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Utopia

2 stagioni - 12 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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di mck
8 stelle

The Future is Dark, the Utopia is Lemon Yellow/ Lime Green. But not Red.

 

"Utopia" - Stag. 1 (2013) e 2 (2014) - serie terminata (?)  :  * * * * 

 

 

Premessa. 

 

“Dottore, ho un'unghia incarnita.”
“Setticemia, cancrena, sepsi, necrosi : che mi si porti un trinciapolli o una gran sega!” 


È l'era della protesi, bellezza, ci siamo dentro, la plasmiamo e lei ci restituisce il favore : ce la mettiamo tutta per essere Dio, ma la qualifica è ancora ferma a quella di Apprendista Stregone.
La scopa di saggina coi secchi in legno e fasce di supporto e sostegno ad anello in metallo è ancora incontrollabile : lei è un bravo attrezzo, assolve al proprio compito affidatole, compie bene il suo dovere : sono gli ordini ad essere sbagliati.
Il punto è che non c'è alcun dio al di sopra di noi pronto ad intervenire per porre rimedio agli errori che continuamente commettiamo [ in buona (per ignoranza, incapacità, inadeguatezza, stupidità) o cattiva (con indifferenza, egoismo, malvagità) fede ].
È dalla Natura che impariamo, e la Natura ci rivers'addosso la sua inesorabilmente inconsapevole (¹) impenetrabilità (caratteristica diversa e qualità differente dall'inconoscibilità, che al contrario - pur non essendoci dischiusa - non ci è esclusa).
La compenetrazione degli opposti è un gioco riservato ai tra gli essi simili.  

 

 

(¹) È del tutto sbagliato attribuire questo 'sentimento' alla natura : a strascico, di conseguenza, le si accoderebbero ed affibbierebbero un intelletto e una coscienza che non le appartengono, e nel far ciò, per giunta, si dovrebbe per forza di cose stornare lo sguardo dalla meccanicità, meravigliosamente modellata e modificata dalla spinta evolutiva, e dall'automaticità, in risposta e re-azione al cambiamento dell'ambiente circostante.
Che lo scopo dell'universo sia rendersi osservabile da sé stesso attraverso le creature sorte da quelle cose chiamata caos e caso non confuta in alcun modo l'inessenza di una consapevolezza ''insita'' in qualsivoglia inesistente pre-programma : come per la Teoria dell'Evoluzione, lo scopo non è un pre-requisito, è una risultanza : una rosa è una rosa è una rosa, altrimenti non lo è, per quanto rosa : è l'Homo s. sapiens il vertice dell'evoluzione, o il chilo e mezzo di microorganismi simbiotici (microbiota umano o flora batterica intestinale) che ogni individuo trasporta in sé? La risposta è semplice, ma non è scontata.     

 

 

La domanda sbagliata è : “Perché gli angeli no e il multiverso e le cospirazioni si?”.

 

Svolgimento.


La risposta giusta è : «La domanda è sbagliata. La risposta giusta è : “Ci sono opere riuscite e opere fallite, indipendentemente dalle tematiche affrontate”» : “Lost Horizon”, “A Guy Named Joe”, “It's a Wonderful Life”, “A Matter of Life and Death”, “Always” sono opere più o meno riuscite, alcune di esse sono autentici capolavori, “the OA” è un'opera fallita (angeli). “the Manchurian Candidate” ('62 e '04), “A ClockWork Orange”, “Primer”, “Stranger Things”, “Utopia” ed “American Ultra” sono opere più o meno riuscite, ed una di esse è un autentico capolavoro, “Room 237”, “Cloud Atlas” e “Jupiter Ashending” sono opere fallimentari (soft sf, mk-ultra e multiversi).  

 

 

L'eolico disombra il bosco, il picchio picchietta, il petto si alza e si abbassa e il cervo stampato sulla maglietta respira, “a History of Violence” collassa dentro “the Big Bang Theory”. Creata da Dennis Kelly (basandosi s'un'idea originale di M.Aldridge, H.Kennair-Jones e C.McDonald) per Channel 4, nasce così “Utopia”, versione adulta (?) di “Misfits” (²). Andrà a morire (³) in via Caetani. 

 

 

 

Stagione Uno [ * * * * ¼ ] 

 

The Future is Dark, the Utopia is Lemon Yellow.


Stagione 1 (Gen.-Feb. '13) : 6 episodi, di cui 2 da 1 ora (pilot e final season) e 4 da 45-50', interamente scritti dal creatore e showrunner Dennis Kelly e prodotti da Rebekah Wray-Rogers.   

 

 

I primi 3 stupendamente diretti da Marc Munden [“the Crimson Petal and the White” (da Michel Faber), “Black Sails”, “National Treasure”, e assistente alla regia di Derek Jarman, Terence Davies e Mike Leigh] e gli ultimi tre girati altrettanto splendidamente da Alex Garcia Lopez e Wayne Che Yip, entrambi della scuderia “Misfits” (²).

 

 

La perfezione del quadro, esplorato, composto ed utilizzato alla perfezione, è da attribuire per la metà del suo valore al direttore della fotografia Ole Bratt Birkeland [“Dirk Gently ('12)”, “National Treasure”, “the Crown”], che si è occupato di tutta la stagione (così come accadrà per la 2a ed ultima, con l'esposimetro posto però in mano ad un altro) : l'iperrealistica ed accentuata saturazione primaria e acida, pastello-neon-elettrica, invece è tutta sua, e gestita magnificamente, senza retorica o sovrabbondanza di stile e forma rispetto al contenuto ed alla sostanza.

 

 

Alla riuscita dell'operazione contribuisce in egual misura la partitura di J.C. “Cristo” Tapia de Veer [“the Crimson Petal and the White”, “Humans”, “National Treasure”, “Dirk Gently ('16)”] : rumori di scena, mormorii, lallazioni, ciangottii, salti di puntina su dischi in vinile, vocalizzi gutturali, cigolii, fonemi spezzati, ripetuti, reiterati, tintinnanti nugoli di polvere in sospensione, eco distanti, brusii, valvole, pistoni, stantuffi, scampanellii… E ossa umane, come ai cari bei vecchi tempi cavernicolanti delle tibie flautate...   

 


Ottimo, a tratti grandioso comparto attoriale, nel quale spicca a caratteri cubitali l'ArBy (un incipiente affannoso infarto ambulante) di Neil Maskell (“Humans”). Adeel Akhtar (impressionante ritratto di un'evoluzione restauratrice/reazionaria/rivoluzionaria), Alexandra Roach (costantemente adorabile e perennemente irritante), Nathan Stewart-Jarrett - il Curtis di “Misfits” (²) - e il giovane Oliver Woollford vanno a comporre il (come creare una storia : fai incontrare un) gruppo di sconosciuti con comune denominatore (la 2a parte inedita di un(a) graphic novel che dà il titolo alla serie), al quale presto si aggregherà Fiona O'Shaughnessy con la sua Jessica “Where Is?” Hyde (Is Here!), più Stephen Rea, Paul Higgins, Geraldine James, Paul Ready, James Fox, Alistair Petrie, Emilia Jones… 

 

 

(²) Misfits :
- Stag. 4 : ep. 1-5 : Esempio 
- Stag. 4 : ep. 6-8 : Hail to the Thief 
- Stag. 5 : Crudités Narrative 

(³) Quella degli autori che scrivono di getto una scadente (p)e(rché) frettolosa seconda stagione (secondo la vulgata popolare ciò vale per "True Detective" ed "Utopia" e non per "Fargo") commissionata in fretta e furia dai network per sfruttare il grande successo avuto dalla prima è una storia che non regge, per due motivi :
1. "Fargo - la Serie" : la 2a stag. è anche meglio della prima (c'è da dire che Noah Hawley, vuoi per "Legion" vuoi perché ha voluto prendersi il giusto tempo, ha lasciato passare 18 mesi tra la 2a e la 3a).
2. Le 2e stag. di "True Detective" ed "Utopia" : nulla hanno da invidiare alle 1e.  

 

     

    

Stagione Due [ * * * ¾ ]   

 

The Future is Dark, the Utopia is Lime Green. 

Supportate anche voi il V Day!
“Non è che non potresti uccidere qualcuno. Penso potresti ucciderne a miliardi. Ma...dovrebbero essere morti necessarie.”  

 

 

Dennis Kelly ha consegnato Bruno Vespa all'immortalità, un po' come fece Manzoni con la propria cacca. Il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro, l'assassinio di Mino Pecorelli, l'attentato mortale a Airey Neave, la conferma dell'ascesa al potere di Margaret Thatcher, l'incidente di Three Mile Island, le varie pandemie influenzali (Hong Kong '68-'69, suina H1N1, aviaria H5N1), sovrappopolazione, costo del cibo e crisi del petrolio/energetica : tutto sfruttato, piegato e travisato, tutto frullato senza ritegno alcuno e messo a cuocere nel calderone : la brodaglia è bollita sino a traboccare dall'orlo del pentolone e ha spento le fiamme, il gas è continuato ad uscire, l'abitazione è esplosa. Ma lo spettatore era già sia sazio della prima stagione che affamato della seconda e, tanto pasciuto quanto famelico, illeso s'è spolverato i calcinacci di dosso godendosela.  

 

 

Utopia si fa apprezzare anche per la coerenza interna : gli indizi forniti ritornano sempre a fornire il loro contributo per risolvere l'enigma e non vanno a morire in false piste o peggio nel dimenticatoio.  

 

 

Inibire la violenza? Perché non inibire il rimorso, allora? Perché non inibire le inibizioni?   

 

 

E chi l'ha detto che le riunioni BilderBerg non servono a un cazzo di niente (il termine minchiuto è da intendersi come una locuzione ''negativa'', portando il conto totale delle negazioni a tre : tripla negazione = negazione) ?   

 


Cast artistico e tecnico immutato rispetto alla prima stagione in tutto tranne che per la pur breve ma incisiva comparsa di Rose Leslie (nel pilot, ambientato a fine anni '70 e interamente girato in 4:3 con una lievissima predominanza seppia) e per il cambio di guida al timone della direzione della fotografia. Pronti, via, si parte.   

 


Stagione 2 (Lug.-Ago. '14). 6 episodi da 50' l'uno interamente scritti (il dittico centrale a 4 mani con John Donnelly) dal creatore e showrunner Dennis Kelly. I primi tre diretti (come per la stag. 1) da Marc Munden (il pilot è grandioso), gli ultimi tre girati da Sam Donovan. La partitura musicale è quindi ancora nelle salde e inventive mani del cilo-canadese Tapia de Veer.   

 

Lo stile fotografico, pur passando di mano e finendo in quelle di Lol Crawley (“the Crimson Petal and the White”, “the OA”), rimane lo stesso, ma sono altri i livelli di saturazione (naturali colori primari, neon elettrici, pastelli acidi e cieli tersi su brumose brughiere) che subiscono una crescita esponenziale : tanto quello dell'iconicità -{alla “Breaking Bad”, per intenderci [e la serie di Vince Gilligan (e Peter Gould) può essere considerata sorgente, matrice ed etimo anche dal PdV del Male a fin di Bene (in B.B. per la famiglia del protagonista, in Utopia per l'Homo s. sapiens) : un'iconicità che in qualche modo tende e serve a coadiuvare, ''mascherare'', facilitare l'assimilazione di quel coacervo nodale ch'è il territorio...

 

 

...chiamiamolo mk-ultra complottista cospirazionistico (che resta e rimane ben lontano da, che so, Pynchon-De Lillo-Roth-Wu Ming, per dire: o forse no, si?) in cui si muove la serie : un territorio mappato alla perfezione (ovvero non in scala 1:1 ma a grandi linee...) da “Stranger Things” e malamente attraversato e ricostruito da “the OA”}- quanto quello dei morti ammazzati -{sia per quantità (il computo sale e sfora il grafico) che per qualità [sia delle vittime (bambini) che degli assassini (brave persone)]}- raggiungono dimensioni, quote e cariche se non eccessive...eccedenti, sino al punto di rottura : suppurano, percolano, e...si, infine, disturbano : non è una questione di qualità, ma di semplice quantità. E questa è senz'altro una qualità di “Utopia” : negativa? Positiva? Intrinseca, inestirpabile. Necessaria al discorso messo in scena.

 

 

 

Utopia is not Red.      


Tutto ciò a nulla è servito per scongiurare la cancellazione della serie. “Utopia” non si è conclusa : è stata conclusa. Ciò detto, ad ogni modo s'è comunque chiuso un cerchio : Mr. Rabbit ha figliato, e il mondo è sempre in pericolo. Come dev'essere.
Ed è ben difficile decidere se siano più pericolosi i Monsieur Verdoux, i Dottor Stranamore o i Mario Rossi.      

 

"Utopia", I think you're freaky...and I like you a lot!

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