HAHAHAHA. Scusate, stavo pensando a una cosa. Mi immaginavo di essere una mosca nelle stanzette odorose di muschio, formaldeide e frustrazione di tutte quelle persone che negano una realtà che non capiscono e parlano di omosessuali malati, di transgender che inficiano il tessuto spaziotemporale con le loro velleità di essere semplicemente ciò che si sentono di essere, di gay e lesbiche che insieme agli ebrei hanno preso possesso dei palinsesti televisivi e non lasciano spazio ai poveri etero non circoncisi o – come suggerisce la maîtresse dello speciale di questa settimana – a tutte le persone terrorizzate e indignate dagli uomini che decidono di sottoporsi alla transizione appositamente per dominare negli sport femminili, notoriamente caratterizzati da ricchi premi, cotillon e imperitura gloria al pari di quelli maschili; mi immaginavo di essere una mosca in quelle stanzette umide, si diceva, per assistere al momento in cui i proprietari e le proprietarie di suddetti loculi decidono di rilassarsi su Netflix e incappano casualmente in questa nuovo speciale comico intitolato Hannah Gadsby’s Gender Agenda.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Lo vorrei fare per amore della scienza, per vedere se succede davvero quella cosa dei cartoni animati che quando un personaggio si arrabbia forte gli escono sparati dalle orecchie i fumi di vapore. Non perché faccia il tifo per qualcuno in particolare – anche se è sempre dura stare dalla parte dell’ignoranza – ma perché la rabbia è un sentimento prezioso e nobile, che andrebbe centellinato per le faccende importanti; mica per rompere le palle alla gente che si fa letteralmente le gonadi sue.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Dall’Alexander Palace di Londra, la Hannah Gadsby di Nanette e Something Special – dotata di incredibile garbo e continenza: dovrebbe valutare di ripetere l’esperienza perché è davvero brava a introdurre e traghettare contrappuntando e senza mai rovinare il flusso delle esibizioni – presenta una variegata carrellata di nuovi voci comiche che rappresentano (quasi) ogni genere solitamente negletto, ma anche diverse nazionalità, toni performativi e grado di esperienza sul palco. Questo spettacolo esiste (lo ammette la stessa Gadsby) per permettere a Netflix di lavarsi la coscienza dopo che gli ultimi speciali di Dave Chappelle – che non viene mai nominato direttamente, ma solo colpito da frecciatine: peccato, sarebbe stato più onesto fare nomi e cognomi – avevano causato sdegno e incazzatura in larga parte della comunità LGBTQ+. “L’ultima volta che Netflix ha riunito così tante persone trans è stato per una protesta, quindi facciamo progressi. Che è esattamente il motivo per cui siamo qui” dice Gadsby. Dice anche che l’Amazzonia non si salva piantando un singolo alberello, e ha ragione. Io aggiungo che, secondo me, l’Amazzonia non brucia per colpa delle battute di un bravo comico, nemmeno se ci aggiungi i fraintendimenti delle persone che lo apprezzano con troppo fanatismo. Ma io sono un mollaccione privilegiato – senza ironia, è una definizione accurata – ed è evidente che non rappresento il profilo ideale di una persona che promuove una rivoluzione.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Lo spettacolo è davvero variegato e ricco come promesso. Si alternano sette fra comici e comiche che rappresentano praticamente tutte le lettere della comunità e anche qualche intersezione riassunta nel + finale. Inizia Jes Tom, che in quattro anni di cura con il testosterone è passato dall’essere una donna lesbica al raggiungere la sua vera identità di uomo transgender con i baffetti da bullo del liceo a cui piacciono i maschi. A detta di tutto il vasto spettro dei generi: brutta mossa. Quella di farsi piacere i maschi, s’intende. Ma al cuore e agli ormoni non si comanda. Tom fa ritorno al caro vecchio tormentone di uomini contro donne. Ma lo sviscera dal punto di vista di una persona che ha vissuto entrambe le esperienze dal di dentro e dunque può parlare con grande cognizione di causa delle differenze fra i due generi classici. Nel sexting, per esempio. Che per le donne è un’arte: le loro chat hanno tre atti, come i drammi teatrali e le sceneggiature scritte bene, sfruttano le unità aristoteliche e hanno un arco narrativo ben delineato. Il sexting con gli uomini è come le flashcard che vengono usate per insegnare parole nuove ai bambini. Una fotografia di una mela con sotto scritto “mela”. Solo che al posto della mela c’è un cazzo.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Chloe Petts, invece, si presenta come “incredibilmente gay”. Spiega se stessa per tutti gli etero in ascolto: è una lesbica mascolina. Il che significa, fondamentalmente, che tende a essere coinvolta in situazioni imbarazzanti in cui viene chiamata “Sir”, riuscendo ad accedere alle meraviglie del privilegio maschile. È vegetariana, ma ogni tre mesi assaggia un pezzetto di carne per vedere se è più buona della lotta al cambiamento climatico. I vegani fondamentalisti la attaccano per questa scelta, ma lei risponde che da adolescente ha assaggiato un pene ogni tre mesi e questo non la rende meno lesbica. Il momento in cui si sente più a suo agio è quando partecipa a matrimoni etero. Trova sempre qualche maschio noioso e blando di nome Josh che vuole parlare con lei e presentarle la fidanzata, tendenzialmente la donna più bella e in gamba sulla faccia della Terra che sta con lui perché è gentile e si ricorda il compleanno di sua mamma. “Anche una lesbica si ricorderebbe il compleanno di tua mamma, e in più ti farebbe venire. Passa dalla nostra parte!”.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Poi c’è Asha Ward, che fuma troppa erba e teme che il suo vizio la stia rendendo un po’ scema – ha cominciato a rifletterci quando un’amica le stava confessando il proprio dismorfismo corporeo e lei ha risposto “Bello, potresti rapinare una banca” pensando che stesse parlando di abilità da mutaforma. È la comica fattona del gruppo, che rallenta abilmente il ritmo della serata per dare un piglio diverso al tono delle esibizioni.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

DeAnne Smith, invece, crede che sia assurdo che i russi siano così omofobi, visto che si tratta del popolo che ha inventato il concetto di una donna che sta dentro a una donna che sta dentro a un’altra donna che sta dentro a un’altra donna. Soffre d’ansia e vuole smettere di usare la formula “Soffrire d’ansia”. Vuole cominciare a dire che la sua mente brulica di pericoli immaginari. La sua identità di genere è “ragazzino strano”. E l’esilarante intemerata sui capezzoli in cui si esibisce conferma la sua scelta identitaria.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Mx. Dahlia Belle ci tiene a esordire con un disclaimer per proteggere la sensibilità delle donne non transgender. Le quali pretendono di non essere chiamate cisgender, visto che è un termine ritenuto diffamatorio da tutte quelle persone che non hanno la minima idea di quale sia la differenza tra un aggettivo e un insulto. “Quando una gang di froci transessuali negri, non provocata, scaglierà mattoni contro qualcuno gridando “cisgender!”, solo allora questa parola diventerà un insulto”. Probabilmente è la migliore del lotto, quella con il set più significativo, stratificato e calibrato. Si è anche presa la briga, da statunitense, di fare una conversione da pollici a centimetri per fare una battuta su un cazzo.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Krishna Istha è praticamente un esordiente. Un esordiente indiano-statunitense-australiano residente nel Regno Unito maschio trans artista non binario bisessuale poliamoroso e dislessico. Ma non importa se il suo intervento andrà male: il kink (la pratica sessuale non convenzionale) che lo eccita di più è quella di essere umiliato, quindi non ci sono problemi. E poi uno degli effetti collaterali dell’assunzione di testosterone è il bisogno improvviso di salire su un palco per fare stand-up; d’altronde, ci vuole tutta l’insensata sicurezza in se stessi che deriva dall’essere maschi per avere il coraggio di fare il comico.

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Hannah Gadsby's Gender Agenda

Finisce in bellezza la transgender Alok che, come pronomi, usa hi hi e ha ha. È lei a dare una chiusa clamorosamente sul pezzo allo speciale, introducendoci al paradosso dello spettatore transfobico: se egli o ella ride alle sue battute, sta sostenendo la causa trans e se la suca tutta intera e senza zucchero; se non ride, però, sta comunque validando la performer perché, nel pantheon del transfobico, le donne non fanno ridere, a conferma che Alok è una vera donna. Tutto torna.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.