L’11 aprile del 1990 viene distribuito Songs for Drella, disco che Lou Reed e John Cale dedicano al loro mentore e amico Andy Warhol, deceduto in seguito a una complicazione per un intervento alla cistifellea. Reed e Cale decidono di mettere da parte l’astio, il rancore e l’acrimonia accumulatasi negli anni per raccontare, da par loro, l’amicizia con Warhol.

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John Cale in Songs for Drella


Tutto ciò che pertiene alla vicenda dei Velvet Underground è stato raccontato e celebrato. E dopo il film di Todd Haynes, difficile che siano rimasti degli angoli oscuri ancora non esplorati. Eppure, 32 anni fa, quando appare il disco, l’anno in cui il CD supera per la prima volta il vinile per vendite (15,8 milioni contro i 14,6 del 33 giri), sorprende tutti. L’anno prima Reed aveva dato alle stampa il magistrale New York, cancellando il ricordo del contestato Mistral (e dei suoi discontinui anni 80).

Cale, dopo Music for a New Society del 1982, aveva offerto prova di discontinuità persino maggiore dell’ex amico e partner creativo, con il solo Words for the Dying a tenerne alto il blasone che giunge proprio sul finire del decennio. Reed e Cale, dunque, apparivano come musicisti sempre rispettati ma anche dati un po’ per scontati.

Songs for Drella cambia radicalmente questa percezione inaugurando per entrambi una nuova stagione creativa. Perfetta fusione fra il rock’n’roll heart di Reed e la vocazione da classicista sperimentatore di Cale, suona ancora oggi come un apice della creatività di entrambi. Quindici i brani, per quello che frettolosamente è stato definito come una sorta di disco dei Velvet Underground, ma che chiaramente non lo è. Era trascorso troppo tempo per essere così. E troppe liti.

Le cose finiscono sempre quando stanno per iniziare


La morte di Warhol è uno shock. I due compongono un lavoro ammirevole. I testi sono non solo la perfetta biografia dell’artista ma una rilettura struggente da parte di due artisti che sanno che non potranno più parlare con l’amico morto prematuramente. “Ciao, sono io”, inizia l’ultimo brano del disco ed è impossibile trattenere le lacrime, proprio perché Reed non è mai sentimentale. Tanto meno in questo disco estremo. Verità in punta di plettro. “Le cose finiscono sempre quando stanno per iniziare”. Una stilettata. “Ti ho davvero odiato, ma ora tutto questo è cambiato, anche se ho ancora dei risentimenti che non se andranno mai”. E ancora: “I tuoi diari non sono un degno epitaffio”. Anche la voce di Warhol risuona: “Non ti ho mai detto infilati un ago nel braccio e muori”.

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Lou Reed in Songs for Drella


E il miracolo di questo disco è che sembra davvero di mettere piede nella Factory (magari con l’aria smarrita che aveva Jon Voight in Un uomo da marciapiede). Cale, sardonico, ci ricorda il problema che Warhol aveva con i classicisti, e sembra di sentire le risate di un gruppo di persone che in pochi anni ha riscritto le regole dell’arte e della musica. Songs for Drella è un disco epocale, il cui valore negli anni è aumentato ulteriormente. Difficile negarne l’importanza, per noi e per Cale e Reed. Non foss’altro per quegli sguardi di Cale su Reed mentre canta (come si nota nei video), che evidenziano l’irripetibilità di un dolente momento di grazia che è anche un’epifania. Le cose finiscono sempre quando sembra che stanno per iniziare.

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Contestualmente alla registrazione del disco, il direttore della fotografia di Todd Haynes, Ed Lachman, nello spazio vuoto del Brooklyn Music Hall ha ripreso con le sue macchine da presa la reunion tra Lou Reed e John Cale e la loro performance live utilizzata per la produzione artistica. Il risultato è il film omonimo, Songs for Drella, che si può vedere su MUBI.

Autore

Giona A. Nazzaro

Direttore artistico del Festival del Film di Locarno. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

Il film

locandina Songs for Drella

Songs for Drella

Musicale - USA 1990 - durata 55’

Titolo originale: Songs for Drella

Regia: Edward Lachman

Con Lou Reed, John Cale

in streaming: su