Non si sevizia un paperino si apre con l’immagine di un viadotto su cui Fulci zooma per poi percorrerne il profilo con una lunga inquadratura che, muovendo verso sinistra, termina sulle mani della ‘maciara’ impegnate a disseppellire uno scheletro umano.

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

Su quel viadotto staziona un bambino che prova a colpire una lucertola con la sua fionda. Si passa al totale di un paesino abbarbicato su un terreno montuoso: antiche case in pietra di un bianco quasi accecante. Mentre scorrono i titoli di testa, la successione di immagini del borgo è interrotta da un’apparizione improvvisa, destabilizzante: una residenza che sembra un’astronave, composta da una serie di volumi accostati seguendo una logica apparentemente incomprensibile.

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

È la Villa bifamiliare sull’Aurelia, a Roma, progettata nel 1964 da Luigi Pellegrin, architetto nato in Francia, laureatosi nella Capitale e fortemente influenzato dai lavori di Louis Sullivan e Frank Lloyd Wright. In un articolo pubblicato su artribune.com e intitolato Luigi Pellegrin, il demiurgo, Luigi Prestinenza Puglisi scrive che “Pellegrin ha preferito dedicare la gran parte delle proprie energie all’invenzione di habitat che avrebbero mostrato all’uomo come si possa vivere meglio, rispettando il pianeta. Si tratta di progetti entusiasmanti, di scala grande o gigantesca, alcuni addirittura pensati per flottare nello spazio e disegnati sino al minimo dettaglio, tutti caratterizzati da una colpa originaria: la volontà dell’architetto demiurgo di imporre agli abitanti la propria filosofia di vita. Una visione autoritaria che lo accomuna ad altri grandi utopisti quali per esempio Paolo Soleri”.

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

Pellegrin aveva aderito all’Associazione per l’Architettura Organica creata da Bruno Zevi, ma la sua interpretazione di quella peculiare branca della materia è totalmente personale. Per lui, la forma è concepita in funzione dello spazio-tempo. “La casa”, sostiene, “è l’inizio della frantumazione “. Della costruzione che irrompe come un miraggio nel magnifico thriller fulciano, lo stesso Zevi scrisse: “L’edificio presenta un accentuato sperimentalismo, che è subito evidente nel gran numero, o addirittura nell’eccesso dei materiali. [...] La possibilità di una lettura morfologicamente unitaria viene negata dalla presenza di cinque elementi volumetrici autonomi, leggibili e aggregati: l’asse, un cerchio e tre prismi triangolari, evidenti in pianta e in sezione. [...] Il processo ideativo consiste nella frantumazione in parti, nella trasformazione degli elementi in matrici e infine nel loro assemblaggio”. All’interno di questa struttura, il regista ambienta una delle sequenze più celebri e arrischiate del film, quella in cui una fulgida Bouchet accenna a sedurre un ragazzino.

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

Gli arredi rispecchiano la modernità dell’abitazione, con una profusione di lampade di ogni foggia, un’ipnotica scultura a moto perpetuo contenente un liquido blu che si frange sulle pareti di plexiglass, un capolavoro del pop design italiano come il radiofonografo RR126 disegnato dai fratelli Castiglioni per Brionvega e, dello stesso marchio, la Radio Cubo ts522 di Zanuso e Sapper. L’inquilina e la casa sono inquadrate dalle parole che il maresciallo dei carabinieri rivolge al giovane tenente: “Suo padre è uno di qua che ha fatto fortuna a Milano. Ha presente quella villa strana, moderna, che si vede arrivando in paese? Lui se l’è fatta costruire per buttarla in faccia alla gente, e qui non ci viene mai. Pare che la figlia fosse implicata nel giro di quelli che fumano.”

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

Fulci usa l’aspetto decontestualizzato e straniante di quella dimora come indizio di colpevolezza. In un contesto ancestrale e astorico come quello in cui si svolgono i fatti, tra fattucchiere e stregoni, bambini che fumano e padri di famiglia che straziano donne di cui non comprendono le azioni, a fare paura e a insinuare sospetti è la modernità: una ragazza che non abbassa gli occhi davanti agli uomini e una villa interpretata come profanazione antropologica, più che paesaggistica.

" data-credits=
Non si sevizia un paperino

Nota a margine, Non si sevizia un paperino è ambientato nell’immaginario borgo di Accendura, il cui nome richiama quello di Accettura, provincia di Matera. Il regista e il suo scenografo, Pier Luigi Basile, lavorano sulle tracce dei nostri migliori film, d’autore e di genere: creano un’ambientazione credibile e d’effetto affidandosi a diversi set (oltre alla Villa sull’Aurelia, il viadotto è quello di Pietrasecca, Aquila, mentre gran parte delle scene nel paese sono state girate a Monte Sant’Angelo, Foggia). Un modus operandi colpevolmente dimenticato dal nostro cinema, perlopiù traboccante di location imposte dalle varie film commission e di appartamenti tutti uguali, arredati sfogliando l’ultimo catalogo Ikea o una qualsivoglia rivista di design.

Autore

Andrea Pirruccio

Si laurea in Storia e Critica del Cinema a Torino. Da oltre 20 anni fa parte della redazione della rivista Interni e dal 2022 collabora al dizionario Il Mereghetti. Da quanto ricorda, frequenta le sale da sempre, ma fa risalire il proprio imprinting cinematografico a un pomeriggio domenicale di tanti anni fa, quando i suoi genitori pensarono bene di portarlo a vedere 1997: Fuga da New York e, quando si accorsero che il film era stato sostituito da Pierino medico della SAUB, decisero di entrare lo stesso.

Il film

locandina Non si sevizia un paperino

Non si sevizia un paperino

Thriller - Italia 1973 - durata 110’

Regia: Lucio Fulci

Con Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel, Georges Wilson