Quando la giornalista di una rivista per famiglie le chiese quale fosse il suo hobby preferito, lei rispose: “non ne ho idea. Dite quel che vi pare. Dite che mi piace dar pizzicotti ai bambini e torcergli le gambine. E ubriacarmi.” Due cose erano false, una no: scegliete voi quale. È difficile rendere l’idea del carattere di una come Mabel Normand: non stiamo parlando di una elegante signora, nonostante fosse ai tempi una assoluta stella del cinema muto. La sua non fu una vita “da signora”: di lei Hal Roach disse “non c’è nessuna sboccata come lei”. 
Ma questo non deve neppure far credere che fossimo davanti a una popolana, per quanto le sue origini abbastanza oscure non fossero certo altolocate. Mabel Normand - che girò 167 corti e 23 lungometraggi e che negli anni d’oro del cinema muto non fu seconda a nessuna - era semplicemente un tipo che sfugge alle definizioni, così come sfuggiva ai cliché. Nonostante fosse molto carina (come tante anche lei arrivò al cinema passando dall’anticamera del lavoro come modella e dei concorsi di bellezza), non si fece mai rinchiudere nello stereotipo e volle subito cimentarsi con ruoli comici. Aveva tutte le carte per riuscirvi: era sportiva, sapeva “nuotare, correre, saltare e soprattutto cadere” (come disse di lei Adolph Zucker). E per entrare nel mondo della comicità slapstick fisica e frenetica di quegli anni, sapere usare il corpo a dovere era fondamentale. 

Ma Mabel sapeva usare anche la testa: non ci si riferirebbe a lei altrimenti come una delle prima donne registe in assoluto. Fu la compagnia preferita di Charles Chaplin per diversi anni quando Chaplin lavorava alla Keystone Studios (dove lei lo caldeggiò, contro il parere di molti), fondata da Marck Sennet, con cui Mabel ebbe una lunga relazione. E fu proprio in un film scritto e diretto da lei - La strana avventura di Mabel (1914) - che Chaplin indossò per la prima volta i panni del vagabondo Charlot. 

Del resto non sono pochi i primati che le si attribuiscono.  Oltre a essere stata la prima attrice a dirigere se stessa, la prima ad avere uno studio tutto suo - la Mabel Normand Feature Film Company - la prima a farsi tirare una torta in faccia, la prima a rompere la quarta parete, rivolgendosi con lo sguardo direttamente in camera, al pubblico, creando un’intimità immediata con lo spettatore. Chissà se Phoebe Waller-Bridge si è mai riferita a lei. 

Dopo Chaplin vennero molti altri compagni di avventura: Roscoe Arbuckle tra tutti. E come fu per lui, anche lei pagò duramente il prezzo di scandali che la videro coinvolta anche se mai riconosciuta colpevole. Prima l’omicidio - rimasto irrisolto - di un suo amante, il direttore della Paramount Pictures William Desmond Taylor. Fu lei, il 1° febbraio del 1922, l’ultima a vederlo vivo: mezz’ora dopo che aveva lasciato il bungalow dove si erano incontrati, Taylor sarebbe stato trovato morto, ucciso da un colpo sparatogli a bruciapelo. Due anni dopo, come non bastasse, il suo autista sparò a un ricco petroliere. E di lei si cominciò a dire che fosse dipendente dalla cocaina, un fatto dubbio e mai provato (mentre era evidente e dichiarata la sua dedizione all’alcol)

A tutto questo era molto difficile sopravvivere. I suoi film vennero ritirati, la sua popolarità uccisa dal yellow journalism, la stampa scandalistica.

Mabel Normand, ormai in declino, si ammalò di tubercolosi, morendone nel 1930, a soli 37 anni. 

 

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