Jack Whitehall, adolescente classe 1988, lo conoscete se avete un qualche strano feticcio per le serie inglesi tra la commedia e il dramma che hanno per protagonisti dei trentenni conciati da universitari ventenni e avete amato alla follia Fresh Meat; lo conoscete se avete un qualche strano feticcio per la filmografia completa di Julia Roberts e avete visto anche l’irrilevante Mother’s Day; o lo conoscete se avete qualche strano feticcio per la tv generalista britannica e l’avete visto apparire ospite di uno degli innumerevoli quiz buffi condotti da Jimmy Carr. Non sto dicendo che conoscete Jack Whitehall solo se avete anche degli strani feticci – in realtà è stato anche protagonista di Clifford - Il grande cane rosso e spalla di Dwayne Johnson ed Emily Blunt in Jungle Cruise – ma probabilmente, almeno per una volta, quello di avere strani feticci non è un discrimine che ci esclude a priori, ecco.

Jack Whitehall
Robots (2023) Jack Whitehall

Whitehall non ha mai nascosto di essere figlio di un privilegio molto bianco e altrettanto inglese, pur senza sangue blu coinvolto: è figlio d’arte da parte di mamma e di gente che lo ha potuto raccomandare da parte di papà, rispettivamente attrice e produttore televisivo. È nato nel West End londinese, discende da gente che duecento anni fa sedava nel sangue le rivolte per la democrazia, ha avuto come padrino di battesimo Richard Griffiths (per tutti voi bifolchi che odiate Shakespeare: zio Vernon di Harry Potter), ha frequentato una scuola media a Oxford che si chiama DRAGON SCHOOL e poi è andato a delle scuole superiori che hanno “College” nel nome da tanto sono esclusive, dove ha studiato insieme a Robert Pattinson. La crème de la crème posh, giusto per abusare del corsivo ma soprattutto per metterla giù con un linguaggio raffinato e facondo simile a quello di Whitehall. Il cui più grande pregio come comico – oltre al talento – è quello di non aver mai provato a essere qualcosa di diverso da se stesso.

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Jack Whitehall: Settle Down

Nel suo ultimo speciale Settle Down, da poco pubblicato su Netflix, Whitehall si conferma essere il guitto millennial per eccellenza, il nepo baby orgoglioso ma non spocchioso, trasparente nel suo egocentrismo impertinente ma anche consapevole di se stesso, che sale sul palco per intrattenere tutta la gente possibile e per farsi amare il più rumorosamente possibile. È quel tipo di comico, peraltro, che riempie i palazzetti riuscendo a essere se stesso pur portando un repertorio molto classico e lineare. Può ricoprirle di attualità quanto vuole, di applicazioni topiche – nel senso di app sul telefono che vanno per la maggiore oggidì, non di pomate da spalmare sulla parte lesa – di emoji e chat di gruppo, e anche di ottima tecnica da stand-up, ma le sue sono pur sempre battute sugli uomini e le donne che non sono uguali, su quanto sarebbe bello sapere in anticipo quali saranno i tre giorni al mese di sindrome pre-mestruale, sul papà boomer della Londra bene che sa usare l’icona della melanzana in una chat di whatsapp.

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Jack Whitehall: Settle Down

Per fare un altro esempio, quasi clamoroso, c’è un lungo bit sulle ultime esperienze selvagge che lui e la compagna possono fare prima di diventare genitori e dimenticarsi, per almeno 18 anni, qualsiasi cosa riguardante lo spazio personale e l’ego. Decidono di andare a fare un safari in Africa e – nonostante la scelta categoricamente snob di prenotare in primissima classe per abbassare le probabilità di incidenti con i leoni – si trovano a dover condividere la jeep con una famiglia di quattro persone provenienti dalla Florida. Questo, fondamentalmente, è un bit sugli americani ciccioni. Ben costruito con battute mediamente divertenti e mediamente originali e in cui la prima punchline è preceduta da una breve premessa per mettere le mani avanti sull’essere un alleato della body positivity; ma è un bit sui ciccioni della Florida che occupano spazio in macchina. È come se il 1980 non fosse mai passato. Eppure funziona. Un po’ perché non c’è niente di male nel 1980, anzi, e buttare il bambino con l’acqua sporca non è mai una grande idea; un po’ perché Whitehall ha un eccezionale talento da performer, e riesce a farlo risuonare con il suo stile sgargiante di costruzione delle battute per raddoppiarne l’effetto: il medesimo umorismo, finanche con le stesse identiche parole, in bocca a un altro comico rischierebbe di schiantarsi nell’indifferenza; e un po’ perché, se vuoi piacere a più persone possibile, meglio graffiare sullo stile che sui contenuti. E ci vuole bravura anche in quello.

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Jack Whitehall: Settle Down

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.