È una notte di primavera, e il mare è aperto ad Atene. Gennaio con le sue Lenee è lontano, quando a partecipare alla festa religiosa sono soprattutto gli abitanti dell’Attica, visto che l’Egeo non è navigabile – e quando sul palco vanno in scena le commedie, che i panni sporchi tocca lavarli davanti ai cittadini e non ai barbaros, gli stranieri balbuzienti... Il mare è aperto e in fermento, perché infuriano i preparativi per la spedizione in Sicilia della flotta ateniese, pronta ad assediare in terra nemica Siracusa per colpire in terra amica Sparta. E proprio in questa notte sorgono dall’ombra i congiurati che sfregiano le erme – le teste scolpite poste su delle piccole colonne – della città, causando scandalo e inquietudine in tutta la popolazione. Nella frenesia che ne segue oligarchi vengono uccisi, eterie vengono sciolte, e Alcibiade, ultimo membro importante degli Alcmeonidi, comandante della spedizione in Sicilia, viene condannato a morte in contumacia. Così il nostro si dà alla fuga dell’esilio, trova rifugio presso i nemici spartani, va alla guerra con i persiani, per poi tornare ad Atene e reclamare quello che è suo. E finire ucciso.

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Warrior

Questo era il prologo.
Buio. Titoli di testa.
Un ponte sul fiume. Fumo che esce da alcune fabbriche. Treni in lontananza che si scorgono dai primi sobborghi in collina. La chiesa di Orchard Street.
We expected something / Something better than before / We expected something more” – le prime parole della canzone che entra sulle immagini.
Un vecchio esce dalla chiesa, sale in macchina e mette su un’audiocassetta. È Moby Dick, capitolo 36, “Il cassero”.

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Warrior

Il vecchio percorre le strade della città, sullo sfondo il Downtown con i suoi grattacieli – “Do you really think you can just put it in a safe behind a painting lock it up and leave? / Walk away now and you’re gonna start a war”.
Un uomo aspetta seduto sui gradini di una casa. Il vecchio arriva e lo riconosce, è suo figlio Tommy. Non si vedono da quattordici anni.

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Warrior

Whatever went away / I’ll get it over now / I’ll get money / I’ll get funny again”.

Inizia così Warrior.
Gavin O’Connor li sa fare gli sports drama. Sembra che faccia solo quelli. Sceglie le storie giuste, si mette assieme alle persone giuste (Mike Rich, che ha scritto Un sogno, una vittoria, Mi chiamano Radio e Un anno da ricordare; Brad Ingelsby, figlio e fratello di coach e giocatori) e tira fuori i suoi Colpo secco e Rocky. Soprattutto sa filmare i corpi di fratelli, compagni, padri e figli che si schiantano, sia sul campo da gioco che nella vita (la partita a football iniziale tra poliziotti di New York e Detroit in Pride and Glory – Il prezzo dell’onore). Sta a James Gray come Hawthorne stava a Melville, quel Gray che è il più grande romanziere americano della modernità. Prende queste fratellanze, questi clan e li butta di testa al centro della propria comunità, per farci vedere che se molla la società molliamo tutti, ma se anche solo uno di noi si riscatta allora risorge il mondo intero.

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Warrior

I fratelli sono Tom Hardy e Joel Edgerton, il padre Nick Nolte, la città Pittsburgh. Come Alcibiade il Tommy Riordan di Hardy torna in città da esiliato, dopo anni passati ramingo a lottare e tradire la propria patria, e come Alcibiade deve affrontare quello che rimane della sua famiglia, quella del sangue e quella dell’appartenenza. Lo farà nella città dei 446 ponti, the ‘Burgh, the Pitt, “the hell with the lid off” – l’inferno scoperchiato che prima era il cuore cavo dell’acciaio prodotto negli Stati Uniti e ora è una città che vive di assistenza sanitaria all’avanguardia nel suo centro e di spopolamento e povertà nei suoi sobborghi. Ad incorniciare questo ditirambo tragico è la musica dei National, che in chiusura ha About Today e in apertura Start a War, uno dei pezzi più appassionati dell’album della loro definitiva consacrazione, che va sotto il titolo di Boxer – già.

Tom Hardy
Tom Hardy

Tutti, in Warrior, cercano di salvare la famiglia e la comunità, assieme. E tutto è lì, in quella sequenza iniziale che stabilisce i rapporti di forza tra ricco e povero, alto e basso, cittadino ed esiliato. Tra dentro e fuori, dove dentro c’è la legge della Bibbia e fuori quella del grande salterio americano, Moby Dick.
Capitolo 36, “Il cassero”: “Se il denaro ha da essere la misura, caro mio, e se i contabili hanno fasciato il mondo immenso di ghinee, una ogni terzo di pollice, facendone la loro banca, allora lascia che te lo dica, la mia vendetta renderà qui un bel frutto!”.

Autore

Luigi Coluccio

Luigi Coluccio ha conseguito un dottorato in cinema all'Università di Roma Tor Vergata. Scrive di cinema e teatro e suoi articoli sono apparsi su La Differenza, Close-up, Uzak, Nocturno, Sentieri Selvaggi, Doppiozero, il Tascabile, MyMovies, Film Tv. Ha fondato e diretto la rivista online di cinema Point Blank.

Il film

locandina Warrior

Warrior

Azione - USA 2011 - durata 140’

Titolo originale: Warrior

Regia: Gavin O'Connor

Con Tom Hardy, Jennifer Morrison, Joel Edgerton, Nick Nolte, Bryan Callen, Noah Emmerich

Al cinema: Uscita in Italia il 04/11/2011

in streaming: su Prime Video Tim Vision