Ogni anno ti chiedo di presentare il programma dell’edizione a venire, ma quest’anno vorrei partire dal bilancio di quella passata.

Il 2021 è stato un anno unico, come fossero due anni in uno per via della sospensione del 2020 causata dal COVID-19. Un anno intenso e soddisfacente, grazie alla selezione che ha avuto di gran lunga la maggiore diffusione internazionale negli ultimi anni. I grandi festival dell’autunno, Busan, Toronto, Londra, New York, hanno scelto 10/11 nostri film, e nemmeno gli stessi. I film hanno circuitato molto. E sia la Caméra d’or, il miglior esordio di tutta Cannes, cioè Murina di Antoneta Alamat Kusijanovic, sia l’Œil d’or, il miglior documentario del festival, cioè A Night of Knowing Nothing di Payal Kapadia, facevano parte del nostro programma. E non solo: il César al miglior esordio è andato a Les magnétiques di Vincent Maël Cardona, l’Oscar al miglior corto animato è stato vinto da The Windshield Wiper di Alberto Mielgo e Leo Sanchez Barbosa, un altro corto, The Parents’ Room di Diego Marcon è esposto nel padiglione internazionale alla Biennale di Venezia. Tanti film, tante traiettorie soddisfacenti. Penso alla bellissima squadra italiana, A Chiara, Europa, Futura, Re Granchio, un’immagine del nostro cinema che m’ha fatto piacere presentare.

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Scena di Murina (2021)


Ora si ricomincia da L’envol di Pietro Marcello in apertura.
Lui dice del film che è una fiaba. Ed è insieme antichissima, perché cerca indietro, nella storia del cinema, simboli e figure per raccontarsi, ed estremamente contemporanea. Un dialogo tra L’Atalante e Walt Disney, reinterpretato dallo sguardo unico di Pietro. Il suo primo film prodotto in Francia e girato in francese.

Nel programma della Quinzaine 2022 c’è un nome importante della letteratura: Annie Ernaux.
Una bellissima sorpresa. La questione autobiografica è centrale nella sua opera, e il film è fatto a partire da suoi Super 8. Immagini che la raccontano e un testo, di una beltà trascendente, scritto per commentarle. Come una variante, per Ernaux, estremamente coerente. Il suo primo film.

Ce ne sono otto, di esordi.
Sì. Ci interessa che un film sia irriverente nei confronti dei codici stabiliti, che li provochi. E spesso gli esordi lo sono. Ma mi stanno a cuore anche le prime volte a Cannes di registi che han fatto percorsi importanti, ma che non sono mai stati ospiti qui. Il nostro ruolo sta anche in questo: portare voci nuove al festival. L’anno scorso per esempio Joanna Hogg e Jean-Gabriel Périot, prima ancora Lech Kowalski, quest’anno per dire Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor o Saela Davis e Anna Rose Holmer.

E quali sono i codici che vengono messi in crisi, quest’anno?
Parlando di Paravel/Castaing-Taylor, per esempio, De humani corporis fabrica è alle frontiere di diversi generi, è oltre il documentario, diventa astratto, ha dei lati di commedia nera e dei lati drammatici e sublimi. Oppure Enys Men di Mark Jenkin, altra prima volta, recupera i codici dei thriller psicologici degli anni 70 e li pone in un contesto insulare filmato con una pellicola granulosissima. O l’esplosione queer
e musical di João Pedro Rodrigues con Fogo-fátuo. Credo sia un programma fedele allo spirito Quinzaine, alla ricerca di voci nuove, anche nei cortometraggi.

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Scena di Fogo Fátuo


Articolo pubblicato sul numero 20 del settimanale Film Tv, in edicola dal 16 maggio 2022

Autore

Giulio Sangiorgio

Dirige Film Tv, co-dirige I mille occhi di Trieste, programma cinema, festival, rassegne, insegna (alla Iulm), sviluppa (progetti di film di giovani registi, per Milano Film Network), e, soprattutto, sopporta. Sopporta tantissimo.