Ermanno spende ogni minuto e ogni moneta alle slot machine: non sa immaginare niente di diverso, né lo desidera. Lena arriva dalla Polonia con un pancione di otto mesi, dentro un figlio di cui non conosce il sesso, perché quel bimbo non lo immagina, né lo desidera: lo darà a una coppia, in cambio di qualche migliaio di euro.

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Scena di Sole di Carlo Sironi (2019)


Anche Ermanno è foraggiato, perché è suo zio il futuro padre/acquirente del neonato, e la sua parte consiste nel fingersi compagno di Lena, tenerla chiusa in casa per evitare sguardi indiscreti, portarla alle visite mediche. Per loro non esistono orizzonti, solo geometrie chiuse e opprimenti; Sironi, esordiente nel lungometraggio, li incastra in un formato senza respiro, il 4:3, e in una serie di piani quasi esclusivamente fissi, come se la macchina da presa partecipasse della medesima, asfittica stasi che attanaglia i due giovanissimi protagonisti.

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Scena di Sole di Carlo Sironi (2019)


La maternità surrogata non è un tema facile, e Sironi ne prosciuga programmaticamente l’elemento melodrammatico, in cui era naufragato, invece, il suo coetaneo Sebastiano Riso con Una famiglia (sebbene anche qui, per cause più narrative che ideologiche, affiori la presunta superiorità della maternità biologica rispetto a quella adottiva), affidandosi alla felice scelta di due volti perfetti: Sandra Drzymalska, una Elle Fanning dell’est, e Claudio Segaluscio, tutto occhi e spigoli.

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Scena di Sole di Carlo Sironi (2019)


Figure stilizzate (la tuta di lui, la coda anni 80 di lei) e staccate da qualsiasi fondale (c’è l’Italia, dietro di loro, mai in primo piano), ma cesellate con cura. Senza sbandare, quindi pure senza rischiare, con misura prudente e sguardo limpido.

INTERVISTA AL REGISTA

di Matteo Marelli


Premio FEDIC, Premio Lanterna magica, premio Nuovo Imaie talent (a Claudio Segaluscio): questi sono i riconoscimenti ottenuti, alla Mostra del cinema di Venezia 76, da Sole, film presentato nella sezione Orizzonti, che per noi rappresenta uno dei più interessanti esordi nel lungometraggio visti negli ultimi anni. Abbiamo incontrato il regista: Carlo Sironi.

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Carlo Sironi regista di Sole (2019)


Vorrei cominciare a parlare di Sole partendo dalle scelte registiche, perché l’impressione è che tu abbia deciso di risolvere i protagonisti non attraverso una narrazione forte ma per mezzo di nette soluzioni stilistiche.
Io cerco sempre di andare all’osso delle cose. Trovandomi a gestire una storia con dei tratti drammaturgici molto forti, come il tema della maternità surrogata, ho avvertito il bisogno di controbilanciarla a livello formale, da qui la scelta di filmare in 4:3 e di insistere su alcuni elementi strutturali, come la presenza ricorrente delle porte: ogni apertura e chiusura è necessaria per dare il giusto passo al film. Per riuscire però a comprendere veramente che forma dare al mio lavoro è stato determinante l’incontro con gli attori, non tanto quello con Claudio Segaluscio, il ragazzo che interpreta Ermanno, identico a come lo avevo immaginato (per lineamenti, fisicità, approccio), quanto quello con Sandra Drzymalska/Lena: la tenerezza del suo aspetto mi ha fatto capire che il film avrebbe dovuto trasmettere una maggior dolcezza rispetto a come lo avevo pensato.

Anche se costituisce il tuo esordio nel lungometraggio, Sole si presenta come un lavoro registicamente molto consapevole. Quali sono stati, se ce ne sono stati, i modelli che hai preso come riferimento?
Di modelli ho cercato di averne il meno possibile, tenendo a freno la cinefilia, più che altro per evitare di replicare soluzioni non conformi ai modi e ai toni con cui volevo raccontare la mia storia. Mi hanno sicuramente ispirato i film di Mikio Naruse, in particolare quelli degli anni 50, formalmente essenziali senza mai essere stilizzati. Ecco, la mia intenzione era proprio quella di provare a dirigere oggi un film di quel tipo. Se Sole, come tu mi dici, può apparire solido dal punto di vista registico, probabilmente dipende dal fatto che ho cercato di arrivare il più pronto possibile sul set: oltre alla sceneggiatura, ho preparato una shot list con indicazioni relative all’ottica, all’ampiezza, ai movimenti... Certo, le cose possono cambiare, ma fondamentalmente il 95% del film è stato scritto prima dell’inizio delle riprese.

Per quanto sia un film profondamente intimista, vedendo Sole mi è sembrato di scorgere uno sguardo duro nei confronti della generazione che precede quella dei due protagonisti, che li tiene in scacco attraverso nuove forme di ricatto economico...
No, non era assolutamente mia intenzione raccontare lo sbaraglio che stanno vivendo oggi i giovani, non c’è nessun significato in più rispetto a quello comunicato dai personaggi, che, per come li ho pensati, non hanno alcuna valenza simbolica. Ciò che mi interessava era concentrarmi sulla relazione tra Ermanno e Lena: per me quello è il fuoco del film, e per questo tutto ciò che poteva rappresentare un intralcio ho preferito eliminarlo, proprio per evitare fraintendimenti. Per me Sole è un film sul bisogno di prendersi cura di un’altra persona: nulla di più, nulla di meno.

Autore

Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

IL FILM

locandina Sole

Sole

Drammatico - Italia 2019 - durata 102’

Regia: Carlo Sironi

Con Sandra Drzymalska, Claudio Segaluscio, Bruno Buzzi, Barbara Ronchi, Vitaliano Trevisan, Marco Felli

Al cinema: Uscita in Italia il 24/10/2019

in streaming: su Prime Video MUBI Tim Vision

Su MUBI a partire dal 6 maggio