Il braccio violento della legge (The French Connection, 1971), diretto da William Friedkin e prodotto da Philip D’Antoni, è uno dei migliori film americani di tutti i tempi (tra i primi 100 secondo l’American Film Institute) vincitore di cinque premi Oscar (film, regia, sceneggiatura non originale a Ernest Tidyman, montaggio a Gerry B. Greenberg e ovviamente miglior attore Gene Hackman). Riconoscimenti rari per un film percepito come “di genere”, ma la cosa ha nobilitato molti altri polizieschi degli anni 70 creando un filone, il neo-noir, riconosciuto come tale anche dalla critica americana, che contempla vette d’autore come Chi ucciderà Charley Varrick? (Don Siegel, 1973), Mani sporche sulla città (Peter Hyams, 1974) e naturalmente Serpico (Sidney Lumet, 1973) e Il lungo addio (Robert Altman, 1973).

Walter Matthau, Andrew Robinson
Walter Matthau, Andrew Robinson

La storia del film, tratta da un’inchiesta giornalistica, ruota intorno al traffico di droga da Marsiglia a New York gestito dal milieu marsigliese il cui capo è il raffinato Alain Charnier (Fernando Rey), sul quale indaga un rozzo poliziotto, “Popeye” Doyle (Hackman appunto), con metodi sbrigativi e risoluti. Nei primi anni 70 era ancora Marsiglia lo snodo internazionale del narcotraffico, secondo una tradizione criminale nata negli anni 30 dall’intuizione di due gangster, Paul Carbone, corso, e François Spirito, di origine italiana, interpretati al cinema con nomi diversi da Delon e Belmondo in Borsalino (Jacques Deray, 1970).

Alain Delon, Jean-Paul Belmondo
Alain Delon, Jean-Paul Belmondo

Dopo la Seconda guerra mondiale il business passa nelle mani dei corsi capitanati dai famigerati fratelli Guerini, in particolare Antoine e Memè (ma erano ben sei). Secondo alcuni pentiti e qualche giornalista, i Guerini furono alleati di Lucky Luciano durante il suo esilio coatto a Napoli, e organizzarono insieme il traffico in Usa con sbocco a New York. Il mafioso siciliano però ha negato pubblicamente di avere mai avuto a che fare con i marsigliesi sostenendo che fosse Vito Genovese il loro tramite.

Mentre il film è nelle sale, il flusso di eroina da Marsiglia alla Grande Mela è così intenso e inarrestabile che persino il presidente Richard Nixon denuncia in diretta tv la French Connection. Siamo già negli anni del dominio di Gaëtan Zampa, capace di organizzare viaggi da un quintale di droga per volta senza che nessuno lo beccasse. Ci provò il giudice Pierre Michel (che collaborò anche con Giovanni Falcone), assassinato brutalmente nel 1981, quando ormai Palermo aveva sostituito la città francese come punto di partenza del traffico. La storia del giudice Michel e di Tano Zampa è stata raccontata nel film French Connection (Cédric Jimenez, 2014). Veniamo all’incipit di Il braccio violento della legge).

Primo fotogramma su schermo nero l’indicazione geografica... sbagliata!! La scritta è Marseilles ma il nome della città è senza la s, naturalmente. A parziale risarcimento di questa faciloneria tutta americana - nonostante il filo francesismo di Friedkin che in seguito, per un periodo, nel sud della Francia ci vivrà - ecco il primo piano della Bonne Mère, come i marsigliesi chiamano la basilica di Notre-Dame-de-la-Garde, simbolo della città.

Zoom a retrocedere fino al totale di Vallon des Auffes, il porticciolo sottostante, a un paio di chilometri dal Vieux Port, sulla corniche Kennedy. Un tizio dai modi circospetti spia Chenier che esce da Fonfon insieme a un’altra persona, parlando fitto fitto senza poter essere ascoltato. Salgono su una macchina di grossa cilindrata e se ne vanno.

" data-credits=
Il braccio violento della legge

La seconda sequenza dell’incipit inquadra il Bar de la Samaritaine al Vieux Port, ancora lo stesso tizio in appostamento, questa volta colto da uno zoom in avanti. Con questi due carrelli ottici opposti Friedkin “abbraccia” la città, rende riconoscibile il contesto, crea anche una sensazione esotica e straniante rispetto all’ambientazione principale del film, che sarà Manhattan.

" data-credits=
Il braccio violento della legge
" data-credits=
Il braccio violento della legge


E dopo i due zoom può finalmente “entrare” nel cuore di Marsiglia, il Panier, dove l’uomo seguito con lo sguardo raggiunge la propria abitazione e trova nell’atrio Marcel Bozzuffi che gli spara in faccia. Tre sequenze quindi, non cronologicamente consequenziali.

" data-credits=
Il braccio violento della legge

Capiamo che sono tempi diversi perché l’uomo assassinato veste in modo differente: un giubbotto di pelle nella prima scena, uno spolverino bianco nella seconda, un altro blu nella terza. Attraverso l’ellissi, Friedkin vuole farci capire che il tizio, presumibilmente un poliziotto, segue Chenier da tempo, e non lo molla mai. Finché non interviene il sicario del boss.

" data-credits=
Il braccio violento della legge


Bozzuffi è l’ennesimo grande italien del cinema francese. Originario di Parma come Lino Ventura, anzi di Bardi, dove la famiglia gestiva il Caffè Bozzuffi oggi ribattezzato Bar della Piazza, nel centro del paese. Ma torniamo al Vallon des Auffes. Rispetto alle riprese, non è cambiato! Solo l’insegna di Fonfon è stata spostata al piano alto e da trattoria popolare il locale è diventato un po’ più pretenzioso (la Bouillabaisse costa 55 euro, ma resta tra le migliori credo al mondo).

" data-credits=
Il braccio violento della legge

All’epoca era il luogo dove mangiavano operai e pescatori e il cui proprietario, che aveva fatto la Resistenza, non faceva entrare i fascisti. «Malgrado l’insistenza di alcuni clienti, da lui trovavi solo Le Provençal e La Marseillaise. Non Le Méridional (giornale di destra, nda). Fonfon meritava la mia assiduità», scrive Jean-Claude Izzo (Casino totale, 1995). Anche La Samaritaine non è cambiata, insegne e interni sono gli stessi di 50 anni fa. È il Vieux Port a essere diverso, oggi cuore turistico della città pieno di locali senza storia e senza identità con prezzi assurdi. Resiste solo, dall’altro lato del canale, il Bar de la Marine, dove Marcel Pagnol scrisse alcuni dei suoi testi sacri. Ma questa è un’altra storia.

Autore

Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

Il film

locandina Il braccio violento della legge

Il braccio violento della legge

Poliziesco - USA 1971 - durata 104’

Titolo originale: The French Connection

Regia: William Friedkin

Con Gene Hackman, Fernando Rey, Roy Scheider, Marcel Bozzuffi, Tony Lo Bianco, Frédéric de Pasquale

in streaming: su Disney+ Prime Video