Il tema della solitudine ha regalato alcune delle migliori riflessioni cinematografiche di sempre. Non per essere tragici e fare quelli che si stava meglio quando si stava peggio, ma oggi quel tema si è evoluto fino a diventare, nel lieve film d’autrice coreano Aloners (disponibile su MUBI), il racconto di un auto-isolamento scaturito da una scelta consapevole, un ritiro volontario dalle dinamiche umane più esigenti ed emotivamente dispendiose. Un hikikomori  funzionale insomma.

Jin-A ha deciso coscientemente di avere una vita priva di interazioni sociali forti, e ci sta riuscendo molto bene. Lavora in un call center che fa da servizio clienti a un circuito di carte di credito – dove può limitare il contatto umano alle formalità con gli utenti, una separazione finanche linguistica visto che il coreano usa un registro formale che dal punto di vista lessicale è molto diverso da quello informale – ed è costantemente la migliore impiegata del suo team. Vive da sola in un appartamento arredato a prova di esseri umani – completamente spoglio, a parte la minuscola zona notte fornita di letto e microonde per scaldare la cena precotta.

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Scena di Aloners (2021)


Jin-A è serena (seppur non felice) nella sua routine, e a farle compagnia ci sono tv e smartphone, con i loro K-Drama e i video riempitempo su YouTube. Poi, un bel giorno, l’impalcatura salta tutta insieme. Al lavoro, in quanto migliore impiegata del mese, vince cinque giorni lontana dal telefono, ma a stretto contatto con una nuova dipendente da formare; una ragazza giovane, fresca, entusiasta e, soprattutto, in ansia per quanto riguarda il suo primo lavoro, un rito di passaggio piuttosto fondamentale in Corea – dove, tradizionalmente, non vieni considerato un membro effettivo della società finché non hai un impiego considerato serio.

In più, dopo un lungo periodo di assenza, si fa anche risentire il padre, che in passato aveva tradito e lasciato la madre solo per tornare poco prima della sua morte, e ora ha la faccia tosta di contattare Jin-A con il cellulare della mamma defunta. Tutti insieme, fanno un sacco di rapporti umani cui Jin-A non era più abituata. Ma la ragazza subisce il colpo peggiore quando viene a sapere che il vicino di appartamento, con cui aveva un rapporto di cordiale indifferenza, è stato trovato morto a una settimana dal suo suicidio. È la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso e spinge la protagonista a rimettere in discussione tutta la sua vita e le sue scelte.

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Scena di Aloners(2021)


L’esordiente Hong Sung-eun – regista, sceneggiatrice e montatrice del film – fa un lavoro encomiabile nell’estrarre il massimo valore narrativo possibile da una produzione con un budget vicino allo zero. E ci riesce senza sentire il bisogno di essere pretenziosa, ma con la grazia di chi ha una visione supportata da idee che non hanno bisogno di tante sovrastrutture per essere messe in scena. La macchina da presa di Hong lavora sempre per raccontare, senza limitarsi a mostrare; ed è supportata dall’ottima Gong Seung-yeon, stellina di reality e K-Drama dozzinali, qui all’esordio come attrice cinematografica.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

IL FILM

locandina Aloners

Aloners

Drammatico - Corea del Sud 2021 - durata 91’

Titolo originale: Honja saneun saramdeul

Regia: Hong Seong-eun

Con Jeong Da-eun, Seo Hyun-woo, Jeong-hak Park, Gong Seung-yeon

in streaming: su MUBI