Un punto di vista inusuale e una narrazione che sin da subito ha ben chiara la problematica che andrà a trattare, senza perdersi in inutili fronzoli, fa di Jeong-sun dell’esordiente Jeong Ji-hye, in concorso nella sezione Progressive Cinema, una delle proposte più interessanti della 17° edizione della Festa del Cinema di Roma. A confermarlo durante la cerimonia di premiazione finale l’assegnazione del Gran Premio della Giuria a cui si è aggiunto il Premio “Monica Vitti” come Miglior Attrice alla protagonista Kim Kum-soon. Dunque, ancora Corea del Sud, ancora il cinema sudcoreano trionfatore in un anno in cui la rassegna capitolina ha riunito vari generi e cinematografie da tutto il mondo in un unico e grande abbraccio, come non ha mancato di sottolineare la stessa direttrice artistica Paola Malanga.

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Jeong-sun si inserisce timidamente all’interno di quella Korean Wave che continua ad infrangersi lungo le coste del cinema occidentale, confermando la tendenza che non si tratta più di una cinematografia d’élite per pochi prescelti, ma di un fenomeno in continua crescita allargatosi anche al grande pubblico. Inoltre, l’attualità e l’universalità della problematica di cui il film ci mostra la parabola discendente sia nella sfera pubblica che privata della protagonista fa sì che il cinema sudcoreano oltrepassi ancora una volta i confini tra la cultura occidentale e la loro. Si parla di cyberbullismo e revenge porn, piaghe tra le più diffuse nell’era digitale e in aumento proprio in quella parte di mondo. Ne è vittima una donna di mezza età il cui nome dà il titolo al film.

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Jeong-sun è una semplice operaia in una fabbrica di confezionamento di prodotti alimentari. Donna dalla bellezza consumata, poco acculturata e inesperta in materia “social”, un po’ per ingenuità e un po’ per purezza di sentimenti, accetta di farsi filmare in intimo dal suo nuovo amore, un collega poco più anziano di lei. Le conseguenze di quello che inizialmente era nato come un gioco goliardico tra due innamorati non tarderanno a ripercuotersi sul posto di lavoro e nella sua quotidianità. Di pari passo alla diffusione della violenza online a livello globale, il cinema ha detto la sua più e più volte, ma parlandone quasi esclusivamente dal punto di vista dei giovanissimi, reputati da un immaginario condiviso i soggetti più fragili.

La scelta di Jeong Ji-hye di mostrarne gli effetti a lungo termine attraverso la figura di una donna tra le tante, lavoratrice e già madre di una figlia indipendente e prossima al matrimonio, diventa funzionale nel momento in cui il raggio della denuncia sociale si allarga e oltre alla violazione della privacy dell’individuo, di qualsiasi età esso sia, vi è la stigmatizzazione della figura femminile in una società gerarchizzata come quella sudcoreana, dove l’uomo ancora oggi domina incontrastato. Jeong Ji-hye sceglie anche di non interferire e distrarci con un uso euforico della macchina da presa, anzi spesso la vediamo arretrare volontariamente in modo tale da lasciare carta bianca e libertà d’azione all’attrice Kim Kum-soon. Nonostante ciò, è esemplare la prontezza con la quale coglie i momenti di massima emotività espressiva dell’attrice che, grazie a questa concessione, ci fa dono di uno dei migliori personaggi femminili dell’anno. Jeong-sun altro non è che una questione di scelte, rivelatesi quelle giuste. Un esordio che lascia il segno e colora di rosa il futuro di questa stella nascente del cinema sudcoreano.

Il film

Jeong-sun

Drammatico - Corea del Sud 2022 - durata 105’

Titolo originale: Jeong-sun

Regia: Jihye Jeong

Con Geum-Soon Kim, Geumseona Yoon