Avessi fra i sedici e i ventiquattro anni direi che Based on a True Story è una serie piuttosto basata. Lo direi innanzitutto perché avrei fra i sedici e i ventiquattro anni e dunque potrei fare un po’ come mi pare, fra; ma un po’ anche perché non farei torto a nessuno a fare quel giochino di parole qui sulla traduzione del titolo originale (“Basato su una storia vera”) visto che Based on a True Story non è veramente basato su una storia vera; e un altro po’ perché, effettivamente, questa serie targata Peacock – e creata da un tizio (Craig Rosenberg) che è molto più bravo a scrivere per la tv (The BoysPreacher) che per il cinema (Volo 7500, After the Sunset) – è abbastanza basata, nel senso che merita una generica espressione di apprezzamento.

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Based on a True Story

Purtroppo non solo non ho più fra i sedici e i ventiquattro anni, ma soprattutto Based on a True Story si rivolge esattamente a quel pubblico di ultra trentottenni (meglio se con partita Iva e sogni infranti), che non hanno le energie psicofisiche per mettere su MUBI in una serata infrasettimanale ma non vogliono nemmeno arrendersi alla tv decerebrata, e che di conseguenza appartengono a un segmento demografico che statisticamente non ha la minima idea di cosa voglia dire “basato” come lo intendiamo noi giovani d’oggi su cui è stato apposto dello scatarro. Quando verrà distribuita in Italia – è una serie brillante (in tutti i sensi) e ci recitano Kaley Cuoco, la Penny di The Big Bang Theory, e Chris Messina, che avete visto un po’ ovunque ma specialmente in The Newsroom – Based on a True Story andrà a titillare noi non giovani non basati nati negli anni ‘80 e precedenti, ovvero il gruppo più colpito dall’ossessione per i podcast true crime. Ebbene sì. Siamo ancora in zona podcast true crime, dopo due stagioni di Only Murders in the Building e dopo che Saturday Night Live ha dedicato uno sketch all’argomento, decretandone in maniera pop-scientifica certificata l’entrata ufficiale nello zeitgeist.

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Based on a True Story
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Based on a True Story

La storia è quella di una coppia sposata di vecchiezza mista: lui, Nathan Bartlett, è un cinquantenne ex promessa ingrigita del tennis che passa i suoi momenti cacca a rivangare su YouTube i brevi momenti di gloria della sua meteorica carriera stroncata da un infortunio e che prova rabbia e disgusto per quanto si sente invisibile, fallito e inutile; lei, Ava, è una quarantenne agente immobiliare frustrata dal lavoro e dalla vita, che sfoga le ambizioni matrimoniali mai raggiunte lasciandosi andare a fantasie sessuali che non registrano la presenza del marito e passando ogni minuto libero ad ascoltare podcast true crime e a commentare con le amiche le ultime novità nel mondo dei podcast true crime. Ava e Nathan sono in crisi ognuno per conto proprio e pure in coppia, sono incinti di una discreta quantità di mesi e, per una serie di sfortunati eventi concomitanti, sono anche abbastanza squattrinati.

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Based on a True Story

Sono, insomma, vicini vicini al fondo del barile. Finché non entra nella loro vita Matt, affascinante idraulico che viene pagato in natura per un suo intervento – con delle lezioni gratuite di tennis, maliziosi – fa amicizia con Nathan ed entra nelle grazie del piccolo nucleo famigliare. Non fosse che Matt potrebbe come non potrebbe essere il serial killer che terrorizza Los Angeles da un paio di anni a questa parte, esattamente da quando l’idraulico ha detto di essersi trasferito in città. I Bartlett si convincono di aver raccolto abbastanza coincidenze losche per sospettare ragionevolmente di Matt e Ava, colta dal furor sacro del podcast true crime, ha un’idea folle con cui vorrebbe sostituire la solita, noiosa denunzia alle autorità: ricattiamo il serial killer e convinciamolo a raccontare il suo punto di vista nel nostro podcast true crime nuovo di zecca. Cosa mai potrà andare storto?

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Based on a True Story

Anche qui, come in Only Murders in the Building, l’ossessione per quel genere di racconto macabro sulle acrobazie dei serial killer è giusto il grimaldello per entrare nelle vite insoddisfatte dei protagonisti; e anche qui la premessa è svolta nei toni di una commedia che flirta con il grottesco e che non ha paura di mostrare i lati più sanguinolenti della faccenda. A giudicare dal pilota, Based on a True Story prenderà la strada più canonica del thriller, rispetto a quella del giallo enigmistico intrapresa (in maniera sublime) da Only Murders in the Building. La prima puntata lascia presagire una serie divertente e sveglia, senza essere pretenziosa né altezzosa. Praticamente basata, palese.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.