Il primo Re

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Regia di Matteo Rovere

Con Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Massimiliano Rossi, Tania Garribba, Michael Schermi, Max Malatesta... Vedi cast completo

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Trama

Romolo e Remo sono due gemelli che vivono sulle rive del Tevere. Soli, nell'uno la forza dell'altro, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Il loro sarà un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

Approfondimento

IL PRIMO RE: ALLE ORIGINI DI ROMA

Diretto da Matteo Rovere e sceneggiato dallo stesso con Filippo Gravino e Francesca Manieri, Il primo Re racconta la storia di Romolo e Remo, due fratelli che, soli, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei finendo con il fondare Roma, il più grande impero che la Storia ricordi.

 

Con la direzione della fotografia di Daniele Ciprì, le scenografie di Tonino Zera, i costumi di Valentina Taviani e le musiche originali di Andrea Farri, Il primo Re viene così spiegato dal regista: "La leggenda di Romolo e Remo, pur lontanissima nel tempo, ha qualcosa di molto vicino a noi. È una materia solo apparentemente semplice, lineare, ma che racchiude in realtà un'enorme quantità di simboli e significati, che fondono l'origine della nostra civiltà con qualcosa di intimo e insieme complesso, ineffabile forse, ma che sicuramente guarda dentro tutti noi".

 

"La prima difficoltà è che questo mito fondativo (che si pensi a Livio, a Plutarco o a Ovidio) è una storia narrata molto tempo dopo", ha continuato Rovere. "Un mito appunto, e l'etimologia di mito, mythos, significa in primo luogo racconto, non la storia dunque, ma un racconto costruito ex post, donatore di senso per chi lo ha elaborato. Con gli sceneggiatori abbiamo quindi approfondito questa narrazione così antica, tentando di interrogarla, cercando gli elementi maggiormente ricorrenti: due fratelli gemelli, Albalonga, un tradimento, un cerchio sacro, un segno degli dei. Abbiamo studiato il racconto leggendario e il contesto, facendoci conquistare dallo strapotere della natura sulle esistenze umane: trenta o più tribù separate nel basso Lazio, e l'effetto dirompente di un uomo che porta una visione in grado di unificarle; una città che custodisce il fuoco, e il fuoco che incarna Dio. Così facendo il mito ha iniziato a muoversi sotto i nostri occhi, a interrogare dalla sua matrice più arcaica un nodo dell'Occidente, il nostro rapporto con il silenzio violento, inquietante, inquisitore di Dio. Siamo noi in grado, da soli, di reggere il peso delle nostre esistenze? Questo racconto apparentemente semplice ci ha ricondotto a un dilemma primario, viscerale: cosa prediligere nella vita, la sopravvivenza del nostro gemello, ovvero della parte più intima di noi, o la sottomissione a un potere più grande, poiché non tutto ci è dato di sapere? Le nostre vite ci appartengono fino in fondo? È amore o hybris quella che ci fa pensare di poter essere noi gli artifici del nostro destino? Abbiamo iniziato a far rimbalzare gli elementi l'uno sull'altro perché la storia interrogasse il mito e il mito tornasse a svelarci la sua potenza primordiale, parlasse all'oggi, ci raccontasse la radice oscura e dolorosa di un atto così potente come la fondazione del più grande impero di sempre. Due gemelli, dunque, l'uomo e il suo doppio. Il fuoco sacro che unisce, ma chiede sacrificio. L'uomo e Dio. Il vaticinio, e quello che ne deriva: sottomissione al destino o libero arbitrio? Romolo ha la capacità di compiere un atto empio, rubare il fuoco, ma un atto che allo stesso tempo riesce a far muovere il Dio dalla sua inesorabile immobilità, portandolo nel mondo, è un atto folle che sposta il potere dalla violenza alla persuasione. Perché tutto questo si rivelasse con la più grande potenza emotiva, è stato necessario che la narrazione ruotasse su se stessa e assumesse un punto di vista nuovo, quello che più mi interessava, quello dello sconfitto, di Remo, di colui che ama suo fratello più di ogni cosa. Remo è colui che reca il dilemma eterno: è più divino chi si ribella al Dio per difendere l'amore, o il Dio che quell'amore chiede di sacrificarlo?".

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Curiosità

UN NOTEVOLE SFORZO PRODUTTIVO

Il mondo di Il primo Re è un mondo che andava costruito interamente. Notevole è stato lo sforzo produttivo (nove milioni di euro è il costo dichiarato del film), come ricordano i produttori Matteo Rovere e Andrea Paris: "La nostra idea per Il primo re era seguire la regia nell'impostazione di un film realistico, analogico, fatto di sequenze riprese con luce naturale ma anche tecnicamente complesse, con un uso limitato dei VFX. Le maestranze del cinema italiano si sono rivelate in questo straordinarie, non a torto riconosciute tra le migliori del mondo.

Le immagini (il film è girato in formato anamorfico con lenti Zeiss arrivate appositamente dal Belgio) sono figlie di un'impostazione estetica e scenografica coerente con il periodo raccontato: abbiamo lavorato con archeologi e storici, che insieme ai linguisti e ai semiologi hanno supportato il progetto con l'obiettivo comune di creare una narrazione moderna, composta però da elementi storicamente attendibili".

"Le sequenze d'azione - hanno proseguito i due - sono state coreografate e realizzate nei circa cinque mesi di preparazione dedicati alla pellicola: abbiamo cercato di trasformare i nostri protagonisti in veri e propri stunt, per aumentare la dose di realismo. Ad esempio, la scena iniziale dell'esondazione del Tevere ha impegnato oltre due settimane di riprese tra location e studio, con la costruzione di un bacino d'acqua lungo quarantacinque metri, contenente circa mezzo milione di litri e dotato di una piattaforma basculante alta venti metri, con plate girati tra Italia, Ungheria e Colombia. Questo semplicemente per cercare di offrire allo spettatore, attraverso il tanto lavoro, quella che è la nostra idea di cinema: un cinema che va in sala e che speriamo torni a essere più che mai vivo, coraggioso nell'affrontare sfide e desideroso di sorprendere il pubblico regalandogli nuovi mondi, emozioni, visioni".

 

LA LINGUA

La lingua di Il primo Re, il linguaggio che i personaggi parlano, è latino arcaico ricostruito attraverso fonti contemporanee al periodo storico in cui si immagina che Romolo e Remo siano vissuti. Con un gruppo di semiologi dell'Università La Sapienza è stato fatto un lungo studio sul latino fondativo, pre-romano. Un lavoro molto appassionante di costruzione di una lingua che prende le parti di latino arcaico dalle fonti che ci sono pervenute: epigrafi, scritte sulle tombe e su oggetti utilizzati all'epoca.

Non essendoci una stele di Rosetta del latino arcaico, dove mancavano i filamenti, è stato innestato l'indoeuropeo, una lingua di codice, mai realmente parlata in qualche regione ma una sorta di lingua di base dalla quale un po' tutte quelle del ceppo indoeuropeo si sono dipanate. Il lavoro di ricerca e ricostruzione fonema per fonema ha creato una lingua estremamente eufonica che ci porta alle radici dell'Europa, come una lingua madre, una lingua della fondazione.

 

LOCATION E SCENOGRAFIE

La scelta delle location riveste un ruolo di primaria importanza per la realizzazione di Il primo Re. L'ambientazione naturale è fortemente caratterizzante: paesaggi incontaminati e selvaggi sono lo scenario principale in cui si svolgono le vicende raccontate. È stata spontanea la scelta di guardare al Lazio come area di ricerca principale, dove storicamente si è svolta la vicenda. E proprio in questa regione sono state individuate tutte le tipologie di paesaggi in cui si muovono i personaggi del film: zone paludose, greti di fiumi, montagne rocciose, foreste e boschi mediterranei, spiagge, saline, zone termali e sulfuree, tutte aree naturali protette che riportano a quella tipologia di ambienti incontaminati in cui l'intervento dell'uomo e le costruzioni moderne sono assenti o occultabili.

Il paesaggio non è solo la cornice delle vicende ma è un elemento imprescindibile con cui i personaggi devono confrontarsi, a tal punto da diventare personaggio esso stesso: complice, nemico o divinità a seconda delle circostanze. Il legame che c'è tra gli ambienti naturali e le popolazioni del tempo, basato sulla necessità terrena della sopravvivenza, è così forte che coinvolge anche tutta la sfera spirituale e diventa elemento fondante delle religioni pagane dominanti. Anche la mitologia e i simboli chiave della leggenda della nascita di Roma non prescindono dalla natura, siano essi il fuoco sacro di Vesta, il fico ruminale, la lupa o il Tevere, per citare i più noti.

Proprio il fiume e le zone paludose dove esso esonda sono la culla della storia e punto nevralgico in cui essa si articola. La natura è fonte di cibo e sopravvivenza, rifugio ma anche ostacolo da superare e piegare alle proprie esigenze. Le intemperie si abbattono sui corpi spesso malconci dei protagonisti come nuovi colpi che causano ferite. Lo sporco, la fatica, il fango e il sudore sono onnipresenti.

Per quanto riguarda gli scenari montuosi e boschivi sono stati individuati luoghi di straordinaria bellezza nel parco regionale dei Monti Simbruini (ricchi per altro di piccole cascate e laghetti), nel parco dei monti Lucretili, il monte Cavo con la sua via sacra che già nell'VIII secolo a.C. veniva usata per raggiungere il tempio di Giove, il monte Ceraso, nel parco di Veio.

L'Aniene e tutta la riserva naturale annessa ci riportano a quello che poteva essere l'aspetto del Tevere al tempo della fondazione della città capitolina. Paesaggi marittimi incontaminati si trovano invece nella riserva di Decima Malafede e del Circeo con la selva di Circe e il lago dei Monaci. Unica, suggestiva e variegata è la Riserva di Tor Caldara, vicino ad Anzio.

L'archeologia è la fonte usata per la ricostruzione dei villaggi e degli edifici presenti nel film. Gli insediamenti urbani precedenti alla fondazione di Roma sono piccoli agglomerati di capanne di fango con tetti di paglia, circondati solo da trincee e montarozzi di terra per difendersi da attacchi improvvisi. Capanne ovali al di fuori delle quali si potevano incontrare strumenti e oggetti di un artigianato piuttosto primitivo utili per compiere le attività principali quali la coltivazione del farro e l'allevamento delle pecore.

Città più strutturate, quali Alba Longa, sono poco più che un insieme di abitazioni, questa volta però più solide, in muratura come le mura che le circondano. I luoghi di culto sono separati dalle città e facilmente raggiungibili attraverso le strade esistenti all'epoca. Come la via Sacra che conduce al santuario di Giove Latiaris vicino ad Alba, la Salaria porterà invece al santuario di Vesta, che Romolo farà costruire fuori dalle mura capitoline, accanto alla capanna regia. Templi simili alle strutture abitative dell'epoca, ancora molto diversi da quelli marmorei greci.

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Il cast

A dirigere Il primo Re è Matteo Rovere. Classe '82, Matteo Rovere esordisce alla regia dirigendo il corto Lexotan, vincitore del premio Kodak al Festival Linea d'Ombra di Salerno. A questo seguono altri cortometraggi e documentari, fino al 2006, quando con Homo Homini Lupus ottiene premi nazionali e internazionali,… Vedi tutto

Commenti (19) vedi tutti

  • Già un po' visto. Sicuramente noioso e ripetitivo

    commento di Tanker
  • Seppur non perfetta, questa libera interpretazione della legenda di Romolo e Remo è comunque ammirevole in quanto progetto ambizioso ed energico che con coraggio si avventura fuori dai sentieri battuti del cinema italiano. La scelta della lingua protolatina permette un'immersione totale in un contesto storico arcaico, selvaggio e feroce.

    leggi la recensione completa di port cros
  • "Lasciate che tutti i burini vengano a me!"

    leggi la recensione completa di mck
  • "Il potere si regge sulla paura,fratello" cit.

    leggi la recensione completa di Infinity94
  • Non tutto scorre nel modo migliore, ma ci sono alcuni buoni ingredienti: Borghi e Lapice protagonisti, la fotografia di Ciprì, la colonna sonora di Farri. E una scena memorabile nella parte finale. [22.06.19]

    leggi la recensione completa di ShermanMcCoy
  • Opera davvero importante, un film con una straordinaria struttura narrativa, rafforzata dall'ambientazione realistica, dalla fotografia del bravissimo Ciprì e dalla leziosità data dal ricorso ad un latino preclassico. Un'immersione nell'età del ferro davvero prorompente..

    commento di ileniaproietti1991
  • Ogni nuova civiltà si fonda sul sangue versato di chi l'ha preceduta. Questo è l'assunto portante di "Il primo Re", un film incentrato sulla storia leggendaria di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. Rovere si concentra sull'indole ferina degli primi romani e sulla sfida impari contro il potere degli Dei, ricavando un'opera moderatamente ispirata.

    commento di Peppe Comune
  • La media dei voti è 7,2. Già 7 mi sembra, davvero, esagerato.

    leggi la recensione completa di kubritch
  • Nove milioni per questo film ?

    commento di ronin51
  • Le origini leggendarie dell'Urbe che dominerà il mondo raccontate con grande verosimiglianza. Un film di grande impatto per la vivacità narrativa e per il crudo realismo, di ottima riuscita grazie alla perizia del regista e alle notevoli interpretazioni dei due protagonisti

    leggi la recensione completa di GIANNISV66
  • Affascinante e pregnante.

    leggi la recensione completa di Carlo Ceruti
  • Film che ha una caratura di livello internazionale, che non dovrebbe sfigurare in un confronto con opere ben più famose in questi giorni.

    leggi la recensione completa di michemar
  • Le leggende di Romolo e Remo e della fondazione di Roma non sono nuove al cinema, però questa versione le riporta in una dimensione selvaggia e crudele, come selvaggi e crudeli erano gli allora futuri cittadini di Roma. Più un film su Remo che su Romolo, con il primo che si rivela, quasi subito, ambizioso e crudele, mentre il secondo è un buono.

    leggi la recensione completa di Marco Poggi
  • Film ottimo, che si eleva sopra la media per contenuti, impegno, recitazione, realismo.

    leggi la recensione completa di Piero
  • La favola dei due gemelli in un canestro che scivola sulle acque del biondo Tevere è bella e gentile, i bambini devono saperla, i grandi devono chiedersi cos’è successo dopo.

    leggi la recensione completa di yume
  • Ho cercato di spingere più persone possibile al cinema per sostenere questa interessante e corragiosa opera. Ma con mia grande sorpresa non ho dovuto faticare troppo, a quanto pare il film sta piancendo un pò a tutti. Complimenti a tutti quelli che hanno reso possibile questo progetto. Che il cinema italiano abbia ritrovato un pò di coraggio?

    commento di Allep
  • la rabbia di romolo sembra rispecchiare la voglia e il desiderio di registi come matteo rovere di fare un cinema che non sia solo carino e accomodante, ma che sia furente ed energico e che insieme alla ricerca di un perchè alla cieca sete di sangue degli dei, si abbia la voglia di ricercare un cinema che peschi nell'ignoto

    leggi la recensione completa di zombi
  • Film epico e coinvolgente di Matteo rovere, sublime in tutti i reparti

    leggi la recensione completa di lino99
  • Il racconto ancestrale dell'ecista di Roma abbraccia l'epica da fantasy truculento, parco nel religioso ma “credibile” sul piano linguistico – un oscuro latino arcaico con influenza etrusca. L'archetipo dei gemelli – la coppia Lapice (Romolo)/Borghi (Remo) ne incarna bene ethe e praxeis – rivive anche grazie alla fotografia naturalistica di Ciprì.

    commento di Leo Maltin
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2019
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Febbraio 2019

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