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Scandalo in sala

Regia di Serafino Murri, Alexandra Rosati vedi scheda film

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La recensione su Scandalo in sala

di barabbovich
7 stelle

Leggi "Scandalo in sala" e pensi subito alla censura. E in effetti è dalla censura dello spettacolo, quella varata sotto Giolitti nel 1913, che iniziò il braccio di ferro tra potere e cinema in Italia, vero fulcro del film. È una storia partita con intenti oscurantisti rispetto al sesso e poi passata per momenti grotteschi, velleità faraoniche - come sotto il regime fascista che seppe intuire le potenzialità del cinema come mezzo di propaganda - tattiche cerchiobottiste, antagonismi impensabili, riflusso. Se i nomi chiave per capire questa lunga battaglia combattuta a punta di forbici e di carte giudiziarie dalla parte della politica sono stati quelli Andreotti, Scelba, Tambroni e Berlusconi - tutti uomini che intuirono il potenziale eversivo del cinema e cercarono di addomesticarlo -, sull'altra sponda è d'obbligo ricordare Visconti, Ferreri, Monicelli, Pasolini, Petri, Bellocchio, Bertolucci, Ciprì e Maresco. I quali non solo diventarono l'oggetto di un'autentica caccia alle streghe per via degli strali lanciati contro i pilastri del conformismo italico - famiglia e religione -, ma vennero anche colpiti dal fuoco amico della sinistra quando assunsero posizioni critiche nei confronti di quella stessa parte politica. Con tutti i film che oggi dovrebbero fare scandalo per la loro inconsistenza, assenza di qualsiasi valore estetico e volgarità - da I soliti idioti ai cinepanettoni - ha dell'incredibile che opere come Umberto D., Totò e Carolina, La grande guerra, La dolce vita, L'avventura o Rocco e i suoi fratelli abbiano potuto essere oggetto di incredibili traversie legali.
Ciò che racconta il sobrio ed efficacissimo documentario di Murri e Rosati è la storia di una battaglia che fino agli anni '70 è stata combattuta sulla sponda della politica senza troppi sotterfugi. Con gli anni '80 e l'avvento della tv private si cominciò ad assistere ad un brusco e subdolo cambio di strategia: l'occupazione del territorio cinematografico avvenne prima attraverso il depotenziamento del cinema d'autore, poi con robuste iniezioni di paccottiglia culturale che cambiò per sempre il profilo culturale della penisola, fino a rendere il cinema un oggetto di consumo alla pari dei popcorn che si consumano nei multiplex, l'equivalente dell'impoverimento culturale a tutto campo rappresentato dall'occupazione del tempo libero con quello del consumo.

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