San Francisco, giugno 1973: il leader di una gang in Chinatown, Yip Yee Tak, viene ucciso da un colpo di pistola. A essere condannato per l’omicidio è Chol Soo Lee, immigrato coreano ventenne su cui piomba una pesante sentenza di ergastolo. Ingiustamente. Perché Chol Soo Lee non ha commesso quel reato, ma agli occhi della (bianca) giustizia appare come il capro espiatorio perfetto per chiudere il caso il più velocemente possibile: «un teppista di strada», con accusa di furto e riformatorio alle spalle, che armeggiando nella sua stanza con una pistola aveva fatto partire inavvertitamente un proiettile con lo stesso calibro .38 di quello che ha ucciso Yip Yee Tak.

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Free Chol Soo Lee

Così Lee si ritrova al posto sbagliato nel momento sbagliato, colpevole solo per una serie di sfortunate circostanze, vittima soprattutto di un razzismo sistemico incapace di distinguere e discernere, che guarda un ragazzo coreano, giovane e solo, giunto in un paese in cui si sente diverso e vede uno straniero (un “asiatico”) da incastrare in una guerra tra gang finita male; quel razzismo raccontato qualche anno fa, nel 2019, da Ava DuVernay nella miniserie When They See Us, sul tremendo errore giudiziario che ha segnato le vite di cinque ragazzi innocenti di New York. Anche il documentario Free Chol Soo Lee, disponibile su MUBI, racconta di una riprovevole falla nel sistema giudiziario e detentivo statunitense.

locandina
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Passato al Sundance e presentato proprio in questi giorni al Busan International Film Festival, l’esordio di Julia Ha e Eugene Yi ripercorre, attraverso un ricco materiale di repertorio, il calvario di Lee, che comincia con l’accusa e incarcerazione nel 1973 e termina con un nuovo processo, dieci anni dopo, nel 1983, quando finalmente viene riconosciuto l’errore, a cui segue una difficile lotta per ritrovare il proprio posto da uomo libero in una società che lo ha rigettato, schiacciato, umiliato. Nel 1977, durante gli anni di carcere, tutta la vicenda di Chol Soo Lee arriva all’attenzione del giornalista investigativo K.W. Lee, anche lui coreano, che si interessa subito al caso, incontra il detenuto, indaga su di lui e sull’omicidio.

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Free Chol Soo Lee

Si prende a cuore la vita di Lee, forse perché - come racconta nel doc - in lui vede quasi un doppio di sé, la sua “versione sfortunata”, il suo rovescio, quello se sarebbe potuto accadere. Le indagini e gli articoli di K.W. Lee mettono pubblicamente in dubbio il verdetto, la condanna, il modo in cui è stato incriminato. E sono la miccia che accende un fuoco. Ad alimentarlo contribuiscono poi gli attivisti che seguono il fatto e che portano alla nascita di un vero e proprio comitato di difesa per Chol Soo Lee, capace di coinvolgere la comunità asiatica in Usa. In 86’ minuti, i due registi riassumono nel film una parabola densa di dettagli e persone coinvolte (tra gli altri, anche il noto avvocato difensore Tony Serra), passano attraverso il materiale d’archivio narrando i nodi di questa storia vera, restituiscono un breve ma chiaro quadro che ritrae le zone d’ombra della società statunitense.

Autore

Giulia Bona

Giulia Bona è nata a Voghera e ha studiato a Milano, dove si è laureata in Lettere moderne e Studi cinematografici con una tesi su Agnès Varda e il riciclaggio creativo. Riempiva quaderni di storie e pensieri, dava inchiostro alla sua penna sul giornalino della scuola, ora scrive per Film Tv. Ama leggere, i sentieri di montagna, la focaccia e sorride quando vede un cane.

Il film

locandina Free Chol Soo Lee

Free Chol Soo Lee

Documentario - USA 2022 - durata 86’

Titolo originale: Free Chol Soo Lee

Regia: Julie Ha, Eugene Yi

Con Chol Soo Lee, Jeff Adachi, K.W. Lee, Tony Serra, Leonard Weinglass, Ranko Yamada

in streaming: su MUBI iTunes