L’uomo che cadde sulla terra è un romanzo pubblicato nel 1963 da Walter Tevis – uno che ha scritto anche i libri da cui sono stati tratti Lo spacconeIl colore dei soldi e La regina degli scacchi – ed è un tassello fondamentale nella fantascienza della seconda metà del 900: brandisce il genere in maniera esistenziale per raccontare alienazione e solitudine dell’uomo moderno, riflessione diretta della vita dello stesso scrittore, un solitario dipendente dall’alcool che si è sentito inadatto e rifiutato dal mondo. È un romanzo di una tristezza lucida e catastrofica, che non lascia filtrare molta speranza nei confronti del genere umano. Una storia che crepa il cuore.

Tom Cruise, Paul Newman
Tom Cruise, Paul Newman

L’uomo che cadde sulla Terra è anche un film inglese del 1976 diretto da Nicolas Roeg (A Venezia... un dicembre rosso shocking), nonché l’esordio al cinema come attore di David Bowie, che sembrava nato per interpretare quel ruolo: un alieno, buffamente ribattezzato con il nome meno alieno di sempre (Thomas Jerome Newton), che arriva sulla Terra dal pianeta morente Anthea per raccogliere i materiali necessari a costruire una navicella che permetta il trasporto dei pochi antheani sopravvissuti; Newton finirà con l’essere catturato e torturato dalle autorità umane, notoriamente poco a loro agio con qualcosa che non capiscono. Questa versione di L’uomo che cadde sulla terra riposa felice nella stratosfera della Storia del cinema non solo per la presenza magistrale di Bowie, ma anche e soprattutto per il lavoro quasi sperimentale di Roeg: già ai tempi della sua distribuzione fu salutato come «Il più intellettualmente provocatorio fra i film di genere degli anni ‘70», oltre a far dire a Roger Ebert che «progetti così artisticamente ambiziosi non saranno mai più possibili nell’ambito dell’industria cinematografica mainstream». E aveva abbastanza ragione, vedere per credere.

L’uomo che cadde sulla terra, infine, è perfino una nuova serie tv distribuita da Showtime – che in realtà non ha ancora un titolo italiano, ma andiamo sulla fiducia, per ora si chiama The Man Who Fell to Earth – affidata all’altalenante penna di Alex Kurtzman; uno che negli ultimi vent’anni ha scritto la maggior parte del cinema spettacolare in circolazione – The Island, The Legend of Zorro, Mission: Impossible 3, Cowboys & AliensThe Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro – e alcune cose poteva onestamente risparmiarsele. Per la televisione, invece, è stato autore del piccolo grande cult Fringe e di due titoli che hanno (ben) rimpolpato l’universo Star Trek, ovvero Discovery e Picard. Kurtzman ha creato la serie insieme a Jenny Lumet, figlia proprio di quel Sidney e già sceneggiatrice di Rachel sta per sposarsi. Dunque abbiamo a che fare con una lunga serie di premesse – romanzo essenziale, da cui è stato tratto film di culto con protagonista l’artista più incredibile del XX secolo, il tutto ribadito in una serie tv/sequel scritta da uno che nella sua vita professionale ha fatto tante cose buone quanti danni irreparabili – che non lasciano particolarmente ben sperare.

Eppure, ed evviva, la puntata pilota di The Man Who Fell to Earth funziona. E funziona anche piuttosto bene. Quarantacinque anni dopo la missione fallita di Thomas Jerome Newton, gli ultimissimi antheani mandano un altro di loro sulla Terra per il definitivo, disperato tentativo di provare a sopravvivere. Il nuovo Bowie (si fa per dire, suvvia) è Chiwetel Ejiofor, bello e alieno come David pur con accezioni differenti; e bravo che la metà basta. Il suo antheano prende a prestito dal fisico britannico il nome di Faraday, raccontandoci in flashback e in prima persona il percorso che lo ha portato, a partire dal traumatico atterraggio e dal primo impatto con gli umani del New Mexico, a diventare fondamentalmente un mix fra Steve Jobs ed Elon Musk.

Chiwetel Ejiofor
Chiwetel Ejiofor

Sulla strada verso il difficile completamento della sua missione, Faraday troverà anche il tempo di farsi insegnare il mestiere di essere alieno sotto copertura nientemeno che dall’originale Thomas Jerome Newton, ormai cieco, alcolizzato e maturato fino ad avere faccia e corpo di Bill Nighy. Ultima curiosità su questa serie che promette cose abbastanza buone: nel ‘76 Bowie avrebbe dovuto comporre una colonna sonora del film, ma per motivi contrattuali non meglio specificati dovette rinunciare nonostante la passione per il progetto, lasciando il posto a John Phillips (The Mamas & The Papas) e al percussionista giapponese Stomu Yamash’ta; Kurtzman ha tappato metaforicamente questo buco di sceneggiatura, intitolando ogni singolo episodio della serie con il nome di una canzone di Bowie. Si parte, chiaramente, con Hallo Spaceboy.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

La serie tv

locandina The Man Who Fell to Earth

The Man Who Fell to Earth

Fantascienza - USA 2022 - durata 55’

Titolo originale: The Man Who Fell to Earth

Creato da: Alex Kurtzman, Jenny Lumet

Con Chiwetel Ejiofor, Naomie Harris, Sarah Hadland, Joshua McGuire, Art Malik, Anthony Adjekum