This is the End

Un trip lisergico di quattro minuti, senza dialoghi. Quadro fisso con porzione di cielo e foresta di palme. Il suono innaturale, manipolato, delle pale degli elicotteri. Uno dei quali invade l’inquadratura, corpo estraneo e mostruoso. Sale un fumo giallo dal basso, sabbia e polvere, preludio alle fiamme dell’Inferno. Partono le note di una delle canzoni più depressive della storia del rock, The End dei Doors. Il quadro resta fisso ma i fumi aumentano fino all’esplosione improvvisa del nefasto Napalm. Le fiamme divorano l’oggetto principale dell’inquadratura, gli alberi. L’esplosione coincide con la voce di Jim Morrison che canta “This is the End”. E Apocalypse Now è un film che parla della Fine, dell’umanità e del suo raziocinio.

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Apocalypse Now

La Guerra nella Mente

La cinepresa si muove lentamente a destra per testimoniare l’estensione dell’incendio ed entra in campo, in dissolvenza incrociata, il volto rovesciato del protagonista Martin Sheen/Willard: le pale degli elicotteri si trasformano in quelle del ventilatore sul soffitto della sua stanza. L’intersezione delle immagini restituisce i pensieri di Willard: mentre fuma, l’immagine in sovrimpressione inquadra le fiamme e, in un’ulteriore sovrapposizione, la testa di Sheen è appaiata a quella di una statua del Buddha (non capovolta). Gira l’inquadratura, riportando in posizione diritta il volto: si esce dalla soggettiva e vengono inquadrati gli oggetti nella stanza e la mano aperta, come arresa, di un’altra presenza. Sigarette, alcol, pistola. “And all the children are insane” canta Jim Morrison. L’immagine torna sul viso rovesciato di Martin Sheen che apre gli occhi e ci guarda, diritto in macchina, con sguardo al contempo spaventato e accusatorio. Forse, come denuncia l’inquadratura successiva, sta solo guardando le pale del ventilatore. Zoom sulla finestra a rivelare Saigon, oltre la serranda avvolgibile.

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Apocalypse Now

Non è un film sul Vietnam, è il Vietnam

Tutto questo è la perfetta contestualizzazione del film che vedremo, un atto surreale sul lato oscuro di una guerra perseguita con tanta pervicacia da rasentare la follia. Allucinato, oltraggioso e visionario, il film di Coppola prende le mosse da Cuore di tenebra di Joseph Conrad e dagli articoli per Esquire del corrispondente Michael Herr ma è nato in altri lidi, scritto da John Milius nel 1968 con l’ausilio di George Lucas che doveva dirigerlo. A Coppola interessa restituire il delirio mentale di chi abita questo altro-mondo e disquisire dell’intera civiltà umana, accompagnandola nei suoi riti di sangue e miti primigeni: per farlo ha pagato un prezzo alto, contendendo a Fitzcarraldo di Werner Herzog il podio per i costi psicologici e fisici di una troupe. Quella prima, fondamentale scena, però, nacque per caso, fra improvvisazione e ripensamenti, recuperando parti di pellicola già scartate: il paradosso di iniziare un film con la frase “This is the end” ha dato il La ad un’opera mortifera magistrale. La canzone dei Doors torna verso il finale, a rimarcare una delle scene più sconvolgenti e macabre e a ricordare allo spettatore che, in questa storia, se c’è stato un inizio non poteva che portare con sé la Fine sin dal principio.

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Apocalypse Now

Alice nel paese delle Meraviglie

Gli occhi aperti del capitano Benjamin Willard aprono un universo sui suoi pensieri: ha l’incarico di scovare ed eliminare il colonnello Kurtz, cancellando dalla Storia il suo stato autarchico in Cambogia. Il suo percorso avventuroso rappresenta allegoricamente la depravazione cui può giungere l’essere umano durante la guerra. Come in un Alice nel paese delle Meraviglie horror, fa vari incontri sinistri ed è testimone di vari atti di violenza, soprattutto quelli che l’essere umano compie su se stesso, stuprando la propria mente, fino al delirio di onnipotenza. Quest’incipit ipnotico dà anche la misura del passo del film, con il protagonista in sospensione sonnambolica all’interno di un incubo, nel cuore delle tenebre da cui è impossibile tornare indietro, una volta toccati dal morbo della distruzione degli altri e di sé. Tutti gli inquietanti suoni che s’odono sono l’eco di una mente che va in pezzi durante un’introspezione delirante: la guerra infetta per sempre. Senza prese di posizione politiche, portando tutto su di un piano esistenziale, Coppola capì che, per restituire l’orrore della guerra, bisognava testimoniarne i danni mentali, la stupidità dei suoi attori, la megalomania dei suoi comandanti, lo stato alieno ed alienante dei suoi scenari fuori dal Tempo e dallo Spazio.

Autore

Niccolò Rangoni Machiavelli

Nato a Londra, cresciuto respirando cinema (è fratello di Nicoletta Machiavelli), ne scrive dal 1991 (Alienante, Cinema è, Fleshout, Cinemalibero) e, dopo studi di filmologia, estetica, storia del cinema e regia, è stato regista di provini e collaboratore al casting di film come Marquise e Il testimone dello sposo. Dopo aver diretto qualche cortometraggio, ha pubblicato saggi su David Cronenberg, Steven Soderbergh e Tonino Guerra, tenendo rassegne (Cinecenando) e lezioni conviviali (Oltre lo Schermo). Firma storica della rivista di cinema on-line Gli Spietati, ne è al momento il vicedirettore.

Il film

locandina Apocalypse Now

Apocalypse Now

Guerra - USA 1979 - durata 147’

Titolo originale: Apocalypse Now

Regia: Francis Ford Coppola

Con Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Frederic Forrest, Sam Bottoms, Laurence Fishburne

Al cinema: Uscita in Italia il 14/10/2019

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