Gli appartamenti di Madeleine e Nina si trovano all’ultimo piano di un palazzo in una cittadina della Francia del sud. Quello che agli occhi di tutti è un rapporto di cordiale vicinato cela una realtà più profonda: le due settantenni si amano, da tempo sono una coppia. Incontratesi a Roma, è lì che vogliono tornare per trascorrervi gli ultimi anni di vita, riscattando quel ménage da un’apparenza che, rassicurando gli altri, rende loro insoddisfatte: per farlo Madeleine deve trovare il coraggio di parlare ai suoi figli.

Vincitore del César 2021 come miglior opera prima, scelto inaspettatamente come concorrente francese all’Oscar per il film straniero, Due è un debutto già maturo, in cui Filippo Meneghetti narra la sua storia lasciando parlare moltissimo atmosfere e ambientazione: quella di Madeleine è una casa dipinta come nido sicuro, la culla di un amore fortissimo, un caldo interno borghese bagnato da luce brunita e morbide penombre. Ma dopo l’ictus che colpisce la donna - privata dell’uso della parola, forse indebolita mentalmente, inevitabilmente sorvegliata -, Nina vive quelle stanze - prima ospitali - come un ostacolo, gabbie in cui il suo amore è rinchiuso, uno spazio da violare.

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Scena di Due di Filippo Meneghetti


D’altro canto il vuoto del suo appartamento ci racconta di un riparo d’emergenza, di un luogo fondamentalmente inabitato: la convivenza clandestina emerge da questi dettagli, mai insistiti, quasi casuali (il figlio di Madeleine raccoglie il necessario per la degenza ospedaliera della madre e trova due spazzolini). Ed è proprio il rimbalzare tra questi due spazi contigui a innervare nel racconto una tensione continua, alimentata dalla consapevolezza, che lo spettatore acquisisce, della profondità del legame tra le protagoniste e dall’esatta percezione del senso di esclusione che Nina sta vivendo. Della sua inevitabile impazienza, delle difficoltà che deve affrontare per prendersi cura di Madeleine, divenuta testimone muta e sofferente del nuovo corso degli eventi. Un senso di angoscia che si ravviva a ogni rischio a cui Nina si espone per ritrovare quella condivisione che la malattia della compagna sta rendendo impraticabile (una badante come villain).

Due diventa un thriller intimista che vive di porte aperte e richiuse, corse brevi quanto un pianerottolo, occhi poggiati allo spioncino, luci accese e spente, illecite invasioni dello spazio domestico, fughe e nascondimenti, serpeggiante sospetto. E amplificato dall’enfatica resa di alcuni particolari ordinari che traducono in minaccia il quotidiano (la centrifuga di una lavatrice, un’indistinta forma che si profila sott’acqua nel laghetto del parco, una pietanza che brucia in padella). Meneghetti evita facili psicologismi, non decritta rapporti familiari e solitudini, pone in primo piano la missione di Nina (Barbara Sukowa, superba), che oscilla tra impulsi incontrollati e fredda determinazione, e se l’intreccio nell’ultima parte si fa meno lucido, trova nella solidarietà femminile la nota giusta a cui intonare il finale.

Autore

Luca Pacilio

Posseduto dalla diabolica Torino, vicedirettore della rivista cinematografica online Gli Spietati, per Film TV cura la sua malattia (la videomusica) e (dunque) la rubrica Videostar, dedicata agli autori e ai protagonisti del video musicale contemporaneo. Amando perdere, e non seguendo il calcio, coltiva le enciclopedie fallimentari di Peter Greenaway.

IL FILM

locandina Due

Due

Drammatico - Francia, Lussemburgo, Belgio 2019 - durata 95’

Titolo originale: Deux

Regia: Filippo Meneghetti

Con Barbara Sukowa, Léa Drucker, Martine Chevallier

Al cinema: Uscita in Italia il 06/05/2021

in streaming: su MUBI Prime Video