Cosa puoi dirgli a un film che ha ispirato l’unica religione monoteista al mondo (il dudeismo) che sicuramente non finirà invischiata in jihad, crociate o faccende similari? L’avverbio l’abbiamo messo, e non ce ne pentiamo, perché non c’è dubbio che i seguaci del drugo (the dude, “il tipo”, in lingua originale) abbiano ben altro a cui pensare piuttosto che imporre la loro (corretta) visione del mondo al resto dell’umanità. C’è il bowling, innanzitutto. Poi ci sono le cannette. E il terzo vertice della trinità, quello che di solito nessuno si calcola più di tanto (un saluto al negletto Spirito Santo), potrebbe essere ben rappresentato dalle musicassette dei Creedence Clearwater Revival.

Non sono i Creedence, però, ad accompagnare l’incipit de Il grande Lebowski. L’onore spetta, infatti, a una delle più celebri canzoni western dell’epoca moderna americana, Tumbling Tumbleweeds (traduzione improbabile in italiano: rotolacampo rotolanti), composta all’inizio degli anni ‘30 e resa celebre dalla versione dei Sons of Pioneers. È tutto così violentemente Stati Uniti della frontiera – l’erba che rotola nel deserto, un pezzo cantato dai “Figli dei pionieri” – che l’unico altro suono possibile era la voce calda, baffuta e dal marcato, mellifluo accento western di Sam Elliott.

È lui, narratore impossibilmente onnisciente (e, più in là nel film, altrettanto impossibilmente presente in carne e ossa) a introdurre alla perfezione il nostro protagonista: “Nel lontano Ovest conoscevo un tipo, un tipo di cui voglio parlarvi. Si chiamava Jeffrey Lebowski. O almeno così lo avevano chiamato gli amorevoli genitori. Ma lui non se ne serviva più di tanto. Jeffrey Lebowski si faceva chiamare “il drugo”. Già, Drugo. Dalle mie parti nessuno si farebbe chiamare così. Del resto con Drugo erano parecchie le cose che non mi quadravano”. Mentre Elliott preconizza le stranezze noir in cui verremo invischiati per le prossime (quasi) due ore, sullo schermo appare l’impagabile Jeff Bridges in divisa da drugo – ciabatte di gomma, bermuda e maglietta “bianca”, accappatoio (grigio? Marrone? Di colore indefinito?) e occhiali da sole – impegnato in una spesa notturna: un cartone di latte, già aperto prima di arrivare alla cassa, da pagare con un assegno per il valore di zero virgola sessantanove centesimi di dollaro.

Il tutto mentre in tv George H. W. Bush fa brutto a Saddam Hussein per fomentare la Guerra del Golfo, faccenda che lascia il nostro piuttosto indifferente – d’altronde c’è un fondamentale torneo di bowling alle porte. “Lo dico solo perché a volte si incontra un uomo, non dirò un eroe... perché, che cos’è un eroe? Ma a volte si incontra un uomo, e sto parlando di Drugo, a volte si incontra un uomo che è l’uomo giusto al momento giusto nel posto giusto, là dove deve essere. E quello è Drugo, a Los Angeles. E anche se quell’uomo è un pigro, e Drugo lo era di sicuro, forse addirittura il più pigro di tutta la contea di Los Angeles, il che lo mette in competizione per il titolo mondiale dei pigri... Ma a volte si incontra un uomo... a volte si incontra un uomo... Ah! Ho perso il filo del discorso! Bah, al diavolo! È più che sufficiente come presentazione”. Ecco, ha detto tutto Sam Elliott.

Questi invece i titoli di testa

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per Film Tv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

Il film

locandina Il grande Lebowski

Il grande Lebowski

Commedia - USA 1998 - durata 117’

Titolo originale: The Big Lebowski

Regia: Joel Coen

Con Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, Philip Seymour Hoffman, David Huddleston

in streaming: su Chili