A volte passa di mente pure a me che la scrivo, ma questa rubrica ha un titolo ben preciso, Funny People, che ha sempre voluto essere la dichiarazione d’intenti più semplice e tautologica possibile: parlare di gente divertente. Così, senza troppe menate. Ché di menate – stavolta per essere banali invece che semplici – mi sembra ce ne siano già abbastanza a destra, a manca, sopra sotto e tutto intorno. Gente divertente, che fa ridere. Gente che ci riesce perché si impegna molto, imbastendo grandi sovrastrutture o mettendo in campo una tecnica e un’arte spettacolare costruite in anni e anni di lavoro certosino e calibrato. E gente nata con quella faccia un po’ così o quella postura un po’ cosà, venuta al mondo con un’energia, un carisma e un’espressività che già di per sé basterebbero, e che associati a studio e passione creano macchine da risata. Questa settimana, in occasione dell’uscita su PrimeVideo di una bestia strana intitolata Amazing, parlerei di una delle persone che più mi ha fatto ridere negli ultimi vent’anni, l’italiano più divertente a nord di Nino Frassica, che con quegli occhi chiari all’ingiù simili a quelli di Steve Carell ci ricorda che una faccia giusta non si insegna, ma bisogna comunque imparare a usarla nel modo giusto. E Fabio De Luigi ha imparato piuttosto bene.

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Amazing

Amazing è una bestia strana perché non è né una serie, né un monologo comico, né un one man show, né un varietà, né uno spettacolo di improvvisazione e neanche (peccato, grosso peccato) un programma di soli sketch – genere in cui De Luigi, supportato da una banda di validi autori, sarebbe in grado di spaccare la storia della comicità italiana, io la butto lì. È tutte queste cose messe insieme e, almeno per i primi quaranta minuti, fa quasi gridare al miracolo per la ventata d’aria fresca che soffia e per la perfezione con cui questo format ibrido, liquido, malleabile e anche un po’ cialtrone calza a pennello con il portamento di De Luigi. Poi, fisiologicamente – lo speciale dura 70 minuti e passa: sono tanti, forse troppi –, la tensione e la qualità calano. Ma sullo scorrere dei titoli di coda, la sensazione in bocca rimane comunque buona. Rimane anche un grosso tarlo: perché De Luigi ha smesso di fare la tv? Grazie, graziella e grazie tante: perché il cinema ha bussato, perché i risultati sono stati ottimi e perché l’uomo di spettacolo romagnolo ha poi avuto la possibilità di fare quello che sognava, ovvero scrivere, creare e dirigere per il grande schermo. Eppure. Eppure gli anni che ha passato insieme alla famiglia allargata della Gialappa’s Band – andate a rivedervi più cose che potete, purtroppo Mediaset ha tolto praticamente tutto da YouTube ed è difficile appoggiarvele qua – sono stati, da un punto di vista comico, oro puro. Il più delle volte invecchiato con garbo e ancora assolutamente godibile, pur se legato alla cronaca e ai costumi di quasi vent’anni fa.

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Amazing

Tornando ad Amazing. Con la scusa di dovergli consegnare l’eponimo e inesistente premio alla carriera, De Luigi viene trasportato in un grande e lussuoso albergo romano in vista della serata di osanna, al termine della quale dovrà recitare il suo discorso di ringraziamento dal palco. Prima, però, ci deve arrivare su quel palco. E per farlo deve passare “attraverso” alcuni vecchi amici e colleghi che lo mettono in situazioni ridicole e stupide, alcune improvvisate (le migliori) altre sceneggiate e organizzate – e qui va un po’ meno bene, a parte per il numero musicale di Elio che si conclude con “E una curiosità: nel primo film è stato diretto da Marco Ferreri e nell’ultimo da Fabio De Luigi. Insomma, un percorso artistico completo!”. Si va da un’escape room al buio in cui De Luigi è guidato dalle voci della Gialappa’s e deve affrontare Adriano Pappalardo che esce da un armadio cantando da par suo a squarciagola la sua celebre canzone, che non è Let It Be; si passa per Virginia Raffaele che fa Marina Abramović mentre il premiato tenta di andare in bagno, ma che in precedenza presenta, nei panni di se stessa, il cineforum su De Luigi, le deluigiadi, con il primo cortometraggio chapliniano che l’attore, regista, sceneggiatore e imitatore ha realizzato a 10 anni insieme all’amico Baffina. C’è Elio nei panni di Luigi Prodigi acconciato con delle fedine notevoli – i basettoni che si uniscono e diventano baffi – che canta il percorso artistico di De Luigi.

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Amazing

C’è un breve sketch insieme a Cracco in cui De Luigi, nei panni di Iginio Massari, ci ricorda quanto cazzo è bravo a fare quelle cose lì anche quando il copione è veramente striminzito. Ci sono gli influencer, Gabriele Vagnato e le Goglino Sisters, che rappresentano una breve parentesi/paraculata per appellarsi anche ai giovani, ma fatta sempre nello spirito scanzonato, leggero e finto cazzone di De Luigi, che non si prende sul serio neanche quando si prende sul serio e dunque gli riesce tutto. Ci sono De Luigi e Abatantuono in sala trucco che parlano del nulla dopo avere inalato elio. Non Elio il cantante nobile, bensì elio il gas nobile. I due fanno le vocette, e basta questo a intrattenere. Se volete una definizione plastica di gente che sa stare su un palco, eccola a disposizione. Il tutto si conclude con un discorso di ringraziamento barra monologo comico. Ma c’è anche spazio per una coda in cui Olmo canta la sua celebre hit – non Let It Be – insieme a Marco Mengoni, che sostituisce degnamente Paola Cortellesi.

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Amazing

In questo strano spettacolo divertente in cui alle scenografie, alla facciata luccicante, ai dettagli spettacolari e ai nomi riconoscibili è stata data più cura che alla scrittura in sé, Fabio De Luigi dimostra ancora una volta di essere in grado di far ridere a partire dal nulla. I momenti più esilaranti sono quelli improvvisati, che sgorgano naturali. O quelli che ci ricordano quanto bravo era a creare personaggi demenziali a partire da una parrucca (l’ingegner Cane), un tic (Fabius il modello dall’alito pestilenziale), un’idea (Medioman il supereroe mediocre), un’imitazione (Calderoli e Lucarelli su tutti) o un singolo tormentone (da Bastilani che batte il ferro alla gente di un certo livello e la tauromachia di Guastardo). La migliore fra tutte le sue creazioni comiche, comunque, per me resta Baraldi, il pagliaccio con l’enfisema che singultava facce buffe con defibrillatore e non riusciva mai a fare veramente il suo mestiere. Il personaggio che incarna meglio lo spirito comico di De Luigi, clown (nell’accezione migliore e più artistica del termine) senza trucco, malinconico senza essere ridicolo, spensierato senza essere stupido, sensibile senza essere piagnone.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.