Non è uno spoiler, lo dice il titolo della serie e lo conferma la voce narrante del deuteragonista Ben nei primi trenta secondi dell’episodio pilota: qua si parla del sesto comandamento, quello che consiglia caldamente di non uccidere la gente. Solo che ho controllato. In italiano l’imperativo di non ammazzare le persone è il quinto comandamento, al sesto troviamo il non commettere adulterio (gli ex atti impuri); questo perché, se capisco bene e senza mancare di rispetto ai secchioni del catechismo, noialtri abbiamo depennato il loro secondo comandamento (ispirato al versetto “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra”), abbiamo fatto slittare gli altri e al nono abbiamo voluto insistere su una sfumatura di adulterio ricordando ai maschietti di non desiderare la donna d’altri. Quinto o sesto che sia, dice molto sulla natura umana il fatto che siamo riusciti a inventarci quattro o cinque robe che riteniamo più importanti di non farsi la pelle a vicenda. Che bestie simpatiche che siamo.

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The Sixth Commandment

The Sixth Comandment è una miniserie BBC in quattro puntate che racconta una devastante storia vera accaduta nel 2015 nel mezzo del nulla inglese, più precisamente nel villaggio di Maids Moreton (840 anime), nei pressi di Buckingham (metropoli da 12mila abitanti). L’ha creata e scritta Sarah Phelps (A Very British Scandal), l’ha diretta Saul Dibb (La duchessa) e a giudicare dall’episodio pilota dovrebbe essere una delle serie più potenti e strappacuore e inquietanti nel senso di “accidenti quanta inquietudine mi mette il genere umano” dell’anno; il tutto a dispetto della locandina più brutta di sempre. Qua siamo andati ben oltre al “non spendiamo soldi per un grafico, la locandina ce la fa mio cugino per 750 euro e un blocchetto di buoni pasto”; qua siamo direttamente a un livello di swag che grida “la nostra miniserie è troppo cazzuta e clitoriduta, possiamo anche permetterci di far fare la locandina al figlio undicenne della produttrice anche se il ragazzino non ne ha troppa voglia”.

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The Sixth Commandment

Il protagonista è Peter Farquhar, ex professore liceale di letteratura specializzato in romanticismo; quel tipo d’uomo che alla sua gran cerimonia di pensionamento, di fronte a tutta la facoltà della scuola cattolica in cui ha insegnato per tutta la vita, nel momento in cui scemano gli applausi prima del discorso dice agli astanti: “Non ho detto di interrompervi”. Allo stesso tempo, però, è anche un anziano che mangia da solo davanti alla tv guardando documentari sulle crociate, poi si titilla ammirando sull’internet polpacci di giovani maschi aitanti appassionati di trekking (non sto inventando nulla) e infine prega per espiare i propri peccati di lussuria prima di coricarsi.

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The Sixth Commandment

Quando si confessa (anche se è più una forma di terapia) si dice da solo che è un omosessuale represso e che persino le sue devianze sono patetiche, non merita di essere amato, anzi: merita la punizione di Gesù Cristo. Ma Gesù se la prenderebbe davvero con lui se fosse felice insieme a un uomo piuttosto che miserabile e lamentoso da solo? È un’ottima domanda, quella posta dal prete terapista, al quale Peter ribatte che per conto di Gesù non saprebbe rispondere, ma è certo che la chiesa non la prenderebbe troppo bene.

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The Sixth Commandment

Farquhar si mantiene vivo e attivo scrivendo romanzi e continuando a insegnare presso l’università di Buckingham. Durante la prima lezione del nuovo anno accademico conosce Ben, studente preparato, interessato e accessoriato di un vistoso crocifisso al collo. Peter è attratto magneticamente e lo rivede per caso fuori dalla classe: il ragazzo è in giro per la città a visitare edifici sacri perché una delle sue passioni, oltre a scrivere poesie, è quella di guardare le chiese. Peter va in brodo di giuggiole, avendo fondamentalmente trovato la sua anima gemella: un uomo devoto, sensibile, appassionato di letteratura e di architettura. Fra i due scatta una scintilla inusuale, ma non per questo meno intensa, e la frequentazione si intensifica finché Ben non decide di confessare il suo amore per l’anziano professore.

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The Sixth Commandment

Il fidanzamento viene vidimato davanti agli occhi di Gesù e del prete terapista; il testamento di Peter viene modificato davanti agli occhi del fratello e della cognata dopo un intenso coming out. La tavola è apparecchiata per quel “accidenti quanta inquietudine mi mette il genere umano” di cui sopra: proprio mentre si gode il primo amore e festeggia la pubblicazione del suo secondo romanzo, Peter comincia a sentirsi inspiegabilmente male, anche in pubblico. Gli esami non riscontrano nessuna anomalia. E contemporaneamente muore anche il cane della vicina di casa Ann, bestiolina che abbaiava a Ben tutte le volte che lo incrociava. Cos’avrà voluto dirci quel bravo cagnolino? Ma soprattutto: quanto è bravo Timothy Spall nel doloroso ruolo di Peter, uomo costretto a odiarsi a causa dei dogmi che ha dovuto seguire per tutta la vita? La risposta è: tantissimo.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.