SKAM Italia è stato un punto di non ritorno. Come sta il teen drama italiano, oggi?
È un genere che nel nostro paese ha finora prodotto perlopiù prodotti scadenti, pensati male da persone convinte di dover creare storie semplificate, con molta retorica e uno sguardo paternalista, confezionate come se i ragazzi fossero dei subnormali, quindi con colori speciali, musiche coccolose… Negli ultimi anni qualcuno ha provato a sovvertire questa impostazione, penso a cose come Skins Girls. Lo SKAM norvegese è stato sì una tappa fondamentale, ma mentre all’estero il testimone è stato raccolto da serie molto riuscite come Euphoria We Are Who We Are in Italia mi pare che non ne siamo stati in grado, a parte qualche eccezione. Con Prisma, però, cerchiamo di dare una dignità al racconto di questa generazione.

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Citi modelli internazionali, ma Prisma mi sembra un prodotto con una forte specificità territoriale: il rischio era raccontare gli adolescenti di Latina come fossero quelli di Beverly Hills, insomma.
Non sento questo debito nei confronti del mondo anglosassone: a volte si tende a intendere il termine “americano” come sinonimo di “prodotto di qualità”, ma non è così. Prisma ha una confezione molto curata, questo sì, e abbiamo lavorato su un intreccio non lineare né cronologico, che non è tipico dei teen drama “vecchia scuola”. Ma credo che quello che paga sia sempre l’autenticità: Prisma punta sul locale e questa per me è una forza, non una debolezza. 

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L’autenticità: non c’è niente di più imbarazzante di chi tenta di scimmiottare il lessico e i modi dei giovani. Come si scampa questo pericolo?
Studiando e ascoltando tanto. Per parlare di liceali quando si hanno come me 38 anni si può immaginare tutto, oppure si può fare quello che proviamo a fare noi: prendersi anche due anni per scrivere una serie di sole otto puntate, incontrando le persone, scegliendo attori che abbiano il carisma e la capacità di fare proprie le battute che uno scrive.

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Questioni come l’abilismo o l’identità di genere vengono trattate in maniera naturale, come se l’etichetta di “serie tv queer” vi stesse stretta.
Abbiamo incontrato tanti adolescenti, e ci siamo accorti che questi erano - tra gli altri - alcuni dei problemi che si ponevano, o delle situazioni che vivevano. Ma ciò non significa che queste tematiche li definiscano in maniera totalizzante. Quando scrivi un personaggio disabile, per esempio, è importante che la disabilità non sia la sua unica caratteristica, che non ne esaurisca il potenziale.

Autore

Maria Sole Colombo

Maria Sole Colombo è nata a Lecco, ha studiato a Bologna e vive a Roma. Si è innamorata del cinema grazie a Senso di Luchino Visconti e da allora ne parla e ne scrive su Film Tv, Spietati.it, Cinefilia Ritrovata e NeuRadio. Ama i viaggi selvatici in posti in cui nessuno parla inglese, il binge watching e lo sport (da guardare, eh, non da praticare). Ironia della sorte: se potesse salvare un unico titolo dall’apocalisse nucleare, sceglierebbe Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick.

La serie tv

locandina Prisma (2022)

Prisma (2022)

Drammatico - Italia 2022 - durata 43’

Titolo originale: Prisma (2022)

Creato da: Ludovico Bessegato

Con Mattia Carrano, Lorenzo Zurzolo, Ludovico Bessegato, Caterina Forza, Chiara Bordi, Matteo Scattaretico