Con questo suo primo film-saggio, dopo quattro lungometraggi narrativi, serie tv e qualche corto - uno intitolato Milk - la cineasta inglese Andrea Arnold, premiata a Cannes nel 2016 per American Honey, è stata invitata sulla Croisette nel 2021 dalla neonata sezione Première.

locandina
locandina

Si intitola Cow (“mucca”), set la campagna di Cime tempestose, soggetto animalista, antropomorfizzazione dell’eroina compresa. La protagonista del film è infatti un’enorme mucca da latte pezzata di nome Luma e di razza frisona (quella di Atom Heart Mother, la misteriosa copertina dei Pink Floyd).

" data-credits=
Cime tempestose

Vive e ci nutre da un bigio caseificio del Kent (il grigio è un colore che inquieta i bovini, perché il loro dispositivo ottico scambia ombra con baratro). L’operatrice polacca Magda Kowalczyk è sempre acrobaticamente al suo fianco e, ad altezza di pupilla, la segue, spesso sfocando e sbattendoci contro, da un primo parto iniziale a un secondo, nel finale. E nel frattempo l’accompagna alla mungitura robotica (il tutore d’acciaio), nella macchina della tortura per il pedicure, nello stanzone dell’accoppiamento obbligato, quando cura il vitellino, quando glielo strappano bruscamente per bruciargli le corna e punzonargli l’orecchio.

Non mancano l’affettuoso veterinario e la routine: bere, mangiare, il pascolo con l’intera mandria nel verde prato e “muzak” in sottofondo: una dozzina di canzoni e Fairytale of New York dei Pogues per Natale. Più Luma è ben curata, più è ben sfruttata.

" data-credits=
Cow

Il film è piaciuto al gotha critico e se lo sono conteso i festival (non in Italia). Deve aver colpito la tensione non antropocentrica, comune a una tendenza recente (Gunda di Kossakovsky, La vita di una mucca di Gras) e il travaso, dalla fiction alla non fiction, di una ricerca continua che Arnold conduce sulla sessualità femminile, sul corpo che più è autonomo, in rivolta o in fuga più scatena apparati di sfruttamento, controllo e imprigionamento spietati (vedi, in Fish Tank, l’equivalenza tra la ribelle Mia e il cavallo incatenato).

Il destino procreativo qui poi è particolarmente fatale. Obbligare all’accoppiamento e al parto forzato è funzionale infatti alla produzione capitalistica di latte (9.000 litri all’anno per mucca di media) e alla separazione dai piccoli, ma irrispettoso per l’intoccabile divinità indiana (come in First Cow di Kelly Reichardt). Siamo certo lontani dagli orrori insostenibili del mattatoio immortalati nel 1948 in Il sangue della bestia di Franju, ma questo pedinamento zavattiniano è altrettanto “vegano” e ipnotico.

" data-credits=
Il sangue della bestia

Quasi vediamo con gli occhi a 330° di Luma (sentiamo con quelle orecchie, percepiamo odori a otto km di distanza e accarezziamo affettuosi con quel muso), sempre più sfinita, alienata, appesantita e rassegnata, come l’innocente al patibolo. Arnold sfida ogni formula commerciale eliminando dialoghi significativi. Merito di un montaggio visivo e sonoro che alterna primi piani di Luma col brusio degli umani, le variazioni dei muggiti, ora strazianti come stridio di ferraglia, ora teneri e materni, ora stupefatti dal cielo stellato, un treno che passa, i fuochi d’artificio. Già, con questo procedimento alla Kulešov, diventa quasi melodrammatica una regia che i più perfidi critici avevano definito «realista da lavello di cucina».

Autore

Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974. Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce.

Il film

locandina Cow

Cow

Documentario - Regno Unito 2021 - durata 94’

Titolo originale: Cow

Regia: Andrea Arnold

in streaming: su MUBI