pioniere le praterie vergini del podcast, però, Segura faceva legna su legna esibendosi dal vivo nei locali – non solo fumosi, ma anche con gli ubriaconi che ti scagliano addosso la birra – e costruendosi un repertorio e una cassetta degli attrezzi talmente vasti da renderlo uno dei professionisti della comicità più solidi in circolazione. Senza però dimenticare che molto del suo pubblico viene dai podcast e piazzando, anche in Sledgehammer, più di un riferimento (che non inficia l’esperienza dei non adepti) ad alcuni dei momenti più celebri di Your Mom’s House – specie quelli che riguardano la madre di Segura, figura ricorrente nelle chiacchierate con la moglie.

Sledgehammer è effettivamente un omaggio a Gabriel, ma anche alla carriera di Segura. Che nonostante il comodo introito dei podcast, continua a battere come un martello della stand-up vecchia scuola, girando come una trottola per tutto il mondo ed esibendosi dal vivo con il ritmo di un ventenne che ha appena scoperto le endorfine, l’adrenalina e il terrore di essere da solo su un palco cercando di far ridere una manciata di persone a caso e, si presume, dignitosamente brille. Sledgehammer insegue quel livello di sfacciataggine che su piani diversi, uno incazzato e l’altro compiaciuto, sottende alla comicità di George Carlin e Louis C.K. Per chi ama il genere, il monologo di Segura è un gran spettacolo di pura tecnica comica.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.