MUBI distribuisce sulla propria piattaforma un nuovo film, che s’aggiunge a un catalogo di inediti ponderati, fatti di film circuitati nei festival, impegnati nei temi, emancipati negli sguardi, e fuori da quelle due o tre tristi leggi conformi che fanno il mercato dell’essai. Ecco, dunque, Prayers for the Stolen, ovvero Noche de fuego: primo lungometraggio di fiction della documentarista Tatiana Huezo, presentato a Cannes a Un certain regard, e secondo suo film a essere proposto come possibile candidato all’Oscar dal Messico: il precedente, Tempestad, del 2016, raccoglieva le testimonianze di donne vittima del traffico di umani nel paese, questo ne mette in scena lo spettro incombente su un gruppo di giovanissime, il suo essere un non-detto presente, una tacita possibilità, un fuori campo che struttura il campo, e lo governa col terrore, mentre l’esistere finge di procedere come se nulla fosse (e non è).

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Una scena di Prayers for the Stolen (2021)


383 vittime registrate nel 2016, 553 nel 2020, durante la pandemia: persone scomparse, rapite, soprattutto donne e bambini, poi sfruttate al fine di farle prostituire, inserire nel mercato pedopornografico, lasciarle raccogliere la questua per le strade. Nel silenzio, e con la complicità, della legge e dei suoi uomini. È lo stesso potere aberrante che racconta Natalia Lopez Gallardo in Robe of Gems, presentato quest’anno in Concorso alla Berlinale: e qui, come nel film della montatrice di Carlos Reygadas, il punto di vista dello spettatore è lacunoso, impotente, incapace di capire perché e percome quegli eventi accadono, cosa li disegna, di cosa è fatto quel fuori campo, e chi, in campo, è complice del terrore. Non c’è la forza dell’ordine, c’è la sua crisi, la sua mancanza, la sua collusione.

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Una scena di Prayers for the Stolen (2021)


Lo sguardo che Huezo sposa adattando il romanzo di Jennifer Clemente (autrice da cui Julie Taymor sta trasponendo Gun Love) è infatti quello di una bambina, Ana, e del suo divenire adolescente: sin da piccola lei e le sue amiche sono educate al nascondimento, nei loro giochi s’insinua il senso della morte, la loro femminilità è immediatamente negata (con un taglio di capelli in apertura di film). Il menarca, la raggiunta sessualità, l’essere finalmente donna, non è una cosa da celebrare, ma un motivo per temere. Nessuno spiega ad Ana e alle compagne il perché: c’è una rete di bugie intimorite, c’è un pericolo a cui non si riesce a dare un nome, come a negarlo nella parola, sperando che il silenzio lo mantenga altrove. E quando il nemico non si nomina, il nemico finisce per essere ovunque: il thrilling, in questo film di sensibile e materico realismo descrittivo, è portato dai rumori inaspettati, dal senso d’esposizione al pericolo dato dall’en plein air, dalla possibilità dell’aggressione nello spazio.

E anche quando il pericolo assume una forma reale, non c’è una catarsi. Il film lascia aperta la questione, il corpo esposto alla possibilità del male. Perché non è un coming of age, questo film, non si arriva da nessuna parte: se Ana resiste non trova pace, l’intorno non muta.

Autore

Giulio Sangiorgio

Dirige Film Tv, co-dirige I mille occhi di Trieste, programma cinema, festival, rassegne, insegna (alla Iulm), sviluppa (progetti di film di giovani registi, per Milano Film Network), e, soprattutto, sopporta. Sopporta tantissimo.

IL FILM

locandina Prayers for the Stolen

Prayers for the Stolen

Drammatico - Messico 2021 - durata 110’

Titolo originale: Noche de fuego

Regia: Tatiana Huezo

Con Mayra Batalla, Norma Pablo, Olivia Lagunas

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