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Legion

3 stagioni - 27 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 1

  • 2017-2017
  • 8 episodi

L'autore

mck

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di mck
8 stelle

Una camicia di forza strappata (da grandi poteri derivano...grandi cacamenti di cazzo) con la...forza dell'immaginazione.

 

[ Nota di (non) pre-avvertimento : per la natura stessa della serie è alquanto difficile ed assai improbabile se non proprio del tutto impossibile spoilerare alcunché. ] 

 

 

“La Terra è l'unico pianeta del Sistema Solare a non essere intitolato a un Dio.”

In attesa di “American Gods” by Neil Gaiman & Bryan Fuller

 

 

“Perché l'ho combattuto [questo potere] così a lungo?” - dice lui. Che non è, proprio, lui.    

 

 

"Legion", 1ª stag., 2017  :  * * * * - (8).

Ep. 1 - scritto da Noah Hawley e diretto da Noah Hawley.
Ep. 2 - scritto da Noah Hawley e diretto da Michael Uppendahl.
Ep. 3 - scritto da Peter Calloway e diretto da Michael Uppendahl.
Ep. 4 - scritto da Nathaniel Halpern e diretto da Larysa Kondracki. 

Ep. 5 - scritto da Peter Calloway e diretto da Tim Mielants.
Ep. 6 - scritto da Nathaniel Halpern e diretto da Hiro Murai.
Ep. 7 - scritto da Jennifer Yale e diretto da Dennie Gordon.
Ep. 8 - scritto da Noah Hawley e diretto da Michael Uppendahl.

 

 

“Chi siamo, se non le storie che ci raccontiamo?”

 

Perché se vi siete odiati apprezzando anche in seppur minima parte “the OA” potete stare certi che ciò non avverrà se vi farete catturare dal flusso frammentato e poliedrico (ma sotto sotto monolitico) di “Legion”, l'ultima pseudopodica ma indipendente appendice nata dall'universo Marvel, con la produzione esecutiva di Stan Lee, che coordina il suo cosmo da lontano-fuori, e Bryan Singer, che ancor più far-far away non è messo nelle condizioni di far troppi danni?

 

[ Dan Stevens - ... ]

[ ... - the World's Angriest Boy in the World - ... ]

[ ... - David "Legion" Haller ]

 

“Hei! Se impari a controllarlo diventerai un tipo cazzuto di prima classe!”

 

Perché i variegati multi-universi Marvel (e DC Comics)

 

– premettendo sempre il fatto che la creatura traslata da Noah Hawley ["Fargo"] dalla penna e pennello, matita e pastello di Chris Claremont e Bill Sienkiewicz rimane e resta cosa-a-sé 

 

 

-{ l'apparente schizofrenia paranoide, malattia "diagnosticata" di cui sembra essere affetto-afflitto il protagonista - diagnosi semi-errata dedotta da una multiforme sintomatologia eterogenea (la telepatia, la telecinesi, il teletrasporto, la capacità di dare forma e sostanza organica alle sue varie personalità) -, è abitata, architettata e plasmata da un apparato di riferimenti postmoderni (ma come si vedrà non massimalisti) di una peculiare omogeneità sui generis riconoscibilissima: dalla nomenclatura (a ClockWork Orange, Syd Barrett, Henry Kissinger…) alla messa in scena [ regia, sceneggiatura, fotografia (Dana Gonzales e Craig Wrobleski, da “Fargo”), scenografie, montaggio (Regis Kimble), recitazione (oltre agli attori rappresentati iconograficamente in questa pagina vanno a comporre e a completare il cast Jean Smart, anche lei reduce da “Fargo-2”, Mackenzie “the Eye” Gray - una via di mezzo tra Art Garfunkel e John McEnroe versione Out of Hell -, Katie Aselton, Bill Irwin, Amber Midthunder, Jeremie Harris, Scott Lawrence, Hamish Linklater...), costumi, trucco, musiche (Jeff Russo, da “Fargo”, sempre più impressionante. E in aggiunta quelle di repertorio: fantastiche: Maurice Ravel ("Boléro"), Pink Floyd, Nina Simone, RadioHead ("the Daily Mail"), the Rolling Stones, the Who, Jane's Addiction, Talking Heads, Serge Gainsbourg, Robert Plant, Feist, Sonny Simmons, the Moody Blues, Lisa Hannigan (“Oh! You Pretty Thing” by David Bowie), the Grassy Knoll ("Art of Fear"), T.Rex…), produzione, effetti speciali...] è un unicum }-   

 

 

rispetto al main-stream dell'universo-madre (per dire: gli Spider Man di Sam Raimi, Marc Webb e Jon Watts sono - tecnicamente - appartenenti ad un unico flusso spazio-temporale, pur rebootizzato, più di quanto “Legion” possa dirsi parente anche solo alla lontana dello Stan Lee & C.'s world) –

 

non hanno alcuna pretesa - a grandi linee - di interagire con la Realtà politica, economica e sociale.

 

[ Aubrey Plaza - Lenny Busker ]

 

"Come trovi i fatti quando i tuoi ricordi diventano sogni?" 

 

E questo è anche l'unico, vero, grande, importante, enorme, inestinguibile punto in comune e di contatto tra le saghe Marvel (e il discorso vale anche per la DC Comics) e “Legion” : parlano dell'essere umano virato in assoluto, ma non del contesto in cui è immerso (o lo fanno in maniera superficiale, basica, elementare) : e, paradossalmente, ma non troppo, questa unica somiglianza tra il MultiMediale Universo Espanso Originale e la creatura di Noah Hawley riceve la sua confutazione nel momento in cui “Legion” risulta essere l'opera d'arte commerciale degli ultimi anni che più riesce a compenetrare e a restituire la forza di quel capolavoro ch'è “la Fortezza della Solitudine” di Jonathan Lethem.

 

[ Noah Hawley style - touch ]

 

[ Clicca sulla fotografia (↑↑↑) se anche tu, oltre a Jemaine Clement, vuoi ballare sulle note di "UnDiscovered First" e la voce di Leslie Feist ]

 

 

“Who teaches us to be normal when we're one of a kind?”
(“Chi ci insegna ad essere normali quando siamo unici nel nostro genere?”)
Una domanda non proprio universale, ma...beh...quasi.  

 

Appartenendo a quel gruppo di persone al mondo che, 1, conosce superficialmente gli universi Marvel (e DC Comics), e, 2, non gliene potrebbe fregare di meno, posso affermare che "Legion" - grazie senz'altro e soprattutto se non unicamente al suo creatore e showrunner Noah Hawley (che ha traslato dal vasto materiale di partenza e ri-scritto ex novo una sceneggiatura viva(ce) e solida e ha scelto cast & crew) - merita attenzione : è un post-incunabolo (in senso archetipico) del palinsesto (nell'accezione filologica del termine) supereroistico che si sgancia tanto dal mondo fittizio quanto da quello reale : insorge la propria mitopoiesi, si emancipa dal costrutto retorico che lo ha generato, e svetta.   

 

 

È una serie-limerick, “Legion” : 

"The arms of a barmaid from Yale
Were tattooed with the price of the ale
And on her behind
For the use of the blind
Was the same information, in Braille."  

 

E nel buffo gioco serio di regole ed eccezioni la componente (audio-)visiva è prevalente, preponderante, e stabilisce la propria supremazia sulla “storia” : le arti grafiche non sono, mai, state rappresentate, traslate, utilizzate e restituite meglio, nella storia della serialità televisiva mainstream, e in questo soggiacente percorso fondativo edificano un substrato auto-aporetico composto da continui rincalzi e riscritture strutturando un discorso libero e selvaggio fine-a-sé-stesso...e quindi avente un valido scopo.

 

Robert Louis Stevenson si fermò a due, così come farà Hitchcock, Shirley Jackson si spinse a quattro, così come farà Brian De Palma, mentr'ecco che Matt Ruff e M. Night Shyamalan fanno il pieno riassettando la casa.
E “Legion” comprende tutti loro, simultaneamente.

 

 

Us and Them.

 

Aubrey Plaza --- un incrocio adorabile tra Syd Barrett e BeetleJuice (insomma, direste che non potrebbe in alcun modo finire bene per lei, lui, it, no?) dotato di parrucchini ascellari, piedi nudi...

 

 

...sul cruscotto e via all'avventura : impossibile non innamorarsene

 

[rimarcabile la scena a due con l'ottima Rachel Keller (direttamente da "Fargo-2") - Sidney "Syd" Barrett (e si, "She's a RainBow", lo dicono i Rolling Stones...

 

 

...e con loro qualsiasi essere umano, animale, vegetale e minerale sulla faccia della Terra), nel final season : in quell'occasione Plaza in versione incatramata zombie decomponentesi riesce ad essere respingentemente irresistibile e attraente...come in ogni altra occasione] --,

 

 

già memorabile in "Parks and Recreation", sa saltare con la corda dell'impiccato fissata al soffitto penzolandocisivi come fosse una liana, ma non camminare su tacchi 12...

 

 

...e per forza: il suo personaggio è un maschi(acci)o (Lenny - versione andro e gino - e the King of Shadows, il simbionte-parassita-vampiro), e, complice Nina Simone remixata BassNectar, cita persino (regia del videoclipparo Hiro Murai, con un lavoro eccezionale sul sonoro, aka rumori ambientali) il Frank Booth di Dennis Hopper in “Blue Velvet”...! 

 

 

Vanno evidenziate almeno due prove tra loro antitetiche, anche per quanto riguarda l'importanza oggettiva nel costrutto della storia, ovvero quella del protagonista, Dan Stevens (a tratti impressionante), e quella di un personaggio emergente che viene inserito a narrazione già ben strutturata e che man mano col procedere della storia assume valenze mitologiche, interpretato da Jemaine Clement (pura essenza e stile).

 

360p - 720p

 

C'è niente, non c'è proprio alcunché da dire, nulla, su “Legion”, c'è solo da guardare e da ascoltare.   

 

 

La track list prosegue inarrestabile, e all'ottimo score di Jeff Russo si aggiungono le musiche di repertorio di, oltre a Nina Simone : the Who, the Rolling Stones, David Bowie, Jane's Addiction, Talking Heads, Serge Gainsbourg, Robert Plant, Feist, Sonny Simmons, Maurice Ravel (il "Boléro" è inflazionatissimo, ma il suo utilizzo qui ha nulla da invidiare, per controllo e messa in scena, a ciò che ne fa Brian De Palma in "Femme Fatale"), un 1-2-3 pinkfloydiano da lasciare stecchiti [“Speak to Me”, “Breath (In the Air)”, “On the Run” : i primi tre pezzi di “the Dark Side of the Moon”, insomma (e Waters, Gilmour, Wright e Mason sono tutti rappresentati), e la Marvel sgancia, sembra], RadioHead (“the Daily Mail”), the Moody Blues, Lisa Hannigan, the Grassy Knoll, T.Rex…         

 

 

Al giro di boa che lancia come una fionda gravitazionale la serie nel mezzo del cammin della stagione “Legion” abbandona ogni requie che mai aveva avuto e con gli ep. 5 e 6 mette in scena un qualcosa di - una volta tanto non è retorico, né pindarico, né pletorico affermarlo - (quasi) "mai" audito e visto. E in ciò sono certo comprese le citazioni a "Under the Skin" e a "They Live".   

 

 

[ "Under the Skin", l'accartocciamento/spremitura ↑↑↑  -  "They Live", lo svelamento ↓↓↓ ]

 

 

The lunatic is in my head.    

 

 

Legion” è scritto nei ritagli di tempo, “Legion” è composto dagli scarti intellettivi di “Fargo”, è un suo cascame, lacerto, rigaglia, “Legion” è un passatempo, un ripiego, una giostra, “Legion” è magnifico : non vi sono pesci (non) volanti precipitanti dal cielo, non vi troverete di fronte a dischi volanti pronti a cogliervi di sorpresa (certo, è presente uno fra i “quadri” - in realtà una fotografia sfuocata - più “perturbanti”, o meglio, “disturbanti” ed assurdi, mai visti dopo lo “Slippin' Jimmy” di Miles Toland in “Better Call Saul 2”, e il totem-piramide-guazzabuglio di cattivoni ammassati, sbraccianti e scalcianti fa la sua bella figura) : in “Legion” è tutto chiaro e limpido sin dall'inizio, i cliffhanger reiterano di volta in volta la loro “pretestuosa” aleatorietà erigente la storia, gli "spiegoni" son'occasione per sperimentare, la coerenza interna è rispettata e persegue l'improbabilità, e la spiegazione di ciò è già ben contenuta nel nome, è in esso esplicitata, e il suo nome è Legione.          

 

 

“Il mio gioco è molto interessante. È immaginazione, in una camicia di forza.” - Richard P. Feynman   

 

 

PS. Simpatico e per nulla fuori luogo cliffhanger finale (magari aggiunto in corsa dopo l'avvenuta conferma del rinnovo per almeno un'altra stagione, ma magari già presente sin dalla prima stesura) oltre i titoli di coda: vecchi nemici, nuove avventure!

 

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Nota.

Questa pagina è nata dall'unione di due post (è una loro crasi condensata), questi :

-- "Legion", stag. 1 - ep. 1-4 : a Rabbit Hole in Oz - a Box in a Box... [ * * * ¾ - **** ]

-- "Legion", stag. 1 - ep. 5-8 : Indossa un Volto Umano [ * * * *  -  ****¼ ]  

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