Il 13 luglio 2014 il diciottenne Conrad Roy III si toglie la vita coi gas di scarico del suo pick-up, parcheggiato davanti a un centro commerciale di Fairhaven, Massachusetts. La madre trova nella sua stanza alcune lettere d’addio, una delle quali indirizzata a una certa Michelle Carter; lei non l’ha mai sentita nominare, ma pare fosse la ragazza di Conrad (per tutti, Coco), e nelle settimane seguenti quella diciassettenne affabile, educata, di buona famiglia, diventa una presenza costante, decisa a far valere il suo ruolo di fidanzata affranta.

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The Girl from Plainville

Quando il procuratore distrettuale mette mano allo storico della messaggistica sul telefono di Coco, si profila una possibile e diversa verità: Michelle ha incitato per iscritto il ragazzo al suicidio, e quando lui ha avuto un ripensamento, uscendo dall’automobile, l’ha incoraggiato ad andare fino in fondo.

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The Girl from Plainville

La miniserie co-creata dalla Liz Hannah di The Post prende le mosse dall’articolo di Jesse Barron per “Esquire” su un caso che ha fatto la storia recente della giustizia statunitense: Michelle Carter è stata riconosciuta colpevole di omicidio preterintenzionale nel primo processo che abbia affrontato il problema della rilevanza della messaggistica come istigazione a livello giuridico. Ancora circondati da spesse zone grigie di ambiguità, i “reati digitali” sono un osservatorio privilegiato sulle derive della società odierna e sul legame troppo spesso sottovalutato fra tecnologia e sviluppo psicologico, ma quello della miniserie Hulu non è un mero interesse tecnico di stampo true crime: nello scegliere Michelle come punto di vista dominante, ha il coraggio di mettere al centro un personaggio dall’opacità devastante, incapace di dare risposte perfino a se stessa, e le cui reali motivazioni restano un frustrante rovello per i protagonisti come per lo spettatore.

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The Girl from Plainville

Incarnata da una Elle Fanning di agghiacciante bravura, capace di infondere al personaggio una credibile ingenuità adolescenziale sotto le ombre perturbanti di un disagio psicoemotivo dai risvolti irrimediabili, Michelle è un coacervo di nevrosi e sindromi contemporanee: alienata dalle immagini di cui si alimenta (la serie Glee gioca un ruolo cruciale e sconvolgente, come ideale che Michelle tenta disperatamente di attuare nella vita reale), incapace di distinguere tra la realtà e le messe in scena che allestisce per sentirsi socialmente accettata, non sa né vuole ponderare le conseguenze delle sue azioni, salvo restare annichilita quando perde il controllo.

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The Girl from Plainville

La serie tenta un’analisi cauta, mettendo Michelle e Coco allo specchio l’uno nell’altra, trasformando i loro veri dialoghi via telefono in brevi incontri immaginari di stampo teatrale, talvolta musical: le loro adolescenze parallele sono un labirinto di riflessi deformanti di sé, di tensione verso una presunta normalità che non consente pace. L’accento è sulle falle della cultura occidentale nell’occuparsi della salute mentale, troppo spesso trascurata o relegata ad automatismi farmacologici: materia ponderosa, trattata con l’intelligenza di chi vuole ricostruire, prima che scioccare.

Autore

Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

La serie tv

locandina The Girl From Plainville

The Girl From Plainville

Poliziesco - USA 2022 - durata 44’

Titolo originale: The Girl From Plainville

Creato da: Liz Hannah, Patrick Macmanus

Con Elle Fanning, Chloë Sevigny, Natalie Cline, Christina Bach, A. Jae Michele, Grace Lawell