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In Serie (48) : “the Terror” (stag. 1) : "There is wonder here, Captain".
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In Serie (48) : “the Terror” (stag. 1) : "There is wonder here, Captain".

Non finirà.
La sofferenza non finirà. La nausea non finirà. I brividi non finiranno. Il terrore non finirà.
Crozier si contorce fra le coperte ghiacciate della cuccetta e vuole morire.
Dan Simmons - “the Terror” - 2007
(ediz. ital. Mondadori - "la Scomparsa dell'Erebus" - 2008 - trad. di G.L.Staffilano)

“Una forza inarrestabile, che si scontra con una massa inamovibile.”
L'esteso fronte d'onda del gelido volume d'acqua salata si solidifica ghiacciando con un lasco schianto sull'arida vastità costiera del desertico entroterra ciottoloso.  
Un confine, un ponte, un limite, un limine, una muraglia, un passaggio.
Il principio della salvezza o il sigillo della fine.

Dove, quando, chi, come, perché.

Circolo Polare Artico. Tra i ghiacci semi-eterni del Passaggio a Nord-Ovest, lassù, sconfinando nel Mar Glaciale Artico alla sommità dell'emisfero boreale, dove Franklin e Crozier, al comando del tre alberi Erebus e della bombarda Terror, dotate ciascuna di un motore da 20 CV e dagli scafi rinforzati di lastre di ferro, acquistarono fame e freddo e persero sonno e vita tra l'estate e l'inverno del 1847-'48, cercando una via per il Pacifico più veloce e sicura di Capo Horn.

John Barrow, per quarant'anni il Secondo Segretario dell'Ammiragliato britannico, organizza l'ennesima spedizione esplorativa. La Terra è tonda, la Sterlina chiede una via marittima breve per passare dall'Europa all'Asia. Partiti da Londra a metà maggio del 1845, 24 ufficiali e 110 uomini d'equipaggio (poi ridotti di cinque unità prima della partenza definitiva, riducendo così a 129 le vittime finali totali), imbarcati su due navi, la Erebus e la Terror (già utilizzate per altre precedenti esplorazioni artiche, antartiche e tropicali da James Clark Ross), avvistati per l'ultima volta nel luglio dello stesso anno da una baleniera nella baia di Baffin, finirono col passare tre inverni (quello del 1845-'46 nei pressi dell'isola di Beechey, e quelli del 1846-'47 e 1847-'48 nei pressi dell'isola di Re William) bloccati sul pack dell'artico canadese: gli ultimi uomini morirono nella primavera del 1848 (tra di essi Francis Crozier e James Fitzjames, mentre John Franklin morì già nel giugno '47), tentando un quasi impossibile (troppo tardi: troppo malati, debilitati e sfiniti e troppe poche provviste rimaste) odisseico-anabasico ritorno alla salvezza, alla “civiltà”, a casa, puntando a sud per tentare di attraversare l'intero Canada continentale.

Saturnismo (e “secondariamente” botulismo) dallo scatolame sigillato male col piombo fuso delle saldature entrato in diretto contatto col cibo e dalle tubature e cisterne dell'impianto di desalinizzazione a vapore dell'acqua marina; e poi scorbuto, broncopolmonite e tubercolosi per forza di cose.
Il cannibalismo non aiutò: quando un animale al vertice della catena alimentare mangia un suo consimile intossicato da metalli pesanti, il veleno si accumula esponenzialmente.
E poi Tuunbaq, già. 

 


“Is God here, Captain? Any God? It doesn't matter. This place is beautiful to me, even now. To see it, with eyes as a child's. There is wonder here, Captain.”
Il dottor Harry Goodsir al Capitano Francis Crozier

Sulla Bestia e sul Dio.

Bellum Omnium Contra Omnes: ritornando gli esseri umani allo stato (brado, al grado zero) di natura, ecco che niente affatto paradossalmente entra in scena e in gioco (siamo epigeneticamente fatti per credere, è per questo che sopravviviamo: conoscere, scoprire ed apprendere è il passo successivo, superiore, ulteriore) la mitopoiesi arcaica ed archetipica del Dio-Bestia, dell'Uomo-Animale. L'occidentale clerico-illuminista regredisce al Tempo del Sogno, ma si scopre estraneo ad esso: duplicemente impreparato.

“Chi è più veloce a capire il tuo valore lo è anche nel riuscire a capire i tuoi difetti.”

Dan Simmons, produt. esec. e autore del soggetto non originale -[che, nei ringraziamenti in esergo al suo romanzo, cita parte della crew tecnica ed artistica di “the Thing from Another World”: oltre a 7 attori del cast principale e secondario: Dmitri Tiomkin (musiche), Charles Lederer (co-sceneggiatura), Chrystian Nyby (co-regista), Howard Hawks* (co-sceneggiatore, co-produttore e co-regista non accreditato), e infine James Arness (the Thing), dimenticandosi di Ben Hetch (co-sceneggiatore non accreditato), Russel Harlan (fotografia) e John W. Campbell (autore del soggetto non originale)]- fa entrare in scena Tuunbaq in medias res, già a metà del primo capitolo (prolettico rispetto al flusso del romanzo, essendo situato nel 1847), e così fa - con le dovute differenze - David Kajganich, il creatore e co-showrunner (sceneggiatore del tribolato “the Invasion”, tolto a James McTeigue ed affidato ad Oliver Hirschbiegel, e di due film - di cui è anche produttore - di Luca Guadagnino, “A Bigger Splash” e l'imminente remake/reboot di “Suspiria”), sin da subito, facendone pronunciare il nome già durante il prologo ambientato in una prolessi ancor più spinta in avanti, poco prima della “fine” (circolare).

* L'editor di Mondadori (non so l'edizione originale) lo scrive “Hawkes”...

Tuunbaq, il Divoratore di anime, dopo essere comparso nel prologo sotto forma di nome pronunciato, e nel secondo episodio in carne, ossa, muscoli, pelliccia, artigli e zanne, è assoluto protagonista del penultimo, pur non comparendovi, mai. Comparirà invece nell'epilogo, uomo selvaggio + orso polare + totem/spirito guida, con inserti dell'intelligenza del gorilla di montagna e nello sguardo il riflesso vacuo degli occhi dello squalo bianco, creato da una CGI grezza, basica, funzionale, paradossalmente iperrealistica.

“Da postilla a paragrafo principale.”

Sulla Persona e sul Tempo.

Dan Simmons adotta diverse tecniche narrative: l'esperienza di Francis Crozier, vice (è irlandese) comandante (ruolo che ricoprì pochi anni prima agli ordini di James Clark Ross in Antartide) della spedizione e capitano della bombarda cannoniera (varata nel 1813, partecipò alla Guerra Anglo-Americana per poi essere dislocata nel Mediterraneo) a tre alberi di classe Vesuvius - riadattata ai ghiacci polari con un motore a vapore da 20 cavalli e il rafforzamento della prua - HMS Terror (un vulcano dell'Antartide), è declinata in terza persona quasi sempre al presente e quella di John Franklin - l'uomo che si mangiò le scarpe, e che mai assaggiò carne umana -, il comandante (“Non la prima scelta. Neanche la seconda. E nemmeno la terza”) della spedizione e capitano della bombarda cannoniera (varata nel 1826 e messa di stanza nel Mediterraneo) a tre alberi di classe Hecla - riadattata ai ghiacci polari con un motore a vapore da 20 cavalli e il rafforzamento della prua - HMS Erebus (un vulcano dell'Antartide), sempre in terza persona ma all'imperfetto, mentre il dottor Harry Goodsir (chirurgo e naturalista assurto al ruolo di capo medico della spedizione per forza di cose: l'accumularsi dei cadaveri dei suoi superiori) spesso si racconta da sé con le pagine del proprio diario: prima persona presente (in divenire, ch'è già passato).

“Il naso e lo stomaco non distinguono ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ma io si. Io si.”

Solitary, poor, nasty, brutish, and short: Dan Simmons, ancora dal Leviatano di Thomas Hobbes, estrapola constatazione e speranza, conforto e consolazione, sia pur'anch'e soltanto la minuscola meraviglia di una curva catenaria (il processo fisico-geometrico, e quindi matematico, per cui gli igloo stanno in piedi) di-spiegata a ripiglino, e riesce ad elidere dalla sentenza empirica e sperimentale almeno la prima condizione umana espletata dal termine “solitary”: erge un tumulo di mortalità contro l'avanzare sferzante, divorante, annichilente della morte.

Eppure, nonostante questa montagna di associazioni con tutto ciò che è soave e venerabile e sublime, sempre nell'idea più profonda di questo colore si acquatta un che di ambiguo, che incute più panico all'anima di quel rosso che ci atterrisce nel sangue.
È questa qualità inafferrabile che rende l'idea della bianchezza, quando è separata da associazioni più benigne e accoppiata con un oggetto qualunque che sia terribile in se stesso, capace di accrescere quel terrore fino all'estremo. Ne sono prova l'orso bianco polare e lo squalo bianco dei tropici; cos'altro se non la loro bianchezza soffice e fioccosa li rende quegli orrori ultraterreni che sono? È quella bianchezza spettrale che impartisce una bonarietà così orrenda, più ancora ripugnante che spaventosa, alla fissità ottusa del loro aspetto. Tanto che nemmeno la tigre con le sue zanne feroci, avvolta nel suo mantello araldico, può scalzare a un uomo il coraggio meglio dell'orso e del pescecane dal sudario bianco.
Hermann Melville - “Moby-Dick; or, the Whale” - cap. XLII (la Bianchezza della Balena) - 1851

 


Enciclopedia della Cambusa.

Primi 6 episodi diretti in alternanza da Edward Berger (“Tatort”, “Deutschland 83”, “Patrick Melrose”) - anche prod. esec. - e Sergio Mimica-Gezzan (“BattleStar Galactica”, “Saving Grace”, “Under the Dome”, “the Pillars of the Earth”, “Hell on Wheels”, “the Bridge”), e ultimi 4 da Tim Mielants (“the Tunnel”, “Peaky Blinders”, “Legion”: e con quest'ultima condivide allucinati orizzonti desertici: gelidi o bollenti), che riesce a creare un film-nel-film (3 ore sulle 8 totali), compatto e sempre più progressivamente d'inesorabile disperazione panica, dissennata, irreversibile.

Altri produttori esecutivi: Ridley Scott [le scene in interni, sul pack e notturne sono state girate negli ungheresi teatri di posa di BudaPest - gli stessi di "the Martian" -, mentre gli esterni sono stati ospitati dalla desolazione lunare dell'isola di Pag(o) in Croazia], Soo Hugh (anche co-sceneggiatrice/showrunner), David W. Zucker...

8 marzo.
Quel giorno l’acqua trasportò vicino a noi un animale bianco, come quello che, comparso sulla spiaggia di Tsalal, aveva causato un incredibile tumulto tra i selvaggi. Avrei potuto catturarlo, ma fui colto da un’improvvisa indifferenza che me lo impedì. L’acqua era salita ancora di temperatura, tanto che ormai immergerci la mano era impossibile. Peters parlava poco e della sua apatia non sapevo che pensare. NuNu respirava e nulla più.
9 marzo.
La sostanza bianca e cinerea ci pioveva addosso copiosa. A sud, la cortina di vapore si era come per incanto levata sull’orizzonte e cominciava ad assumere una forma distinta. Non saprei a che cosa paragonarla se non a una cataratta senza fine che silenziosamente precipiti in mare da un immenso e lontano monte del cielo. A sud questo sipario gigantesco chiudeva l’orizzonte in tutta la sua estensione, ma da esso non proveniva alcun suono.
21 marzo.
Un’oscurità sinistra si distese su di noi, eppure dalle lattee profondità dell’oceano si levava un bagliore di luce che veniva a lambire i fianchi dell’imbarcazione. Eravamo quasi sopraffatti dalla pioggia bianca e cinerea che si abbatteva su di noi e sulla canoa, sciogliendosi però al contatto con l’acqua. La sommità della cataratta si perdeva confusa in lontananza, sebbene le stessimo evidentemente andando incontro a folle velocità. A tratti vi scorgevamo ampie e repentine incrinature al cui interno regnava una confusione di immagini fluttuanti e indistinte, dalle quali scaturivano venti forti, possenti ma silenziosi, che nel loro corso squarciavano il mare ardente.
22 marzo.
L’oscurità era diventata ancora più fitta, alleviata soltanto dal bagliore dell’acqua che rifletteva il sipario bianco calato davanti a noi. Uccelli giganteschi, d’un bianco livore, sbucavano incessanti da dietro al velo, urlando l’eterno Tekeli-li! e sottraendosi alla nostra vista. A questo punto Nu-Nu, sul fondo dell’imbarcazione, si scosse, ma toccandolo ci accorgemmo che aveva reso l’anima. Stavamo ormai per precipitare nell’abbraccio della cataratta, dove un abisso si spalancò per accoglierci. Ma ecco levarsi sul nostro cammino una figura umana velata, di proporzioni ben più vaste di qualsiasi essere umano. E il colore della pelle della figura era del bianco assoluto della neve.
Edgar Allan Poe - “the Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket” (cap. XXV) - 1837-'38

Cast imperdonabilmente portentoso:
Jared Harris - Francis Crozier (“Happiness”, “the Ward”, “Certain Women”, “Fringe”, “Mad Men” (Lane Pryce), “the Expanse”, “the Crown”), Ciarán Hinds - John Franklin (“the Weight of Water”, “Miami Vice”, “the Tiger's Tail”, “Margot at the Wedding”, “There Will Be Blood”, “Life During WarTime”, e “Game of Thrones”, in cui interpreta il personaggio col nome più fico di tutti i tempi: Mance Ryder), Tobias Menzies - James Fitzjames, il vice di Franklin sulla Erebus (che qui, a bordo, sul pack e sul deserto di pietrisco artico reincontra i suoi compagni di set di “the Crown”, Jared Harris, e “Game of Thrones”, Ciarán Hinds), Paul Ready - Harry Goodsir (già indimenticabile nella splendida “Utopia” e qui...altrettanto), Adam Nagaitis - Cornelius Hickey (una rivelazione internazionale), Ian Hart - Thomas Blanky (“Dirt”, “Luck” (Lonnie!), “BoardWalk Empire”, “Vinyl”), che qui s'adorna di forchette indigeste e scorge per primo (e unico: verrà “poi” Roald Amundsen...) il Passaggio a Nord-Ovest, Nive Nielsen - Lady Silence, (cantautrice coi suoi the Deer Children, e “the New World”), che non può non far ritornare alla memoria una sua antipodica (da inuit a fuegini) consimile, la Fuegia Basket del magnifico “Questa Creatura delle Tenebre” (dal verso shakespeariano This Thing of Darkness...la riconosco mia”, contenuto ne “la Tempesta”, atto V - scena 1) del compianto Harry Thompson [altro memorabile, poderoso, commovente, emozionante romanzo dedicato a e incentrato su due fondamentali figure storiche: Robert FitzRoy, il Capitano del brigantino Beagle impegnato in svariate missioni di rilevamento cartografico in Sud America (col cuore dalle Falkland alle Galapagos), e un suo giovin passeggero in uno di questi viaggi, tal Charles Darwin…], Greta Scacchi - Lady Jane Kranklin (“Heat and Dust”, “Good Morning Babilonia”, “the Player”, “Jefferson in Paris”, “la Tenerezza”)… E almeno un'altra dozzina di “secondari” fenomenali. Comparsata veloce di Charles Dickens, storicamente accurata, m'ad ogni modo a tal proposito va qui ricordato il “Drood” di Dan Simmons, sulla genesi e il destino dell'omonimo (“The Mystery of Edwin Drood “) ultimo romanzo, rimasto incompiuto, dell'autore de il Circolo Pickwick, Canto di Natale, David Copperfield, Casa Desolata, Tempi Difficili, Racconto di Due Città, Grandi Speranze e il Nostro Comune Amico.

[…] La vita non si può arginare come un lento corso d'acqua. La vita deborda sempre e sommerge le pene di un uomo, si richiude sopra un dolore come il mare sopra un corpo senza vita, a prescindere da quanto amore è andato al fondo. E il mondo non è cattivo.
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«[…] Mia cara, sono al limite estremo delle mie risorse».
[…] Fece scivolare la lettera piegata fra i due bottoni del semplice corpetto nero e appoggiata la fronte contro il vetro della finestra rimase là fino al crepuscolo perfettamente immobile dando a lui tutto il tempo che poteva risparmiare. Andato! Era possibile? Mio Dio, era possibile? Il colpo era arrivato attutito dagli spazi della terra e dagli anni d'assenza. C'erano stati giorni interi in cui non aveva mai pensato a lui - non aveva tempo. Ma lo aveva amato, sentì di averlo amato, dopo tutto.
Joseph Conrad - “the End of the Tether” - 1902

 


Di nuovo in Viaggio.

Minimi e massimi comun denominatori a proposito di una seconda stagione che renderebbe questa serie una serie antologica, oltre che senz'ancora un titolo onnicomprensivo che racchiuda tutte le stagioni:
- Contesto storico reale (metà dell'800 - XIX° sec.) non obbligatorio (antichità, medioevo/rinascimento, modernità/contemporaneità, futuro).
- Contesto geografico reale (artico ... antartico, alpino, himalayano) non obbligatorio (Amazzonia, Patagonia, Africa desertica e pluviale, e Madagascar, India, Cina, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, Indonesia...).
- Elemento misterico, fantasy, fantascientifico: obbligatorio.

Da parte mia, spero in e tifo per Ernest Henry Shackleton (uno dei tanti progetti kubrickiani mai andati in porto).

Un boccone alla volta, l'Artide si sarebbe inghiottita le tracce rimaste. Via via che il ghiaccio sull'Isola di re Guglielmo si trasformava in poltiglia, che a poco a poco ridiventava ghiaccio, il succedersi delle stagioni risucchiava i resti in uno strato di terra e licheni schiacciato da nuovi strati di neve presto durissima - e di misteri. Se anche c'erano stati dei diari con la storia della spedizione, ormai erano scomparsi in quel ciclo inesorabile. Niente sarebbe stato più ritrovato.
In estate, le zanzare che Franklin si rifiutava di uccidere infestavano l'Isola di re Guglielmo. In inverno, il ghiaccio che Franklin non temeva di affrontare premeva sulle sue rive. E il Passaggio a nordovest, che Franklin aveva cercato andando incontro alla catastrofe, si nascondeva sulla sua costa orientale, simbolo eterno della futilità.
Fergus Fleming - “Barrow's Boys” - 1999
(ed. it. Adelphi - “i Ragazzi di Barrow” - 2016 - trad. di Matteo Codignola

Attendo la traduzione italiana di “the Rifles” (1994), il sesto volume dei “Sette Sogni” (“Seven Dreams: a Book of North American Landscapes”) di William T. Vollmann.

- http://www.nationalgeographic.it/viaggi-avventure/2014/09/10/news/la_nave_ritrovata_170_anni_dopo-2281926/
- http://www.nationalgeographic.it/viaggi-avventure/2015/10/11/news/scoperta_erebus_nave_spedizione_artica_franklin_scomparsa_1846-2801113/
- http://www.nationalgeographic.it/viaggi-avventure/2016/09/13/news/ritrovamento_terror_della_spedizione_franklin-3234522/

L'inua di Francis Crozier ancora vivo e vitale in Taliriktug non s'illudeva che la vita sarebbe stata altro che misera, sgradevole, bestiale e breve.
Ma forse non sarebbe stata anche solitaria.
Dan Simmons - “the Terror” - 2007

Romanzo: * * * ¾ (****)
Serie: * * * * (¼)     

Playlist film

Passaggio a Nord Ovest

  • Avventura
  • USA
  • durata 122'

Titolo originale Northwest Passage

Regia di King Vidor

Con Spencer Tracy, Robert Young, Ruth Hussey, Walter Brennan

Passaggio a Nord Ovest

In Dvd a 12,48 €

altre VISIONI

Anabasi, Iliade, Odissea, Eneide.

Poco più di mezzo secolo dopo, prima di quella fatale, John Franklin parteciperà alle sue prime spedizioni via mare e terra (1819-'22 e 1825-'27).

Verrà poi, nel 1903-'05, Roald Amundsen, a chiudere il cerchio. 

Rilevanza: 2. Per te? No

Civiltà perduta

  • Avventura
  • USA
  • durata 140'

Titolo originale The Lost City of Z

Regia di James Gray

Con Charlie Hunnam, Tom Holland, Sienna Miller, Robert Pattinson, Angus MacFadyen

Civiltà perduta

IN TV Sky Cinema Cult

altre VISIONI

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