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Un incendio visto dall'innesco [ E luce fu(mmo) ].
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Un incendio visto dall'innesco [ E luce fu(mmo) ].

Cosa sta aspettando la "comunità islamica" - ad esempio, in Italia - per poter decidere finalmente ch'è giunto il momento di fondare un suo partito politico che le possa dare una degna rappresentanza?

Cambiando PdV : se sono costretto a confrontarmi con Matteo Salvini (nel mio privato col suo pubblico) perché non posso fare altrettanto con Mohammed Mustafa Abdel Islam?

Eh, facile dirlo.

Però LA questione dell'immediato futuro ( per poter avere un futuro più a lungo (non) termine ) è questa e solo questa.

Sono ateo -[ più o meno da quando ho smesso di credere a San Nicola di Myra. Ma diciamoci la verità : la storia regge : un Elon Musk ante-litteram, con una flotta di avioslitte supersoniche, barbuto, rubicondo, giramondo, rubizzo, panciuto ( e cannibale : evidentemente s'è l'è magnato, Gesù ) e schiavista di umpa-lumpa,

costringe i bambini del primo mondo ad essere buoni se non vogliono far la fine dei loro compagni d'altre latitudini kwashiorkorici, in cambio di una gratificazione, hm, natalizia : cioè : il Genesi è più credibile? Babbo Santa Natale Claus, poi, non mi sembra sia mai stato toccato da inchieste su e condanne per pedofilia…]-, e fosse per me manderei quasi tutte le suore e i preti a spaccare pietre riarse dal sole s'un isolotto croato, quindi immaginatevi quanto possa farmi piacere avere una Democrazia Islamica ( uno scudo mezzalunato ) - pur non al 50% ma al 5% - dopo 50 ( + 20 ) anni di DC, ma è questo che ci garantirà una fraterna convivenza in futuro : una rappresentanza.

Se poi da questo partito politico ( premesso che la questione è tanto politica quanto religiosa, tanto economico-finanziaria quanto contro e "post"-colonialista ) ne uscirà un nuovo Piero Calamandrei [ in quest'era renziana è forse bene ricordare che Firenze non ha prodotto solo, negli ultimi 50 anni, le (fantastiche) paninerie a cinque stelle al lampredotto ] o ne dovesse uscire un nuovo Matteo Salvini ( m'abbasso la miseria e abbondiamo : Renzi ) ciò rimane un'incognita. Determinati, determiniamola. Insieme. 

Playlist film

Francofonia

  • Documentario
  • Francia, Germania, Russia
  • durata 88'

Titolo originale Le Louvre sous l'Occupation

Regia di Aleksandr Sokurov

Con Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth, Johanna Korthals Altes

Francofonia
altre VISIONI

In streaming su iTunes

Un importante memorandum per l'Europa e il mondo che mette al centro l’arte e la pittura, specchio di ciò che eravamo e prova tangibile di ciò che (purtroppo) siamo diventati. Ma anche spazio nel quale le profonde differenze finiscono per annullarsi sovrastate dalla Bellezza che non le riconosce perché aliena alle meschine dinamiche dell’uomo.

Che cosa saremmo noi, chi sarei stato io se non avessi visto dipinti gli occhi di coloro che sono stati uomini prima di me?(Aleksandr Sokurov)

[…] In sottotraccia dunque il film sembra volerci parlare di uno smarrimento generale che attraversa classi e paesi e che i politici non sono in grado non solo di considerare, ma anche di percepire in tutta la sua pericolosità – figuriamoci se possono provare a risolverlo e a trasformarlo in positività e azione (e questo Sokurov ce lo dice a chiare lettere non soltanto quando afferma che è ormai impossibile pensare di avere da loro delle risposte che adesso non sono assolutamente in grado di formulare, ma che di fatto non hanno mai saputo dare, perché ce lo comunica anche (e in maniera molto più limpida e definitiva) attraverso questa singolare escursione nel passato da lui utilizzata per comporre ed orchestrare un disperato Requiem in memoria di ciò che non solo nella sua Russia e nel resto dell’Europa, ma nel mondo intero, è già andato perso per sempre.

Si guarda insomma Francofonia e il pensiero va immediatamente al sacrificio di Khaled Assad, l’archeologo ucciso dai militanti dell’isis [Daesh, NdC] perché difendeva i preziosi reperti del museo di Palmira (“La sua morte - e sono ancora parole del regista -, la distruzione dei siti archeologici, sono atti bestiali, pura barbarie. Davanti ai nostri occhi vengono annientati monumenti secolari. E noi siamo impotenti osservatori altrettanto lascivi dei potenti che dominano gli instabili equilibri di un mondo in ebollizione ai quali abbiamo vigliaccamente demandato le nostre sorti e facciamo davvero troppo poco per svegliarli dal letargo, anche se sappiamo che non dovrebbe essere più possibile tergiversare ancora”).

[…] Uno stato ha bisogno di un museo per esistere (Aleksandr Sokurov)

Il potere - soprattutto quello assoluto dei tiranni - ha sempre cercato di autocelebrarsi attraverso la “ruberia” di uno straordinario patrimonio artistico acquisito come trofeo di guerra da esporre come simbolo di conquista in spazi museali spesso creati ad hoc nel proprio paese, ed era già una grave  prevaricazione. L’isis [Daesh, NdC] però (che era una minaccia ancora in embrione quando il film è stato concepito), con le distruzioni di massa che sta operando, si presenta adesso come una catastrofe ancora più immane perché con la sua insensata cecità quei cimeli li distrugge in nome di una religione che più barbara non si può,, e questo rende il film, al di là della sua bellezza, anche di una attualità davvero sconcertante.

Dalla recensione di @spopola.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Rivoluzione Zanj

  • Drammatico
  • Algeria, Francia, Libano, Qatar
  • durata 116'

Titolo originale Thwara Zanj

Regia di Tariq Teguia

Con Fethi Ghares, Diana Sabri, Ahmed Hafez, Wassim Mohamed Ajawi

Rivoluzione Zanj

Collezionismo Etnologico.

Ibn Battuta -[ nomen omen : XIV° secolo, il Marco Polo del mondo islamico, che viaggiò per l'Africa Sub-Sahariana e per la costa orientale giù sino a Zanzibar, poi dal Caucaso alla Penisola Arabica per tutto il Medio Oriente, e ancora dall'India all'Indonesia su fino al cuore della Cina, incontrando durante le sue esplorazioni anche gli Zanj, protagonisti per un lungo tratto del loro esistere sulla Terra di una delle tante pieghe e ferite nel tessuto spazio-temporale della Storia ( invasione, occupazione, deportazione, emigrazione ) e della Geografia ( che è Destino in Partenza ) che si è cicatrizzata senza lasciare traccia o imago di piaga alcuna o quasi ( affiorano monete dalle fertili pianure di Bassora ), il cui sangue versato è stato subito assorbito dal terreno e si è seccato al sole disperdendosi al vento ]-, un trentenne giornalista algerino ( Fethi Ghares ), sta lavorando ad un servizio s'un gruppo di berberi mozabiti ribelli resistenti rivoltosi verso il governo di regime di Abdelaziz Bouteflika lungo un fronte di conflitto interno nel sud del suo paese, nello uadi M'zab, nel nord del Sahara, quando viene a conoscenza - da parte di questa fazione in lotta per un pezzo di pane, per un mattone a fare d'architrave, per un sorso d'acqua, per le parole del loro nome - di un'antica storia che travasa nella leggenda e la alimenta, senza per questo esserne sminuita, riguardante la rivolta degli Zanj ( 869-883 d.C. ), popolazione swahili-etiope, contro parte del califfato abbaside 
---[ semplificando al massimo : le dinastie califfali degli abbasidi (750-1258), a sud, si spartirono, con l'Impero Bizantino ( ex Impero Romano d'Oriente, 476-1453 ), a nord, il giringiro del Mediterraneo, dopo la Caduta dell'Impero Romano d'Occidente, prima dell'avvento dell'Impero Ottomano (1299-1922) ]---
che in quel tempo e luogo, il sud dell'attuale Iraq, tra le vaste feconde pasture delle immense ubertose paludi dove sorge l'attuale Bassora e Tigri ed Eufrate si scambiano più volte tra loro confluenti e canali autoalimentandosi per sfociare poi a delta nel Golfo Persico, la rese schiava. 

Un taxi per Shatila.

Nahla, una giovane donna di Salonicco ( Diana Sabri ), figlia di esuli palestinesi rifugiatisi prima in Libano e poi in Grecia ( “ Ramallah, Gaza, Gerusalemme : mi sono vietate ” ), parte col frutto di una colletta solidale in tasca da consegnare al sangue del proprio sangue alla volta di Beirut, dove i suoi genitori combatterono sulle macerie della guerra civile ( “ Insegnare urbanistica, che ironia per un palestinese ” ), tra Pasdaran e Hezbollah, contro l'invasione israeliana, e lì vi lasciarono parenti, compagni, amici, combattenti, rimasti. “ In memoria dei nostri fallimenti ”.

Lui le dice in francese : “Anarchie”.
“Anarchia”, ripete lei, nella sua lingua – e sia l'italiano o il francese, e sia il greco o l'arabo, e sia quel che sia –, lasciandosi sistemare con un gesto di noncurante necessaria intimità una ciocca di capelli dietro all'orecchio, ed entrambi proseguono leggendo assieme – incontratisi per caso durante le loro peregrinazioni laiche, i loro viaggi di lavoro e dovere, il loro vagabondare con una meta precisa in mente, quella di dare ai propri passi già percorsi un orizzonte cui tendere l'occhio in ampia prospettiva e riconoscersi, ed erigere un'impalcatura di futuro, insieme rimanendo per una porzione del loro percorso di scoperta –, in un controcanto armonico che si rigenera, brani di René Scherer tratti dalle pagine fresche da poco pubblicate (2008), allora, mentre il film veniva pensato, scritto e girato, di “Pour un Nouvel Anarchisme"; e lui la guarda illuminata dal sole accarezzare le coste dei libri poggiati sugli scaffali accanto alla finestra : Antonio Gramsci, Walt Whitman, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Herman Melville, Michel Butor, Saadi Yousef..., e molti di questi autori verranno letti e declamati lungo lo scorrere del film ( a volte antinomicamente, come Whitman in bocca ai levantini speculatori opportunisti con capitale schroedingheriano : che c'è, financo arabo, ma non arriva ); e lei gli restituisce lo sguardo di rimando osservandolo attraverso l'obbiettivo inquadrarla. Non servono né copertine né passi scelti invece per riscontrare sull'intero film l'impronta di Frantz Fanon ( e perché no, Albert Camus, e quel trapianto di vita che opera Gianni Amelio ne ''il Primo Uomo" : " Chi sono i poveri, mamma ? " - " Siamo noi, figliolo " - " Ah! Allora va tutto bene " ). La ''teoria'' di questo film è ancorata più che mai al Reale.
“ Moby Dick ? " - gli chiede lei, solcando coi polpastrelli il nome stampato s'uno dei volumi - " Dov'è il tuo Leviatano ? ”.
Laggiù da qualche parte, dove il paese si restringe stretto tra i propri confini e quelli degli altri spesso invasi o furiosamente espansi in tentativi di predominio, gettandosi in mare.
“ Parti. Fai come gli altri. Parti ”.

Appuntamento a Samarra.
Una coppia di affaristi-faccendieri-investitori-intrallazzatori-speculatori statunitensi, volutamente macchiettistica decide di voler colmare l'assenza di divertimento che gravità da un po' di tempo sul suolo iraqeno – è un film in cui tutti vogliono ridisegnare le mappe, tocca solo decidere da che parte stare – e per fare questo, facendosi proteggere da contractors che calpestano loro l'ombra misurando a passo d'oca il deserto da orizzonte a orizzonte, si vestono oltre che Armani con l'alibi – iniezioni di politica per zittire quel reflusso gastrico di coscienza – del Patriot Act, piegando i propri scopi per combaciare all'ideale di modello occidentale condiviso automaticamente dal popolo occidentale : Commercio/Pubblicità, illusione, manipolazione dei desideri, soddisfazione per procura : “ Cos'altro e meglio potrebbe aiutare ad arginare il sentimento anti-americano ? “

Disneyland, Iraq. Eretto col sostegno di Chevron, Coca Cola & FaceBook.
Gli stati paria ( rispetto all'islam radicale ), come Siria o Iran, devono sparire, per il bene degli affari yankie in Iraq, e l'Iraq deve continuare a dividersi e unificarsi, come con le fusioni-acquisizioni-liquidazioni-incorporazioni finanziarie.
Il fondamentalismo del Mercato ( ''globale'', parziale ) alleato col fondamentalismo cristiano-destrorso per combattere la non-allenza e il non-allineamento del fondamentalismo islamico. Paghi in dollari o yen, basta che paghi.

Idolatrina Mediterraneo :  

tra gl'imperi bizantino e abbaside, dal IX° secolo al XXI°, da McDonnell Douglas a McDonald's, e quelli UE, ONU, NATO :
le piste carovaniere, le strade del ritorno, i punti di convergenza, le frontiere ammalate : Aggrapparsi alle Rovine per Erigere la propria Storia :

grumi di sangue, orecchie e denti da latte :
dal fronte Polisario del Sahara Occidentale, passando per il confine'' Iran-Iraq / Sciita-Sunnita, la Penisola Araba e il Corno d'Africa, alla caldera Indonesiana : dall'Atlantico per l'Indiano al Pacifico.

Uno spettro si aggira dall'Equatore a Greenwich, in un territorio ballardiano di perplessità armata : i nostri fantasmi sono i vostri.

Qui e Altrove, Ora e Sempre :
Flipper Mediterraneo, Cortile dell'Eden :
mentre Omar al-Mukhtar e Hailé Selassié combattevano le loro battaglie sulle loro terre e sponde […] verrà la guerra, ovvio : c'è chi esporta i propri corpi in fuga, c'è chi esporta fondamentalismi e fascismi. Ma molti di loro non avranno modo di assistervi e parteciparvi.

Film Dagherrotipo.   

Dividi et Impera, Qui e Altrove, Ora e Sempre :
producono Algeria, Emirati Arabi, Qatar e tanta Europa, benevolente embedded alla realtà, performandone uno spicchio.

Un film estremamente lineare, progressivo, quasi percussivo, che si aggira da una sponda all'altra del Mediterraneo con un randomico movimento a spirale, in cui la didascalicità dei dialoghi famigliari ( Ibn e Nahla : “ C'è già una combriccola di politici e giornalisti [ Gramsci : “ L'ambiguo ruolo della piccola borghesia ” ] pronti ad appropriarsi del nostro movimento. Riducono le nostre rivendicazioni a più soldi e più lavoro ” ) si stempera nella furia della verità, e la programmaticità dei dialoghi politico-commerciali ( i due americani : “ Al Qaida [ con l'IS(IS) / Daesh - che allora ancora non c'era - facente parte della maggioranza sunnita all'interno dell'Islam ] e Hezbollah [ della minoranza sciita ] non possono competere con Wall Mart [ Impero del Male ] ) è sublimata dall'idiozia generale più vera del vero. 

Film teorico per eccellenza, che promana dalla rivoluzione : personale, parziale, locale : teoria e rivoluzione, più che escludersi a vicenda, collassano l'una nell'altra, e le risultanze sono crepe di futuro, spiragli di probabili possibilità : dove la visionarietà si sfalda, quando la gente preme. 

Poi il film termina, con un eterno nostos, vorticosamente ciclico ( Syriza, Podemos, M5*, No Global, operai, contadini, studenti, fornai a porre un diaframma semantico e di carne, ossa e sangue contro i reazionari nazionalismi fascisti...), sfociando in un fosco tramonto d'Alba Dorata al mercurocromo, musica montante.
Il film finisce.
E iniziano le Primavere Arabe.
Ma queste sono altre storie. Autunni Caldi. Du Cinéma.

E dopo le primavere, 'nta maccaia de stæ, il macerante solleone di un'estate alle porte sulle secche macerie di Yarmouk Camp ( mentre Teguia gira il film, a Damasco esplode la rivolta. Oggi Yarmouk è implosa, assediata, concentrata, collassata ).
Altro ''esperimento'' ballardiano, ma ottuso.
In Vitro. Ma dal Vero. Per Davvero.

Dalla mia recensione.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

La donna che canta

  • Drammatico
  • Canada, Francia
  • durata 130'

Titolo originale Incendies

Regia di Denis Villeneuve

Con Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard

La donna che canta
altre VISIONI

In streaming su Chili

INCENDIES.

La vita è più strana della morte, la realtà supera sempre la fantasia : non è che la raggiunge, come Achille ( ed in altro ambito il suo tallone : ooo : tatuaggio, marchio, segno : ma saranno il suo volto, il suo viso, la sua faccia ad equilibrare le sue 'gesta', la sua condizione, il suo stato, il suo condizionamento, le sue scelte e le decisioni prese ) non può con la Tartaruga perché l'infinito ( dio (non) ) c'è : è che le è sempre innanzi.

E quando collassa su se stessa, si ritorna allo Zero, all'Infinito.

Inventare lo Zero.  Una Potenza Latente Esponenziale racchiusa-contenuta nell'umanità  ... e cosa ne risulta, invece ?  " Giù le mani dal mio deserto ! ".

[…]

Le Storie del Mondo e delle Umane Genti non sono infinite, per il 99,99 % periodico seguono un totale circoscritto che si reitera, lungo il corso della Storia, con le collaterali e subordinate insorgenze divergenti, ma sempre finite sono.

YOU

Dalla coazione a ripetere subentra la dimenticanza e in questo modo, di nuovo, e periodicamente, ciclicamente, eternamente, può intervenire la Meraviglia.

FORGET

Quel che contraddistingue la Razza Umana : Raccontami una Storia : anche la stessa, siamo macchine fatte per dimenticare : è ciò che ci permette di sopravvivere.

SO

Dai tempo al tempo, guerra alla guerra e sangue al sangue - ma soprattutto dai abbastanza tempo alla guerra e al sangue - e non solo 1+1 farà 1, ma la sequenza 4-2-1-4-2-1 troverà la propria eccezione, e l'impossibile accadrà.

EASILY

E non avrà altro significato che il darci la forza di compiere un altro passo, di addormentarci felici, o di annientarci con l'assurdità insensata che ci tiene insieme.

Dalla mia recensione.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Cous cous

  • Drammatico
  • Francia
  • durata 151'

Titolo originale La Graine e le mulet

Regia di Abdellatif Kechiche

Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Marzouk Bouraouïa, Farida Benkhetache, Sabrina Ouazani

Cous cous
altre VISIONI

In streaming su Chili

LA GRAINE ET LE MULET.

Quello di Abdellatif Kechiche è il cinema più importante e necessario di DOMANI.

E difatti non glielo lasciano fare.

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La Source des Femmes.

La sorgente femminile non è mai in secca e perpetuamente inonda ed irriga di mano d'opera i buoni propositi di riscatto maschili - germogli tardivi dotati però di radici profonde e che hanno già prodotto i loro frutti maturi - più potenti forse di quelli del genere complementare perché fin quando saranno le quote rosa l'argine alla balordaggine Andros potrà star sicuro sul suo piedistallo-divano con la busta paga in mano, ma che rischiano di bruciare per una giornata di sole troppo brillante o di pioggia che insiste a creare marciume al collo del fusto : essa li protegge, li nutre, li persegue.

Donne meravigliose che masticano con la bocca aperta, briciole di paradiso in terra.  

E' un'opera che gravita attorno alla leggerezza. Pericolosa, molto pericolosa : potrebbe addirittura far pensare a qualche sprovveduto che il mondo possa eventualmente anche essere, in qualche recondito anfratto, tra l'angiporto e i carrugi, un bel posto.

In una Marsiglia/Sète non mai nominata ( nominata anzi come ipotesi ideale, come sottinteso accanto, distante e lontana, più esemplarmente che geograficamente ) ma Simbolo : può essere la ''metropoli'' a pochi chilometri come dall'altra parte del pentagono rosso-bianco-blu o del globo intero.

Prima di normalmente s-finire sul selciato : a ricevere un piatto insperato o una musata sull'asfalto, nella sua rappresentazione letterale, incarnazione fisica, come conseguenza e concretizzarsi del più classico degli incubi : una coazione a ripetere d'inestirpabile avviluppo in un loop d'inestricabile circolarità spinta, reiterata, estenuante...

" E' così che funziona in Francia. Le regole d'igiene sono molto severe, almeno in Francia è così ".

[…] Héritage.

Il patrimonio di Slimane ( un granitico, scarnificato e totemico Habib Boufares ) è la sua vita fin'ora. Ed ora con la liquidazione licenzia il proprio sogno.

Ricostruisce sé stesso. E più che reinventarsi...diventafinalmente, ulteriormente, definitivamente sé stesso.

E' ancora un obbligo morale, per lui : è un peso che porta volentieri. L'ultima occasione di farsi urgenza e necessità.

E lo fa con la pervicacia inesorabile delle cose che si lasciano accadere e poi ti schiantano entrando in stallo.

Libro di Giobbe, versione credibile ( presimprestitori di motorelle ).

Famiglia allargata, generosa, complementare, esplosa, egoista, slabbrata...

Dalla mia recensione.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Ana Arabia

  • Drammatico
  • Israele, Francia
  • durata 84'

Titolo originale Ana Arabia

Regia di Amos Gitai

Con Yuval Scharf, Sarah Adler, Uri Gavriel, Norman Issa, Yussuf Abuwarda

Ana Arabia

Voulez-vous plonger avec moi, ce soir ?

La tragedia, per sua stessa natura, è inevitabile.
Amos Gitai ben lo sa.
E se ne stracatafotte.

Dal particolare al totale, dal cortile al quartiere, dal personale al politico, dall'isolato alla città : le rosee dita dell'alba ( o del tramonto, in questo caso ) accarezzano Jaffa e Bat Yam.

Parole, parole, parole : ne conosciamo la canzone, il ritornello fa : “ Chi entra ad Auschwitz vigliacco, ne uscirà vigliacco. Chi ci entra bugiardo, ne uscirà bugiardo “. Orecchiabile, no ?

Perché : “ Così sarebbe stato verde, e non giallo “.

I.   Dissodamento.   Pozze di Cielo.   Sarchiare.

E' cocciuto, Amos Gitai : a volte proprio non vuole ( o non riesce ad ) ammettere che il mondo è solamente un'autentica merda fumante perennemente estrusa ( si prenda ad esempio il meraviglioso, commovente finale che deflagra speranza sul corpo di Rose-R.Pike e Diana-D.Bespechni di “(Hotel) Promised Land”, o per contro il poetico, poetico - così poetico, nevvero ? -, arrancare nel fango di “Kippur”, o il trascinarsi dai dotti alle gote solcandole il viso delle versate lacrime da N.Portman nel prologo di “Free Zone” ), e l'orizzonte è soltanto uno sfintere che sta per richiudersi, per sempre, senza più nemmanco la prospettiva di un posticino caldo seppur incomodo in cui rifugiarsi e stare, vegetando.

E' cocciuto, Amos Gitai : ricordandosi del piccolo esperimento girato per “11'09''01” ( posizionando il cortometraggio in piano-sequenza - uno dei tanti p/s che costellano il curriculum dell'autore, si pensi per esempio alle carrellate che esplorano le inquadrature-sequenza di “Esther” - per quel che incide in una carriera quarantennale come la sua, classe 1950 ) ne espande il ''tecno-genere''
[ così come esistono i generi di commista (o pura) sostanza ( guerra, comico, orrore...non-ficton mockumentary, reportage teatrale...), ci sono i più rari generi di (commista o) pura forma : piano sequenza, soggettiva, piano fisso, split screen, monocromia...]
invertendone ( ma non del tutto ) la materia e l'essenza
[ in quel caso il solito fatto di cronaca locale scompariva schiacciato ed escluso di fronte all'insolito fatto di cronaca estera, ma Yael, come la pubblicista televisiva che s'improvvisa reporter in zona di guerra nel cortometraggio del 2002 ambientato a Tel Aviv nel pomeriggio dell'11 Settembre 2001, è tanto ''miope'' quanto sicura di sé, è tanto inadeguata come personaggio quanto perfettamente forzata il giusto figura grimaldello fuori-sopra le righe ma, rispetto alla sua collega, s'è (fatta trovare) preparata per l'occasione, o almeno non era in diretta il 12 Ottobre 2002 (Bali), il 7 Luglio 2005 (Londra), il 26 Novembre 2008 (Mumbay) ]
e moltiplicandone per sette l'estensione cronometrica ( siamo ai livelli ( per durata ) del Macbeth tarriteo e dell'Arca Russa sokuroviana ), impugnando una Arriflex Alexa, per lasciarla andare ( in parte, agganciandola appesa ad un dolly/gru ) solo alla fine…

II.   Scasso.   Li Comandava l'Amore.   Estirpare.

Yael ( Yuval Scharf ), giovane giornalista/reporter che s'intuisce possa essere alle prime armi ( in un grande giornale ) tanto quant'oppure già rodata ( in una testata minore ), gira per le strade di un'enclave-quartiere cuscinetto posta tra Jaffa e Bat Yam, alle porte di Tel Aviv, cammina rasente i colorati muri di calce scrostata e s'inoltra per le vie di ciottoli, piastrelle, mattoni e quadrotte di cemento sguardo in alto per gli stretti vicoli e le nascoste corti che s'aprono ad ogni svolta di passo, sfiorando aiuole incassate tra la pietra millenaria e porticati in avanscoperta verso la luce, nel tentativo di catturarne il più possibile lo stillicidio tramontante, qualche forzatamente casuale sguardo in macchina, turista della storia e del (anche suo) presente : parla con gli abitanti del posto, uno dei quali la stava aspettando ( preavvertito o meno, la stava aspettando, appena la vede, capisce che la stava aspettando : e così sarà per tutti gl'incasuali appuntamenti esauditi successivi cui andrà incontro Yael ) : ascolta ciò che quelle genti hanno da dirle in risposta alle sue semplici, dirette, quasi ottuse domande
( non è vero che non ci sono domande stupide o sbagliate, ma l'abisso che divide l'ignoranza e l'impreparazione da una tecnica scolastica e magistrale ben assorbita in corpo acerbo si colma con un balzello da fermo, una volta imparati quegli automatismi elastici che allo sperimentale innestano l'empirico ),
e prende qualche appunto
[ s'è già detto di quanto il suo personaggio sia pleonasticamente fuori dal mondo...perché utilizzato dal regista come personale grimaldello per scassinare il reale ( le vite dei suoi co-protagonisti e la storia di Palestina e Israele ) di cui...si sa già tutto...compreso il fatto che prima del '48 quel luogo non era il Paradiso in terra, né alcun Eden di sorta : Yael non è certo la sola ad essere ottusa e miope : e Gitai vuol bene alla loro pericolosa ingenua inadeguatezza scatenante irrisoluzione ]
sul suo classico taccuino di culto e moda ( low cost, high brand ) : per esempio, appena Yussuf ( Yussuf Abu-Warda ) le dice il nome dei suoi tre figli – avuti proprio con Hanna Klibanov aka Ana Arabia ( Io, Arabia ) - Yael se li segna subito, i nomi : i nomi infatti possono aiutare a ricostruire un'intera storia orale appena sentita ed archiviata solamente nella memoria a breve termine, i nomi : i nomi possono fare questo. 

III.   Spietramento.   Per guardia un muro di ortiche.   Mondare.

Basta un nome, e un'intera storia s'estrud'espuls'al mondo richiamata alla mente dalla memoria dichiarativa e procedurale, pescandola tra le circonvoluzioni della corteccia cerebrale e il magazzino più fondo delle strutture sottocorticali, tornando a solidificarsi : da una memoria vissuta, trasmessa passando per le corde vocali di chi l'ha percorsa in prima persona , giungendo a timpano-martello-incudine-staffa-coclea di chi la riceve e ne testimonia il verbo, e subito chimicamente trascritta con inchiostro simpatico su pergamena temporanea di neuroni e sinapsi, e finendo recuperata ''infine'' --- il processo di ricordare implica sempre una riscrittura, e nella riscrittura intervengono sempre minimi errori e modifiche in/consapevoli : si sopravvive a tutto perché siamo in grado di compartimentare i ricordi tremendi, arrivando fin quasi a dimenticarli, o per lo meno a renderli irraggiungibili, protetti in subrutine inscardinabili, ma sopravviaviamo anche e altrettanto perché siamo in grado di non dimenticare, all'occorrenza, e di ricordare tutto ciò che ci può tornare utile --- con procedura inversa arrivando allo stylo ( radio-ulna-polso-carpo-metacarpo-flessori-polpastrelli ) impugnato : altro inchiostro, vero questa volta, ed altri occhi, che scrivendola e rileggendola tentano di riviverla raccordandosi in parte a chi quella storia l'ha vista, vissuta e attuata essendovi completamente immerso e parte/attore integrante e costituente.
I nomi, possono questo ed altro. Dei semplici sconosciuti nomi messi o financo elencati al posto e nella giust'adeguata maniera, risvegliano paesaggi inesplorati, tempi impercorsi, incontri mancati. I nomi, dei semplici nomi soltanto, possono fare di un libro un bestseller : la Bibbia docet ( ossimoro inverato ).

IV.   Semina.   Insomma, è andata così.   Sognare ( la nostra casa crollare ).

Yael ( ribadendo : una Yuval Scharf splendidamente inadeguata, perfettamente in parte, orgogliosamente timida ), la gazzella aliena della metropoli Tel Aviv, continua il suo girovagare a spirale, pantografando l'arretrato luogo della grossa cittadina di provincia costola della capitale dell'impero, posta poco più a sud di essa ( dove mentalmente-materialmente è più facile andare a Gaza, a Gerico, a Nablus, a Ramallah, piuttosto che pochi kilometri più a nord...), coi compassi delle sue gambe : il bisogno naturale di parlare che le famiglie del posto dimostrano di avere la trova catalizzatrice e la scopre confidente di questa semplice, arcaica, incredibile, liminale, archetipica storia ( la stessa che da sempre ha Portato Avanti il Mondo : lo Scambio di Sangue, e di Vedute ) : e la stessa MdP, lo stylo-pianosequenza ( "ardua/ardita" tecnica, semplicità retorica, didattica sussidiaria dottrina ), se ne nutre.

V.   Irrigazione.   Ospiti dei nostri ospiti.   Ana Arabía ( mi manca ).

Le scene con Yael e i maschi portano a discorsi politici, intermezzi involontariamente comici, e tocchi di ( pur marginale ma deducibile, possibile, sottesa ) violenza.
Le scene con Yael e le femmine, straziano il cuore. E quando poi c'è in campo anche Sarah Adler
( che interpreta Miriam, una dei figli di Hanna Klibanov, la bambina cresciuta in Polonia, sopravvissuta ad Auschwitz, emigrata in Israele, convertitasi all'Islam divenendo Siam Hassan per amore di un palestinese che sposerà e da cui avrà molti figli, che la chiameranno Ana, per fare prima : la sua Storia sono la casa, il frutteto, il marito, i figli, eccola la sua Storia, fondamentalmente esperibile, vicaria di se stessa ),
c'è ancor più Luce ( anche se oramai sta calando oltre la parentesi liquida dell'orizzonte, il deserto irrigato a forza in contro-fuori-campo ).

“La terra ce l'abbiamo già, ci manca solo il sogno”.

E' una soddisfazione sostenibile, quella in cui abitano i personaggi, le persone di "Ana Arabia", forse il film più ipertimicamente maniacale [ contro ogni Utile Disperazione che il Presente (Eterno) Govern(at)o vuole propinarci ] di Amos Gitai, che si spinge oltre il Libro delle Trame ( il cui numero è finito, ed una delle quali racconta di come lo scopo dell'Umanità sia di portare Dio a compimento...con Estrema Conoscenza, però, non per fede cieca e ottusamente semplificatoria ) e che - siccome Volere è ciò che Avere desidera ritrovare - ci racconta di come saremo sempre banditi da qualche (altro) Eden.

Autore, è ora che tu te ne vada, lasciaci vivere.

Dalla mia recensione.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Redacted

  • Guerra
  • USA, Canada
  • durata 90'

Titolo originale Redacted

Regia di Brian De Palma

Con Kel O'Neill, Ty Jones, Daniel Stewart Sherman

Redacted

Il giallo virò in oro, miele, in un seppia scuro e sinuoso mentre l'assassino mascherato flagellava con una lama troppo bianca la sua vittima, l'eroina che indossava solo un body blu notte, che poteva solo correre, accucciarsi e nascondersi, a gambe nude, le unghie dei piedi smaltate che catturavano ogni particella di luce come se potesse assorbire l'energia della macchina da presa. Cane che abbaia, diceva il sottotitolo. Vetro che si rompe.
Improvviso primo piano della vittima, il trucco sbavato, gli occhi dilatati dal terrore.
Ancora singhiozzi.

T. Coraghessan Boyle - "Talk Talk" 
...Body Double, Femme Fatale, the Black Dahlia, Passion...

Vinceredacted.
La prima vittima della guerra è la verità ( Smoking Gun ).
E allora rivolgiamole contro le sue stesse armi, razzle dazzle.
L'insorgere di multipli PdV : occhio-memoria, supporto biologico e chimico, animale-manufatto, retina e pellicola, analogico e digitale, clouds e server, supporto orale, passaparola di bocca in bocca, segnali di fumo, fuochi nella notte e ceneri a impolverare i giorni, supporto cartaceo, passamano di foglio in foglio, telefono, radio, televisione a circuito chiuso e satellitare, e cortocircuiti ridondanti dis-senso : la 'pellicola' HD che riprende uno schermo di video sorveglianza in un gesto di memoria diretta condivisa, labile, non-interpretabile, embedded, fino all'errore kubrickiano che rivela l'infallibilità del regista che si rende consapevolmente fallibile : il PdV impossibile della donna iraqena sul sedile posteriore dell'automobile al check-point in vece della MdP nel reportage artefatto a modo e a regola d'arte :
la Sarabanda ( il Quarto Movimento della Suite n.4 in Re Minore HWV 437 trascritto per Orchestra da Leonard Rosenman ) di G. F. Händel ''dal'' Barry Lyndon : DePalma si mette nei panni dei produttori-registi del documentario francese che ricrea immaginando le loro scelte artistiche e sceglie il brano che secondo il loro PdV sarebbe stato perfetto a commento del reportage.

Il Tutto è Più della Somma delle sue parti :

Video Diario, Handy Cam HD, data in alto a sx, effetti ( dissolvenze incrociate, pixelature, vortici...) amatoriali in entrata e in uscita.
Documentario, non-Fiction, lavoro di montaggio e colonna sonora, le immagini mentono, anti-propaganda.
TG reti all-news, logo in alto a dx.
Eveline.
YouTube & C.
Circuito AV interno di sorveglianza.
Servizio Giornalistico Free Lance Embedded.
E-Mail.
Chat Line ( Skype ).
Registrazione AV a scopo medico-documentale reparto psichiatrico militare.
Registrazione AV interrogatorio tribunale militare.
Lettura Babilonese di W. Somerset Maugham >>> John O'Hara, verso Samarra.
Fotografie.

...e LA fotografia : una ricostruzione artistica - un'istantanea reale : DePalma la lascia al fondo dei nostri occhi alla fine del suo film e quest'immagine doppiamente inventata ed esponenzialmente autentica della pellicola, un'iconografia ricostruita di un evento concreto che non ha avuto né ladri di sguardi né testimoni ( ma processi e condanne almeno si ), DePalma la impone ai nostri occhi come un'ultima goccia salata e rossa di finzione che ci restituisce la verità del momento, per un momento, che però si sedimenta nell'incredulità del riconoscere la verità mentre si guarda la sua immagine latente sviluppata dalla sporca e cattiva coscienza collettiva, la loro, la nostra, e tutto quel che accade e non accade mentre...Stiamo a Guardare :

Abeer Qassim Hamza al-Janabi ( 28 Febbraio 1992 - 12 Marzo 2006 ) :
" Zahra / Farah " di Taryn Simon.


E il Cinema. 

Se non le si volevan vedere ( un'Oida Reale e Concreta, come Guernica : " E' stato lei a fare questo ? " - " No, siete stati voi " ), le fotografie a compendio ed epigrafe in outro al film, l'elemento del crimine, prima di tutto non dovevano essere compiute, perpetrate, commesse.
" Com'è, bombardarli e sparare va bene, ma scoparne una no ? Chi lo dice che la fica non sia come il cuore o il cervello ? " : Alex De Large - Soldato Jocker.
Re(d )Acted. RiotAct. Reader. Ri-Editare. Redarre. Redux.

Da Paul Virilio a Ernest Junger [ passando come se nulla fosse da Baudrillard ( una pistola è una pistola, una fotografia è una fotografia, una fotografia di una pistola è una fotografia, una fotografia di una pistola è una pistola ) a Deleuze ( Tassonomia...dei supporti di registrazione e de-codificazione AV ), da Mandelbrot a Merleau-Ponty / Husserl, da Sebald a Debord, da Augé a Langewische, e financo spingendosi verso R.Dawkins, J.Diamond, E.O.Wilson...], la sostanza dell'essere umano : in Peckinpah - the Wild Bunch bambini e formiche/scorpioni, in De Palma - Redacted scorpioni/formiche e soldati-bambini.

Mai come in questo caso 2 + 2 = 5...
La falsità rivelata, e il risultato ch'è superiore alla somma delle parti...

Dalla mia playlist, “Hail To the Thief”.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

American Sniper

  • Azione
  • USA
  • durata 134'

Titolo originale American Sniper

Regia di Clint Eastwood

Con Bradley Cooper, Sienna Miller, Luke Grimes, Jake McDorman, Kevin Lacz, Cory Hardrict

American Sniper
altre VISIONI

In streaming su Microsoft Store

THE HURT LOCKER.

Fronte Esteso, Guerra Eterna.

Il fronte eterno e infinito sul quale gli americani combattono percorre tutto il pianeta.
Non c’è ritorno a casa, non c’è tregua.
La guerra continua.”

Alessandra Daniele – CarmillaOnLine

Nun c'ho rimorsi / e mo ce torno pure.

De Angelis - Venditti

Paola Turci


Schola Cantorum

Alberto Griso (Puglielli)

Gabriella Ferri

Baustelle

 

«Siamo i giganti verdi dei detersivi, solo che noi andiamo in giro a ripulire il mondo col mitra. Quelle che abbiamo fatto fuori oggi sono le persone più meravigliose del mondo: quando torneremo a casa di sicuro non troveremo più gente a cui valga la pena di sparare»

Crazy Earl – Full Metal Jacket

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Niente da nascondere

  • Drammatico
  • Francia
  • durata 117'

Titolo originale Caché

Regia di Michael Haneke

Con Denis Podalydès, Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Annie Girardot, Nathalie Richard

Niente da nascondere
altre VISIONI

In streaming su Amazon Prime Video

CACHÉ

Rilevanza: 1. Per te? No

Terraferma

  • Drammatico
  • Italia, Francia
  • durata 88'

Titolo originale Terraferma

Regia di Emanuele Crialese

Con Donatella Finocchiaro, Filippo Pucillo, Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello, Tiziana Lodato

Terraferma
altre VISIONI

In streaming su Chili

Finding Abdel.

Il calo della rete di circuizione da subito ci dice : questo è cinema.

" Ma è vero che salvare li cristiani in mezz'a o mare è proibito ? "

In asperitate maris ( montis ) pro humanitate.

L'immigrazione clandestina è un reato innanzitutto fiscale.

La Bossi-Fini, la 189/2002 ( '''evoluzione''' della Turco-Napolitano ), e successivi decreti interministeriali per es. quello del 14 luglio 2003, come altre compie un ''reato morale'' ancor più grave perché la verità è che non solo non c'è alcuna legge, '''ovviamente''', che vieti di prestare soccorso a chi si trovi in balia delle onde e corra anche non immediato pericolo di vita ma rischi semplicemente in gergo 'tecnico' di perdersi in acque aperte, ma che, ovviamente, esista la legge opposta, ovverosia l'obbligo, da parte sia di imbarcazioni militari che civili, commerciali che di diporto, di prestare soccorso alle persone in alto mare : il conflitto morale cortocircuitante con il buon senso e la legislazione, col diritto e pure col senso comune, della Bossi-Fini e dell'immaginario berlusconiano ( o D'Alemiano : vedi il naufragio, l'affondamento della motovedetta-carretta Kater I Rades speronata dalla corvetta della marina militare italiana Sibilla nel 1997 ), è respingente, irricevibile, ributtante proprio per questa doppia falsificazione della realtà.

Se tu, italiano turco o tunisino, salvi delle genti in acque internazionali, hai il preciso dovere, oltre che verso la logica, verso le leggi di portare queste persone in salvo al porto più vicino ( col rischio di vederti sequestrata l'imbarcazione ed il pesce, che si sa, dopo tre giorni...). E se quel porto è Malta allora fai rotta verso LaValletta. Se Malta ti vieta l'approdo hai due opportunità : se sei una portaerei U.S.A., hai l'occasione per sfoltire un po' di artiglieria in eccesso e la scusa buona per rinnovare l'armamentario, se no, fai rotta verso Lampedusa. Se lo scoglio in mezzo al mare ha alle spalle un governo forte allora ci penserà lui con una leggera scrollata di spalle a rimettere sulla giusta rotta Malta ( sono qui ad invocare il fantasma di Craxi, signori ), altrimenti, com'è, accetti la laurea honoris causa dall'università di LaValletta.

Finis Terrae ( Lektionen ( lezioni e preghiere inascoltate e inesaudite ) in Finsternis ) :

Non è questione di praticare il sillogismo : la solidarietà è buona >>> Terraferma è un film ( nelle intenzioni ) solidale con chi l'epoca della Bossi-Fini ( e della Turco-Napolitano e delle addende ex-post-già(m)mai fasciste di Maroni ) la vive sulla propria pelle, ergo >>> Terraferma è ( per forza ) un buon film.

Ne riconosco tutti i limiti, ma trovo forse più...'coraggioso', parola sbagliata, ''voler bene'', allora, a certi film, piuttosto che considerarli in toto figli e amanti e complici di un sistema para-televisivo ottundente che, per lo meno in quanto a regia, nel film di Crialese non riscontro, e in parte, questi limiti, non li ri-trovo così 'fondamentali' o soverchianti nell'opera stessa.

La 'portata' documentale [ che, a dirla tutta, piega la Bossi-Fini al proprio discorso, ne semplifica - e quindi ne banalizza -  l'orrore, a tratti, forse, distorcendola ( cosa buona e giusta...così impara/no !) ] della breve opera di Crialese finirà per essere una testimonianza crudele e devastante dell'Italia di oggi, fra vent'anni [ è vero che, di certo, adesso, può poco e nulla ( sempre che debba ) sia al Cinema che in prima serata probaile nei bellissimi di rete4 ].

Però trovo che ci spieghi molto bene. Non so se lo faccia a ''noi'', al suo pubblico ( 'qualunque' esso sia ). Ma ci inquadra benissimo.

Affondare.

 

Io Sono un Cane - “Summer On a Spiaggia Affollata”

 

Dalla mia recensione.

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No

Il Trono di Spade

  • Serie TV
  • USA
  • 8 stagioni 74 episodi

Titolo originale Game of Thrones

Con David Benioff, Dan Weiss, Peter Dinklage, Emilia Clarke, Lena Headey

Tag Fantasy, Storia corale, Potere, Sesso, Fantasy, Medioevo

Il Trono di Spade
altre VISIONI

In streaming su NowTV

Adesso la "comunità islamica" non ha più scuse, perché prima poteva asserire: "Ogni giorno in Iraq, Siria, Afghanistan muoiono centinaia di persone vittime dei bombardamenti statunitensi, europei e russi e del terrorismo interno, e a voi non interessa". 

Ora sanno che non ce ne frega un cazzo manco dei nostri.

 

//www.filmtv.it/imgbank/POST_page/additional-works-zahra-farah_53f359d006605.jpgAbeer Qassim Hamza al-Janabi ( 28 Febbraio 1992 - 12 Marzo 2006 ) :
" Zahra / Farah " di Taryn Simon (Brian DePalma - Redacted).

Rilevanza: ancora nessuna indicazione. Per te? No
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