Dal titolo italiano Faccia a faccia, Prosopo me prosopo di Roviros Manthoulis è un’opera classica della cinematografia greca e uno dei grandi film scandalosi della storia del cinema europeo che, un po’ come avvenne per Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, fu giudicato oltraggioso dalle autorità al punto da ritirarne le copie, con Manthoulis che si vide persino costretto all’esilio. Non che la pellicola fosse stata mal recepita nell’anno della sua distribuzione (1966), quando vinse diversi premi come miglior regia, ma il suo ritratto ironico e spietato della Grecia dell’epoca (il film esce un anno prima del colpo di Stato che porterà all’instaurazione della Dittatura dei colonnelli) difficilmente avrebbe potuto restare impunito, tanto che la proiezione del film sarà vietata per anni in patria.

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Faccia a faccia

Col fine di insegnare l’inglese e la matematica alla giovane figlia Varvara (Eleni Stavropoulou), in procinto di sposare un importante uomo d’affari albionico, una coppia di parvenu ateniesi richiede i servizi di Dimitris (Costas Messaris), insegnante squattrinato dal carattere mite che, nonostante gli sforzi e il conseguimento della laurea, è costretto a vivere in povertà. L’uomo, che i datori di lavoro sono pronti a sfruttare e vampirizzare, finisce però con l’innamorarsi della studentessa e per sviluppare una crescente insofferenza nei confronti dei suoi genitori, dando vita a una relazione che lo farà precipitare in un buco nero.

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Faccia a faccia

Versione partenopea e antimaterialista di Lolita, il film dà vita a uno scontro (da cui il titolo “faccia a faccia”), a un’opposizione che si giostra su differenti livelli: la povertà e l’innocenza del protagonista maschile contro l’ostentato sfarzo della famiglia che lo ospita, il lirismo della Grecia Antica contro la decadenza e la corruzione capitalista della Grecia degli anni Sessanta di cui la famiglia, con la sua morale e i suoi valori borghesi è perfetta rappresentate e da cui Dimitris resterà nauseato.

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Faccia a faccia

Se inizialmente, infatti, l’uomo diventa una vera e propria appendice della famiglia, che prova a plasmarne i modi e gli interessi (con loro l’uomo gioca a carte o porta a passeggio il cane), col passare del tempo prenderà le distanze dai loro vezzi e capricci dettati da una vita di isolamento sociale e dalla presa di distanza dai drammi e dalle problematiche dei loro stessi concittadini. Lo stile di Manthoulis è apertamente influenzato dalle Nouvelle Vague dell’epoca: non solo, ovviamente, da quella francese, di cui è aperto debitore, ma anche dalla Nová Vina cecoslovacca, e si concretizza in una forma libera, sperimentale, in cui all’uso di una macchina da presa leggera si alternano numerosi effetti di montaggio e, soprattutto, accostamenti di inquadrature che si risolvono in un montaggio concettuale che fa procedere la visione per accostamenti formali capaci di svelare la natura divoratrice di un sistema da cui il regista, mettendolo alla berlina, prende le distanze e critica ferocemente.

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Faccia a faccia

Faccia a faccia di Roviros Manthoulis è disponibile in streaming gratuito su Arte.tv a questo indirizzo.

Autore

Pietro Lafiandra

La prima epifania cinematografica la ebbe a quattro anni con Pomi d’ottone e manici di scopa. La seconda in adolescenza con Cosmopolis. Ora, in età adulta, prova a trovare un’improbabile sintesi tra questi due lati di sé muovendosi faticosamente tra un dottorato in visual studies, deepfake, cinema horror, film d’animazione per bambini e musica elettronica. I componenti della sua band, Limonov, dicono che è colpa dell’ascolto compulsivo dei Radiohead. Gli amici che è colpa del suo segno zodiacale, i gemelli. I dottori della schizofrenia. Lui pensa sia più cool dire che è un intellettuale post-moderno. Ai posteri l’ardua sentenza.