Il cyberpunk è un’invenzione letteraria. Curioso, data la sua visionarietà. Tutto nasce con il romanzo Neuromante di William Gibson (1984) sebbene alla base ci fossero un film (Blade Runner, la cui visione per l’autore fu la folgorazione sulla via di Damasco) e una sala giochi, o meglio l’osservazione dei comportamenti dei videogiocatori alla console, totalmente rapiti, letteralmente alienati. Un immaginario come quello del libro poteva essere solo letterario: si cita testualmente la Matrice, i deus ex machina sono intelligenze artificiali e si parla di una tecnologia neuronale allucinatoria denominata Simstim che in Strange Days di Kathryn Bigelow diventerà lo SQUID.

Cinema e cyberpunk

Solo un libro poteva farlo allora perché il cinema non aveva i mezzi né la tecnologia. Non a caso il primo film compiutamente cyberpunk, il manifesto del “movimento”, è stato Matrix dei fratelli (oggi sorelle) Wachowski e ci sono voluti 15 anni (è uscito nel 1999, a chiusura del millennio). Parliamo di un film storicizzato eppure ancora sorprendente. Ho usato l’avverbio «compiutamente» per meglio specificare la totale appartenenza del film al filone rispetto a predecessori che se ne sono alimentati senza avere avuto le possibilità tecnologiche per ricreare quell’immaginario virtuale.

È il caso per esempio dei Terminator di James Cameron: nel primo (1984) i trucchi sono quasi tutti prostetici, nel secondo, realizzato sette anni dopo, irrompe l’effetto digitale visivo conosciuto come morphing, perfezionato ancora di più in Matrix. Certo ci sono altri titoli cyberpunk i quali, conoscendo gli autori e il loro lavoro sulle forme, sarebbero rimasti come sono anche dopo il passaggio dall’analogico al digitale, e mi riferisco al precursore Videodrome (1983) e a Tetsuo (1989). Nel caso di Cronenberg la conferma arriva da eXistenZ, dello stesso anno di Matrix ma carnale invece che digitale. Il film delle Wachowski è quella roba lì: il mondo di Gibson che incontra quello di Neal Stephenson e del suo grande romanzo Snow Crash (1992). Il titolo rimanda allo stato catatonico degli schermi dei primi Mac causato dal malfunzionamento di un software, stato che visivamente si traduce in «un turbine di puntini bianchi e neri» simile a quello di un televisore rotto o che non riceve nulla. Videodrome insomma. Curioso che Morpheus mostri la realtà a Neo attraverso il piccolo schermo di un apparecchio catodico, no?

Astrazione e disciplina

Nel sistema Windows lo snow crash si visualizza invece con «un’interminabile serie di caratteri ASCII senza significato e questo viene detto “andare in cirillico”». I virgolettati sono di Stephenson, i caratteri ASCII visualizzati in verticale invece che in orizzontale sono (più o meno) quelli il cui scorrimento materializza la Matrice nel film. Questo per dire della complessità del cyberpunk e di Matrix a volerli analizzare strato per strato, da quello informatico e matematico a quello (fanta)scientifico e mitico. Grande idea delle Wachowski il ricorso alle arti marziali affinché Neo trovi non solo la giusta disciplina ma anche l’interazione con l’ambiente.


A un determinato livello di preparazione e concentrazione, predicate dal sensei o sifu Morpheus, l’astrazione ti porta a infischiartene della distinzione tra reale e virtuale. Neo, non a caso, nella resa dei conti finale con l’agente Smith e gli altri sgherri della Matrice interviene sulle immagini, che significa - rubo una citazione a un testo enorme di Marcello Ghilardi intitolato Arte e pensiero in Giappone - Corpo, immagine, gesto (Mimesis, 2012) - «intervenire direttamente sul mondo dei corpi e degli oggetti, delle relazioni e dei comportamenti umani». Chi considera le arti marziali di Matrix come un mezzuccio per rendere più belle le coreografie di Yuen Woo-ping, o solo l’inizio di una moda americana discutibile, non ha colto un aspetto essenziale del film.


Mauro Gervasini per Film Tv 52/2021

Alle spalle di Matrix

I grandi produttori non dirigono film eppure possono (dovrebbero...) essere considerati autori a tutti gli effetti. Anche se non esiste (ancora...) nessuna politica dei produttori che ne contempli poetiche e ossessioni. Pensate a Irving Thalberg, Daryl Zanuck, Jack Warner, tanto per fare i primi nomi che saltano alla memoria. Gente che ha fatto la storia del cinema. Oppure pensate a un visionario come Joel Silver. In realtà lui fa eccezione perché ha diretto un piccolo film, intitolato guarda caso Split Personality, per la serie Storie incredibili. Silver compare sulla scena alla fine degli anni ‘70 e lega il suo nome ai primissimi film di Walter Hill. I guerrieri della notte su tutti. Se seguite l’evoluzione del cinema d’azione nel corso degli anni ‘80 e ‘90 noterete che lì dove c’è uno scarto in avanti del genere, di solito ci trovate l’unghiata del Silver’s touch. Certo: Silver non è solo. Ci sono anche l’überproducer Don Simpson, stroncato troppo presto da un’overdose di tutto quello che riuscite a immaginarvi e Jerry Bruckheimer, che giocano nel suo stesso campo da gioco.


Silver, però, ha un altro passo. È un cinefilo, oltre che uno spietato commerciante, e guarda tanti film (o almeno dà retta a chi dice di vederne tanti...). Ed è sempre lui a sdoganare un oldtimer come Richard Donner negli eighties con la serie Arma letale. Per Silver il cinema è davvero una faccenda di motion picture. Eppure, e sembra quasi di vederle le rotelle che girano furibonde nel suo cervello, non gli basta mai. I film d’azione, bontà sua, per lui sono sempre troppo lenti e troppo legati al genere urbano e poliziesco. Intervistandolo proprio in occasione della distribuzione di Matrix, Silver mi rivelò che al kung fu lui pensava già ai tempi del primo Lethal Weapon. «Il combattimento a mani nude tra Mel Gibson e Gary Busey doveva essere il climax del film. Ma per quanto Mel e Gary fossero bravissimi, erano troppo lenti e troppo legnosi. E il finale del film ne soffriva terribilmente. Per questo motivo quando abbiamo fatto Matrix abbiamo iniziato il film con una scena che avrei voluto vedere alla fine di Arma letale: una scena che fa saltare sulla sedia gli spettatori e li lascia a bocca aperta. È il mio modo per dire al pubblico che il meglio deve ancora venire!».

Il corpo diventa un segno

Anche se diretto dalle Wachowski, che nel film hanno infilato furti e citazioni senza neanche dichiararli, ma non tutti si possono permettere di rubare come Tarantino, e che a cavallo del secondo e terzo capitolo s’incartano nello spiritualismo new age da nerd della consolle, il primo Matrix, che ritengo essere uno dei film più interessanti “diretti” da Silver (ma a onor del vero lui negò tale ipotesi attribuendone il merito esclusivamente ai due fratellini), rappresenta la fusione del nucleo del cinema d’azione settantesco.

Dopo il cosiddetto bodycinema degli anni 80, dominato dai corpi di Schwarzy, Stallone, Van Damme, Seagal e Chuck Norris, il cinema action anni ‘90, incarnato nella nera e magrissima silhouette di un emaciato Keanu Reeves, perde il proprio corpo, che già John Travolta esorcizzava profetico ne La febbre del sabato sera, e diventa un puro segno: action cinema. Puro gesto. Matrix è il classico film del produttore. Un’opera che (ha) crea(to) un precedente. E che colpo di genio convocare a Hollywood il maestro del wire work Yuen Woo-ping per evocare artigianalmente l’assenza di corpo dell’era digitale! È proprio vero: bisogna cambiare tutto, affinché tutto resti uguale.

Giona A. Nazzaro per Film Tv 04/2008

 

Autore

Mauro Gervasini e Giona A. Nazzaro

Mauro e Giona si ritrovano a condividere questa scheda autore perché hanno entrambi raccontato delle storie su Matrix (pubblicate su Film Tv 04/2008 e 52/2021) che, chiaramente senza essersi messi d'accordo, stanno molto bene insieme.

Filmografia cyber

locandina Blade Runner

Blade Runner

Fantascienza - USA 1982 - durata 124’

Titolo originale: Blade Runner

Regia: Ridley Scott

Con Harrison Ford, Sean Young, Rutger Hauer, Daryl Hannah, William J. Sanderson

in TV: 13/08/2022 - Sky Cinema Due - Ore 01.05

in streaming: su Prime Video Tim Vision

locandina Videodrome

Videodrome

Horror - USA 1983 - durata 90’

Titolo originale: Videodrome

Regia: David Cronenberg

Con James Woods, Deborah Harry, Sonja Smits, Lee Carlson

in streaming: su Prime Video

locandina Terminator

Terminator

Fantascienza - USA 1984 - durata 107’

Titolo originale: The Terminator

Regia: James Cameron

Con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Michael Biehn, Paul Winfield, Brian Thompson, Lance Henriksen

in streaming: su Infinity+ Tim Vision Prime Video

locandina Tetsuo

Tetsuo

Drammatico - Giappone 1989 - durata 64’

Titolo originale: Tetsuo

Regia: Shinya Tsukamoto

Con Tomorowo Taguchi, Kei Fujiwara, Nobu Kanaoka, Renji Ishibashi

in streaming: su Prime Video

locandina Strange Days

Strange Days

Fantascienza - USA 1995 - durata 139’

Titolo originale: Strange Days

Regia: Kathryn Bigelow

Con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore

in streaming: su

locandina eXistenZ

eXistenZ

Fantascienza - Canada/Gran Bretagna 1999 - durata 94’

Titolo originale: eXistenZ

Regia: David Cronenberg

Con Jennifer Jason Leigh, Ian Holm, Jude Law, Don McKellar

in streaming: su Tim Vision

locandina Matrix

Matrix

Fantascienza - USA 1999 - durata 136’

Titolo originale: The Matrix

Regia: Lilly Wachowski, Lana Wachowski

Con Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving

Al cinema: Uscita in Italia il 13/12/2021

in streaming: su Tim Vision Prime Video