Il gambo verde screziato di un asparago si apre alla florescenza multicolore e muta da simbolo fallico a segno di femminilità in un turbine di forme bislacche, insetti dentuti, oggetti volanti, serpenti che strisciano lungo la caviglia di una donna in stile La fiamma del peccatoSuzan Pitt converte l’animazione underground di Crumb nell’antitesi al mondo maschio anni 70 e rivede quei corpi deformati dall’acido lisergico in sogni intermittenti di bambole, pensando a Maya Deren. La casa dei giocattoli di Suzan bambina, nata a Kansas City, si apre in tante caselle misteriose e genera mondi immaginari nascosti dalle tende rosse di David Lynch.

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Asparagus (1979) locandina

Affiancato a Eraserhead, il suo multipremiato Asparagus (1979; incluso nella raccolta di MUBI Suzan Pitt: Una casa dei sogni femminista) circola nelle notti di New York - proiezioni per sonnambuli -, delirio di fiori carnosi alla Georgia O’Keeffe e mostri che invadono un teatro in miniatura, affollato di marionette animate a passo uno. Sotto la maschera, la donna non ha volto, solo una bocca rossa e famelica che succhia voluttuosa l’ortaggio, dopo aver liberato sul palco e nell’aria il contenuto del borsone di Mary Poppins, una valanga di creature prima inanimate e che ora si librano surreali e minacciose su musica elettronica di Richard Teitelbaum e free jazz di Steve Lacy. Il corto di 18’ è da tempo un cult, ma Pitt rimane nel circolo degli amanti di visioni psichedeliche. Definito “porno”, Asparagus è uno sberleffo ai codici del genere, con l’ironia estrema di due asparagi espulsi nel gabinetto, escrementi fallici e serpentini.

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Asparagus

L’artista (scomparsa nel 2019 a 75 anni) dipingeva graffiti su abiti - in sintonia con Keith Haring - per venderli alla boutique del Lower East Side aperta da Patricia Field, stilista e costumista. Moda bizzarra e transgender che si rispecchia nella tecnica multiforme di Pitt, nei suoi ritagli di fogli dipinti, stop motion e pittura su vetro. Uno dei suoi primi corti, Crocus (1971) rievoca il cinema d’animazione delle origini, il “teatro ottico” del pioniere francese Reynaud, con le due figurine nude di donna e uomo dall’erezione esagerata ballonzolanti.

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Asparagus

Per il Whitney Museum sperimenta un altro metodo, la pixellazione, che trasforma attori ragazzini vestiti da clown in burattini frame by frame. Esposta in diversi musei, tra cui il MoMA, Pitt ha insegnato a Harvard, a Berlino e alla CalArts; da qui sgorga, probabilmente, il topo al centro del bellissimo Joy Street (1995), 24’, realizzato dopo la depressione dell’artista in cerca di sollievo nelle foreste pluviali del Guatemala e poi in Messico (dove ambienta il più lugubre El Doctor, 2006). Il quasi Mickey Mouse (ma c’è anche traccia dei Fleischer Studios) si trasforma da portacenere in supereroe gigante pronto a salvare la suicida nel ricorrente profluvio di foglie, rose rosse e germogli multicolori in un loop ipnotico, mentre suona What a Wonderful World e la voce carezzevole di Debbie Harry intona When the Fog Lifts in sublime duetto con la Danse Macabre di Saint-Saëns.

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Asparagus

Autore

Mariuccia Ciotta

Mariuccia Ciotta, giornalista e critico cinematografico, autrice di programmi radio-televisivi, ha scritto saggi e libri su autori e generi. Tra le sue pubblicazioni: Walt Disney – Prima stella a sinistra (Bompiani), Da Hollywood a Cartoonia (manifestolibri), Un marziano in tv (Rai/Eri), Rockpolitik (Bompiani), il Ciotta-Silvestri - Cinema (Einaudi), Il film del secolo (Bompiani). Ha diretto il quotidiano il manifesto.