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La bicicletta verde

Regia di Haifaa Al-Mansour vedi scheda film

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La recensione su La bicicletta verde

di bufera
8 stelle

LA BICICLETTA VERDE è il primo lungometraggio girato in Arabia Saudita, nella capitale Riyad, dalla prima regista saudita, Haifaa Al-Mansour, ed ha riscosso notevole successo all’ultimo Festival di Venezia. Gli interpreti sono più che altro donne e agli uomini sono riservati piccoli ruoli di sfondo. La protagonista Wadjda è interpretata da una dodicenne dai lunghi capelli corvini, con un piglio insolitamente deciso (Waad Mohammed) e un comportamento ostinato e ribelle rispetto a quello delle compagne di scuola, alle quali vende di nascosto braccialetti da lei confezionati con i colori nazionali e cassette di canzoni d’amore, per lo più estere. Wadjda ha un amichetto, Abdullah, che la vuole sposare da grande e intanto le fa alcuni dispetti, come strapparle il velo nero per poi fuggire via con la bicicletta. Un negozio di giocattoli e articoli di ogni genere tiene in esposizione una bicicletta verde, che diventa il sogno della fanciulla per battere in corsa l’amico e per ribellarsi alla regola islamica che ne proibisce l’uso, quale segno di immodestia, e col sellino istigatore all'autoerotismo e potenziale defloratore in caso di cadute. Il costo della bicicletta è alto e a nulla valgono i tentativi di farsi un gruzzolo con i suoi svariati piccoli guadagni:  Wadjda decide, allora, di partecipare alla gara di canto dei versetti del Corano, indetta dalla direttrice della scuola che è attentissima al comportamento e alla morale delle ragazze. Wadjda con tenacia studia i versetti, la dizione e il canto e riesce a  vincere, con meraviglia e momentanea soddisfazione dell’insegnante, che non la vede di buon occhio e le nega il premio in danaro quando, per l’entusiasmo innocente della fanciulla viene a sapere che il premio sarebbe servito ad acquistare una bicicletta. La madre, tipico esemplare di bella donna opulenta araba, sempre sui palpiti per paura che il marito la lasci e sposi un’altra donna in grado di dargli  figli maschi ( lei non può più averne), è molto legata a questa figliola così intraprendente e diversa da lei che le fa trovare la famosa bicicletta verde, divenuta in tal caso un simbolo di tramandata ribellione e speranza di un futuro più libero che rispetti le singole personalità.L’attrice che interpreta la mamma è la più famosa dell’Arabia Saudita, finora solo diva televisiva e approdata al grande schermo con un’ottima interpretazione. Wadjda fa la sua gara con la bici, seminando l’amico e volgendo verso un litorale marino che simboleggia il suo futuro. La storia è semplice ma efficace nel farci entrare in questo mondo così rigido nelle regole di vita e religiose per le donne, senza alzare i toni o creare drammi clamorosi. Gli arredi degli interni  e altri dettagli ambientali danno un’idea di buon tenore di vita. La regista mostra una certa destrezza in alcuni piani sequenza a lungo e medio campo e in alcuni primissimi piani e dettagli. Ottima la fotografia sia nel giorno abbagliante, che nelle scene notturne.

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