Nonostante tutte le innumerevoli bizzarrie televisive che ci sono passate sotto gli occhi in questa ragguardevole rubrica di serie inedite – comprese suore che combattono tedeschi sul sidecar a bordo di moto da cross – era davvero difficile pronosticare un incipit come quello di Scrublands, originale australiano con già due stagioni (alla inglese, di soli quattro episodi) sul groppone, talmente solide da suggerire una rara proiezione extra-oceanica e una distribuzione negli Stati Uniti.

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Scrublands

La serie, tratta dall’omonimo romanzo dell’australiano che sa scrivere Chris Hammer, inizia con un prete belloccio che dapprima sembra solo fare gli occhi dolci a uno degli adolescenti che sono appena stati a messa, ma subito dopo esce i paramenti sacri e il fucile da guerra, aprendo il fuoco sui fedeli e falciandone una mezza dozzina. Il tutto nella serietà drammatica più assoluta. Maccosa abbiamo appena visto?

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Scrublands

Un anno dopo. Stacco su Martin Scarsden, uno che si capisce subito essere un giornalista perché assomiglia a un Mark Ruffalo leggermente più giovane che non ha avuto la fortuna di trovare l’agente giusto; senza contare che questa sembra proprio la versione di Spotlight sognata dal discendente di un galeotto scozzese.

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Scrublands

Egli, il Mark Ruffalo leggermente più giovane e ancora più cane bastonato, sta viaggiando in mezzo al desertico nulla – come si confà a ogni australiano che si rispetti – per raggiungere la sperduta cittadina di Riversend, nel Nuovo Galles del Sud, dove un anno prima si era consumata la tragedia del prete pedofilo cecchino. Il giornalista è lì per capire cos’è successo al posto in cui si è consumato il fatto di cronaca più allucinante degli ultimi tempi in Australia, e parliamo di un paese in cui i ragni borseggiano le vecchine che hanno appena ritirato la pensione. Viene accolto da una barista/libraia che odia i giornalisti e il modo in cui hanno reso sensazionale la storia del prete, tacciandolo falsamente di pedofilia.

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Scrublands

Martin nicchia e passa alla successiva chiacchierata, quella con l’agente di polizia locale. Scopre che la remota cittadina è sempre stata un posto miserabile in cui vivere – tra siccità, alluvioni, incendi e recessioni economiche – ben prima che diventasse il poligono di tiro di un sacerdote impazzito. Anche il poliziotto, tuttavia, lo liquida con un notevole uno-due passivo aggressivo. Nessuno vuole parlare con la stampa. E allora l’inviato comincia a chiedersi: perché avete rifilato a me questa sòla? Io che sono bravo e bello quasi quanto Mark Ruffalo? Io che ho fatto il reporter nei posti più pericolosi del mondo a intervistare la gente più letale di sempre? Viene fuori che sono mesi che Martin non pubblica un singolo articolo per via di una brutta storia di traumi di guerra. Fargli scrivere una storia facile facile e banale, di quelle che si scrivono da sole, su un posto dimenticato da dio (ops) che sta tentando di riprendersi da un orrido fatto di cronaca è un atto di carità giornalistica.

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Scrublands

Beccami gallina se la storia facile facile e banale non monterà un minuto alla volta – come una marea di australiani che si reca senza fretta al pub dopo il lavoro, ben sapendo che la birra non andrà da nessuna parte – diventando un intricato ginepraio di segreti e mezze verità, in cui tutto quello che abbiamo visto nell’impensabile prologo verrà ribaltato dalle indagini di Martin, il quale affronterà con altrettanta determinazione e irrimediabile fallacia sia i propri demoni interiori, sia i misteri che circondano Riversend e il suo ex parroco, un manzo di nome Byron Swift. Senza timore di smentita, scopriamo in qualche flashback rarefatto che, per due anni, il prete arrivato dal nulla è stato il cuore pulsante di una comunità abbattuta che sembrava aver perso l’ottimismo.

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Scrublands

Con le sue omelie semplici e sul pezzo – che nella sostanza dicevano: a voialtri non vi si fila nessuno perché siete gli ultimi degli ultimi, ma quantomeno Gesù vi ascolta e non ci vedo niente di male nel fare i bravi per non intristirlo troppo – Byron aveva riportato una certa speranza nei cuori di gente rassegnata. Poi, da un giorno all’altro, poliziotti e giornalisti hanno comunicato al mondo che Swift in realtà era un gran pedofilo, e nei giorni successivi Don Matteo Messina Denaro ha fatto la strage che ha fatto, freddando con precisione chirurgica e con altrettanti colpi alla testa cinque dei suoi parrocchiani, prima di farsi volontariamente abbattere dal poliziotto di paese.

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Scrublands

Che nessuno fra le forze dell’ordine, poi, voglia indagare ulteriormente su un parroco di provincia che tiene in sagrestia un fucile da cecchino ed è in grado di centrare la nuca di un uomo distante una cinquantina di metri che sta fuggendo di corsa, quello è un altro paio di maniche. È tutto losco e misterioso in Scrublands, tanto che il cliffhanger con cui si conclude il buon episodio pilota – scopriamo che Swift ha rubato l’identità a un commilitone inglese che è morto davanti ai suoi occhi in un ospedale asiatico – è quasi il particolare meno disturbante. C’è del marcio nell’outback australiano, e non sono solo le carcasse di animale su cui si avventano i saprofagi.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.