Arriva nelle sale Assassinio sul Nilo con la regia di Kenneth Branagh, anche nella parte dell’investigatore Hercule Poirot: un’ottima occasione per andare alla radice del personaggio e per ripercorrere gli interpreti che lo hanno rappresentato al cinema e in tv
di Emanuela Martini, 5/02/2022, 18.00
Hercule Poirot era un rifugiato belga approdato sulle coste inglesi con gli altri connazionali che, nel 1914, all’inizio della Prima guerra mondiale, fuggivano dall’esercito tedesco che aveva invaso il Belgio per attaccare la Francia da est. L’invasione fu violenta e contribuì a determinare l’entrata in guerra della Gran Bretagna. Sulle coste inglesi sbarcarono circa 250 mila belgi; alla fine del conflitto, molti tornarono a casa. Ma qualcuno restò: per esempio, un ometto con la testa a forma di uovo, gli occhi verdi da gatto, i capelli impomatati e i baffi a manubrio, ex funzionario di polizia tramutatosi in investigatore privato.
L’aveva inventato una giovane signora che nel 1914, quando il marito ufficiale di aviazione era partito per il fronte, aveva cominciato a lavorare come infermiera volontaria e nel dispensario dell’ospedale di Torquay, sulle coste del Devon. La giovane signora (che nel dispensario acquisì un’accurata conoscenza dei veleni) si chiamava Agatha Christie e, sfidata da sua sorella, nel 1916 cominciò a scrivere un romanzo poliziesco, ispirandosi a Sherlock Holmes per i metodi d’indagine e la struttura narrativa e ai belgi che incontrava a Torquay per il suo protagonista.
Poirot a Styles Court - Edizione Compagnia del giallo
Poirot a Styles Court, rifiutato dai primi editori ai quali fu inviato, fu finalmente accettato nel 1920, con un contratto capestro dal quale l’autrice si affrancò solo nel 1926 quando, dopo un secondo romanzo e una raccolta di racconti, pubblicò L’assassinio di Roger Ackroyd, che la rese celebre, insieme al suo detective. Sempre in vetta nelle classifiche dei migliori polizieschi della storia, L’assassinio di Roger Ackroyd è la quintessenza della Christie: è cioè un formidabile inganno.
Perché Agatha Christie spesso bara: il colpevole è uno degli investigatori (come in uno dei suoi polizieschi “di formazione“, Il mistero della camera gialla di Gaston Leroux, un altro capolavoro della detective story), il colpevole è il narratore, il colpevole muore troppo presto, l’innocente è colpevole, i colpevoli sono tanti, e via ingannando. Più di una violazione delle regole del giallo dettate da S.S. Van Dine nel 1928. E tuttavia alcune costruzioni della “regina del giallo“ sono irresistibili, forse anche perché sono “umane“ e tradiscono la scienza della detection per inseguire il sentimento.
Proprio con Poirot l’autrice trova il suo complice più efficace: al di là dell’apparenza affettata, il belga non è solo un eccezionale ammasso di «celluline grigie», ma è anche un gentiluomo cortese e ragionevolmente socievole, che apprezza le donne e non disprezza gli uomini (a differenza del modello Holmes) e - oltre a studiare la scena del delitto, scrutare, misurare - sa leggere nei caratteri e nelle loro storie, sa chiacchierare, facendo abbassare la guardia agli interlocutori con il suo inglese (a bella posta) esitante e insegue sempre, con la verità, anche la giustizia. Il fatto che faccia sorridere mettendo in ordine i soprammobili nelle case altrui, spazzolandosi immaginari granelli di polvere dalla giacca, usando retina per capelli e tirabaffi - insomma che sia (come ha detto Kenneth Branagh) un ossessivo-compulsivo - non toglie nulla alla sua umanità.
Certo, anche a lui fanno comodo un amico-narratore stile Watson (il capitano Hastings, che esordisce con lui, al secondo romanzo si sposa ed emigra in Argentina, ma più tardi ritorna), un ispettore di Scotland Yard con il quale confrontarsi (James Japp), un’invadente detective scrittrice di gialli (Ariadne Oliver, parodia della Christie); ma non sono indispensabili per avvicinarlo al lettore.
Protagonista, tra il 1920 e il 1975, di 33 romanzi e più di 50 racconti, esordiente più che maturo (ha sessant’anni a Styles Court), Poirot arriva presto in teatro (Charles Laughton nell’adattamento di Roger Ackroyd), fa una fugace apparizione nel cinema all’inizio degli anni ‘30, interpretato da Austin Trevor, ma, a differenza di Miss Marple (che diventa protagonista cinematografica negli anni 60), bisogna aspettare il successo, nel 1974, di Assassinio sull’Orient Express di Lumet e l’insinuante, maniacale interpretazione di Albert Finney perché al piccolo belga vengano riservati spazi analoghi a quelli che aveva avuto Sherlock Holmes fin dagli anni ‘30.
Forse perché, come disse nel 1978 il produttore di Assassinio sul Nilo, quando non poté avere Finney, «quella di Poirot è una parte da caratterista». Aggiungendo: «E Peter Ustinov è il top dei caratteristi». E così Ustinov tentenna e borbotta, senza paura della macchietta, grassoccio e solo all’apparenza svagato, in sei film, fino al 1988. In Agatha Christie: 13 a tavola, nella parte dell’ispettore Japp appare un attore teatrale e televisivo britannico: David Suchet che, nel 1989, è il protagonista della serie Poirot, 70 puntate che, fino al 2013, coprono l’intera carriera dell’investigatore. L’ultima è Sipario, dal romanzo in cui l’autrice fa morire Poirot, di attacco cardiaco, pubblicato nel 1975.
Il 6 agosto dello stesso anno uscì quello che è forse l’unico necrologio dedicato dal “New York Times” a un personaggio di finzione: Hercule Poirot Is Dead; Famed Belgian Detective. Agatha Christie aveva allora 84 anni. Hercule Poirot un’età sconosciuta, che però si aggirava intorno ai 115.
Il necrologio del New York Times, pubblicato il 6 agosto del 1975 IL TRAILER DI ASSASSINIO SUL NILO (2022)
Autore
Emanuela Martini
Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai).
Dal dramma del 1953, un capolavoro del processuale dominato dal dilagante Charles Laughton e dall’ambigua Marlene Dietrich. Tyrone Power è l’imputato che si proclama innocente, Elsa Lanchester l’infermiera del burbero avvocato. Irresistibili i duetti Laughton-Lanchester e il gioco di maschere e inganni.
L’adattamento più bello del romanzo più famoso, con il Poirot pignolo e felino di Albert Finney (stessi occhi verdi lampeggianti) e un cast all star. Notevole ricostruzione d’epoca e uso puntuale dei flashback. Lumet impone ritmo alla claustrofobia e condivide la giustizia morale dell’imprevisto finale.
Dieci sconosciuti invitati da un misterioso ospite su un’isola cominciano a morire uno a uno... Sospetti intrecciati, suspense ironica, occhi che spiano, un piccolo soriano a far da guida. Clair si diverte in giallo (rosa), con mano leggera e humour nero. Il migliore dei molti film tratti dal romanzo.
Il primo dei quattro film su Miss Marple interpretati dalla ruminante, energica Margaret Rutherford che, a settant’anni, divenne celebre. Forse il migliore è Assassinio al galoppatoio. Bianco e nero, bel ritmo, humour arguto, i migliori caratteristi british, tema musicale cult di Ron Goodwin.
Con Vanessa Redgrave, Dustin Hoffman, Timothy Dalton, Helen Morse
Non dall’opera, ma dalla vita di Agatha Christie, che nel 1926 scomparve per dieci giorni e non rivelò mai il motivo della sua fuga. Apted immagina una spiegazione suggestiva (e in linea con i romanzi). Vanessa Redgrave è una Christie perfetta, Dustin Hoffman il giornalista americano che l’ammira.
Con David Suchet, David Boulter, Michele Buck, John Curran, Brian Eastman, Brian Farnham
in streaming: su
Uno qualunque dei 70 episodi della serie tv. Di solida realizzazione televisiva, hanno azzeccato il miglior Poirot di sempre. David Suchet non ha adattato il personaggio a se stesso, ma ne ha colto l’anima, oltre ai suoi tic più celebri: capelli tinti, baffi perfetti, precisione, una dose di dolcezza.
Dopo Assassinio sul Nilo, il secondo film con il Poirot di Peter Ustinov: l’attore aggiusta il tiro, rende più umano il detective, che comunque resta sempre più Ustinov che Poirot. I film del ciclo sono troppo affascinati da cast e location fastosi, a scapito della stringatezza del giallo.
Con Ann Harding, Basil Rathbone, Binnie Hale, Bruce Seton, Jean Cadell, Bryan Powley
Thriller hitchcockiano su una donna che sospetta di aver sposato un assassino. Da una commedia tratta dal racconto Il villino degli usignoli, diretto con mestiere da Lee, tutto giocato sui protagonisti: la bionda Ann Harding e l’equivoco Basil Rathbone (cattivo per eccellenza che poi divenne Holmes).
Da un cupo romanzo, un adattamento tanto sontuoso quanto prevedibile, zeppo di star. Su tutti, Elizabeth Taylor e Kim Novak (le due dive che combattono per il ruolo di Maria Stuarda) e soprattutto Angela Lansbury, giusta per la parte di Miss Marple, che anticipa la futura signora in giallo televisiva.
Un discreto thriller: forse troppi effetti speciali nuocciono alla compattezza del dramma, ma l’intreccio è sempre efficace. Quello che funziona meno è Poirot, a partire dai baffi (troppo teatrali) e dall’inedita agilità fisica. Si chiama Poirot, ma si legge Branagh, shakespeariano a ogni costo.
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