In Paterson c’è Paterson. Cittadina del New Jersey, capoluogo della contea di Passaic. A Paterson c’è Paterson, un autista di autobus, linea 23, capolinea Paterson. L’autista, il driver, è interpretato da Adam Driver. Dice Jim Jarmusch che Paterson è «un film che lo spettatore deve lasciare fluttuare davanti ai suoi occhi come le immagini che si vedono dal finestrino di un autobus, mentre si attraversano le strade di una piccola città dimenticata».

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Adam Driver, driver in Paterson (2016)


Ma Paterson è un film su quale Paterson? La città o l’autista? La domanda è stupida. E quel finestrino? È l’esempio di un cinema che si apre sul mondo o che lo chiude in un’inquadratura? Cioè: il cinema - si chiederebbero i teorici - è finestra o cornice? Anche questa domanda è stupida, qui. Paterson il film, l’autista, la città sono la stessa cosa. Paterson racconta di Paterson che attraversa Paterson, la guarda dal finestrino, finestra o cornice, la contempla per farne poesia, o per andare al bar passeggiando con un cane che lo detesta, e Paterson è tutto quel che può vedere, che riesce a immaginare, che gli è dato desiderare, è il suo orizzonte, e la sua gabbia, è il confine del suo linguaggio, il limite del controllo, del suo mondo, del suo pensiero. Delle sue velleità. È lo stato, in ogni senso, della sua mente. Ed è questo, quel che vediamo. Paterson.

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Paterson (2016)


«Quando sei un bambino/impari/che ci sono tre dimensioni:/altezza, larghezza e profondità./Come una scatola da scarpe./Più tardi capisci/che c’è una quarta dimensione:/il tempo./Hmm». Come nessuno, nel cinema contemporaneo, Jarmusch sa che è ogni uomo è, letteralmente, il tempo di cui dispone. Sa che per poter assaporare ogni goccia di sangue lentamente, come i protagonisti di Solo gli amanti sopravvivono, bisogna essere vampiri, essere oltre il tempo, avere il privilegio di non lavorare. Sa quali sono i tempi dell’inoccupato di Permanent Vacation, dei Taxisti di notte, il ritmo dell’attesa del sicario Ghost Dog, le sincopi liberissime del protagonista di Broken Flowers, che campa di rendita pregressa.

Sa che uno dei punti ciechi del nostro mondo consumista è l’illusione che il tempo non esista, ed è questo che mette in scena in I morti non muoiono, rassegnata parodia politica degli Zombi di Romero, storia di revenant che si muovono per abitudini acquisite, cercando anche post mortem il caffè, il wi-fi, la tv via cavo. Così, quello che sceglie di raccontare, in Paterson, è la tranquilla routine di un uomo della classe lavoratrice. Quel che la routine produce, come forma di pensiero. Un pensiero chiuso in Paterson, placido e allucinato, dolce, soffocato. Questo è Paterson. La moglie parla d’aver sognato dei gemelli: ed ecco che nello sguardo dell’autista cominciano ad apparire. Una coppia di gemelli dopo l’altra.

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Gemelle in Paterson (2016)


Il vivere di Paterson è sempre un rivivere, il percorrere un ripercorrere (ogni sera, raccontando alla moglie la giornata): tranquillamente (o come in un incubo?), la mappa collassa nel territorio, Paterson in Paterson, il reale si confonde con l’immaginario, il passato insiste sul presente (pensate a come i protagonisti di Moonrise Kingdom - Una fuga d’amore compaiano sull’autobus raccontando di Gaetano Bresci, o come il protagonista trovi la figura dell’amata in L’isola delle anime perdute, pensate al calembour Driver/driver).

È un film sulla poesia che può produrre un lavoratore, un giorno uguale dopo l’altro. Ma il film è un elogio delle piccole cose come il suo esatto contrario. Potete guardarlo come un film dell’orrore. Come la premessa all’abitudine sciocca che regna in I morti non muoiono. Come un film tristissimo. Non è solo questo. Lo è anche. Paterson è il protagonista di Paterson, ma è anche solo un poeta di Paterson. C’è una bimba che verseggia meglio di lui. C’è un uomo giapponese, alla cascata, che scrive come scrive lui. C’è una poesia di William Carlos Williams, poeta di Paterson, New Jersey, e di Paterson, poema epico in cinque volumi, che si intitola Un uomo come una città. Ecco. Per l’appunto. Il film finisce. Poi è di nuovo lunedì.

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Paterson (2016)

Autore

Giulio Sangiorgio

Dirige Film Tv, sceglie film per Filmmaker. Non è in grado di stendere un suo profilo, ma sa che l'anagramma del suo nome è Luigio Nasogrigio.

IL FILM

locandina Paterson

Paterson

Drammatico - USA 2016 - durata 113’

Titolo originale: Paterson

Regia: Jim Jarmusch

Con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Luis Da Silva Jr., Frank Harts

Al cinema: Uscita in Italia il 22/12/2016

in streaming: su iTunes