Ci sono due tipi di autori nel cinema contemporaneo. Quelli che dopo aver trovato la formula che funziona, e che piace al pubblico e alla critica, la ripropongono identica di film in film, e vengono lodati ogni volta per la loro presunta coerenza e - aggiungo io - per la loro capacità di dare al pubblico esattamente quello che si aspetta, e ci sono quelli che invece sperimentano di continuo, e non si accontentano, e cercano, e spiazzano, e spesso deludono il pubblico perché non lo lisciano, non lo blandiscono, ma provano ogni volta a portarlo altrove. David Cronenberg è uno di questi.

Cronenberg, carne e verbo

A 79 anni è forse il più grande degli sperimentatori del cinema contemporaneo. In tutti i suoi film, impedisce allo spettatore l’empatia emotiva. Non ci si identifica con i personaggi di Cronenberg. I suoi lavori sono apparentemente freddi, glaciali, distanti. Ma offrono altri tipi di stimoli, offrono altre visioni. Molti, certo, rimpiangono i suoi esordi, quando - da Brood a Videodrome - era il profeta della nuova carne e l’abrasivo narratore delle estetiche del contagio. Ora - da quando è iniziato il nuovo millennio - sembra più interessato al Verbo che alla Carne. Ma è proprio così?

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Una scena di Videodrome (1983)


A pensarci bene, è da un po’ che la parola preme e spinge e si fa largo fra gli interstizi della nuova Carne indagata e messa in scena da Cronenberg nei suoi film: dalle parole incise con i tasti della macchina da scrivere in Il pasto nudo al fluire di parole pronunciate dal miliardario Eric Packer a bordo della sua limousine in Cosmopolis via via fino alla centralità della parola in un film quasi sempre frainteso e incompreso come A Dangerous Method.

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Immagine tratta da Il pasto nudo (1992)


Che è - prima di tutto - un saggio critico sulla psicoanalisi come vera e propria epidemia novecentesca («Secondo lei lo sanno che stiamo portando la peste?» chiede Freud a Jung mentre arrivano a New York, quasi a suggerire la natura della psicanalisi come infezione epidemica del secolo). Ma se la psicoanalisi è una peste, le parole sono i suoi germi e i suoi virus. Perché la psicoanalisi - nella visione di Cronenberg - è prima di tutto una pratica discorsiva. Una forma del linguaggio. Un’arte della conversazione (quando Freud e Jung si incontrano la prima volta, parlano ininterrottamente per 13 ore...).

Cronenberg, cineasta mentale

Chi ha liquidato il film come “verboso”, forse non ha ragionato abbastanza sulla spregiudicatezza di questa scelta: la psicoanalisi è una “disciplina” che cerca di trasferire il corpo (la libido, l’eros, il desiderio) nel linguaggio. Per questo A Dangerous Method è un film fatto quasi solo di parole. Parole vergate con l’inchiostro su fogli bianchi porosi come nei bellissimi titoli di testa, parole scritte di getto nei fittissimi epistolari che i tre protagonisti (Freud, Jung e Sabina Spielrein, prima paziente e poi amante di Jung) si spediscono ininterrottamente, parole intessute l’una nell’altra nel setting analitico. Parole. Nient’altro che parole. Logos.

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Scena di A Dangerous Method (2011)


Cronenberg - che piaccia o no ai detrattori di questo film così rarefatto e così necessario - è sempre stato un cineasta “mentale”: freddo, raziocinante, glaciale. Il suo sguardo ha sempre indagato il linguaggio. E qui l’indagine va al limite estremo di tensione: cerca di rendere visibile lo strazio del corpo che tenta di trasformarsi in linguaggio. Basta guardare anche solo le scene iniziali in cui Keira Knightley nei panni isterici di Sabina urla, scalcia, sbraita, si tende, si dimena, si gonfia, si infanga e vomita le parole a fatica, recalcitrando quasi, di fronte al tentativo di dire quel che il corpo sente.

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Keira Knightley in una scena di A Dangerous Method


Anche qui qualcuno, sprezzantemente, ha sentenziato: overacting. Sarà. A me pare piuttosto la messa in scena dello spasimo necessario affinché la Carne si faccia Verbo. Perché verbo e carne coincidano. Anche se poi il film ci dice che non coincidono mai. Che continuamente si eccedono, tracimano, debordano. Cronenberg ce lo dice da sempre. E tutto il suo cinema può essere visto anche come una perenne interrogazione su questa irrimediabile eccedenza.

Fama, ricchezza, crisi in Cronenberg

Anche in Cosmopolis, tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, continua a lavorare sul virus della parola in un film che a volte sembra parlato fin alla nausea, e a tratti si rivela invece attonito e silente nel suo aiutarci a far fronte alla peste delle immagini. Il protagonista è un giovanissimo e brillante broker dell’alta finanza, tanto ricco da potersene andare in giro in limousine con tanto di autista privato e di guardia del corpo.

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Robert Pattinson in una scena di Cosmopolis (2012)


Le strade di Manhattan sono invase da manifestanti che protestano per la crisi economica, ma il Nostro ha un’unica preoccupazione: raggiungere il suo barbiere di fiducia, che sta dall’altra parte della città, per farsi dare una sforbiciata ai capelli. La storia, se di storia si può parlare, è tutta qui. Ma dentro l’abitacolo della limousine bianca, che sembra di volta in volta un utero umidiccio o una capsula spaziale piena di monitor luminescenti, Cronenberg scrive una delle più lucide diagnosi sulla crisi del capitalismo finanziario globale che mai si siano viste su uno schermo.

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Julianne Moore in una scena di Maps to the Stars (2014)


Un po’ come in Maps to the Stars, dove, invece, celebra l’orazione funebre di Hollywood: popolato da personaggi ricchissimi, di quelli che fanno soldi anche quando si siedono sul WC (e non è un caso che Cronenberg ci mostri senza imbarazzo la defecazione di una star come Julianne Moore), lo scenario di quella che un tempo era la mecca del cinema si rivela come il teatrino di narcisismi e solipsismi esasperati. Tutti hanno un io talmente dilatato da confonderlo con il mondo. Non esiste nemmeno più, il mondo. Esistono solo loro. Loro e i loro bisogni, le loro voglie, i loro capricci, la loro carriera, i loro soldi. Vorrebbero essere dèi, ma sono soltanto divi. Decadenti e appestati. Maps to the Stars è il loro necrologio. È la presa d’atto di un’agonia. Può non piacere, un cinema così. Può disturbare. Ma ha il coraggio di dire ciò che gli altri non dicono, e di affacciarsi sull’orlo dell’abisso per farci posare lo sguardo dove a volte, forse, preferiremmo non dover guardare.

A proposito di film che dividono
In occasione dell’uscita in sala di Crimes of The Future di David Cronenberg, Men di Alex Garland e Rimini di Ulrich Seidl, la sezione Cinerama del settimanale Film Tv 34/2022 ospita per ognuno di questi film uno speciale si/no.

Trailer italiano di Crimes of The Future

Autore

Gianni Canova

Archeologo del visuale e entomologo dell'immaginario, di giorno insegna cinema all'Università (la IULM di Milano), di notte si traveste da Cinemaniaco cercando di contagiare chi lo vede con le sue insane passioni. In passato ha fatto anche il critico cinematografico, colpa che non ha ancora smesso di espiare. Politicamente totoista, adora i film di Douglas Sirk, di Valerio Zurlini e di Antonio Pietrangeli. La sua attrice preferita è Eleonora Rossi Drago. Ha una sincera e gaudente pietà per chi non riesce a godere di un film di Sorrentino.

FILM CITATI

locandina Brood - La covata malefica

Brood - La covata malefica

Horror - USA 1979 - durata 92’

Titolo originale: The Brood

Regia: David Cronenberg

Con Oliver Reed, Samantha Eggar, Art Hindle, Cindy Hinds, Henry Beckman, Nuala Fitzgerald

in streaming: su Prime Video

locandina Videodrome

Videodrome

Horror - USA 1983 - durata 90’

Titolo originale: Videodrome

Regia: David Cronenberg

Con James Woods, Deborah Harry, Sonja Smits, Lee Carlson

in streaming: su Prime Video

locandina Il pasto nudo

Il pasto nudo

Drammatico - Usa/Canada/Giappone 1992 - durata 111’

Titolo originale: Naked Lunch

Regia: David Cronenberg

Con E. J. Scorsiani, Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands

in streaming: su Prime Video Tim Vision Chili

locandina A Dangerous Method

A Dangerous Method

Drammatico - Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Germania, Canada 2011 - durata 99’

Titolo originale: A Dangerous Method

Regia: David Cronenberg

Con Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, Katharina Palm

Al cinema: Uscita in Italia il 30/09/2011

in streaming: su Prime Video Tim Vision

locandina Cosmopolis

Cosmopolis

Drammatico - Francia, Canada, Portogallo, Italia 2012 - durata 105’

Titolo originale: Cosmopolis

Regia: David Cronenberg

Con Robert Pattinson, Jay Baruchel, Kevin Durand, Paul Giamatti, Juliette Binoche, Samantha Morton

Al cinema: Uscita in Italia il 25/05/2012

in streaming: su RaiPlay Prime Video Tim Vision

locandina Maps to the Stars

Maps to the Stars

Drammatico - Canada, USA 2014 - durata 111’

Titolo originale: Maps to the Stars

Regia: David Cronenberg

Con Julianne Moore, Robert Pattinson, John Cusack, Mia Wasikowska, Olivia Williams, Evan Bird

Al cinema: Uscita in Italia il 21/05/2014

in streaming: su Tim Vision Chili Google Play