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Il primo Re

Regia di Matteo Rovere vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il primo Re

di zombi
8 stelle

la rabbia di romolo sembra rispecchiare la voglia e il desiderio di registi come matteo rovere di fare un cinema che non sia solo carino e accomodante, ma che sia furente ed energico e che insieme alla ricerca di un perchè alla cieca sete di sangue degli dei, si abbia la voglia di ricercare un cinema che peschi nell'ignoto

due fratelli, due pastori. diluvia; uno raggruppa le pecore raccogliendo un agnello, forse nell'atto di sacrificarlo a quegli dei così ostili, mentre l'altro prega una divinità trina femminile, affinché faccia tornare il sole, tracciando ritualmente un solco su di una pietrà con un dente felino.

la pioggia termina improvvisamente, ma solo per lasciar spazio ad una devastante alluvione che travolge tutto compresi i due uomini.

nel 750 a.c. l'uomo pascolava e aveva un alfabeto, ma le forze della natura regnavano incontrastate su di lui con una tal forza sconosciuta che si pregavano gli dei, sacrificandogli animali e uomini affinché da matrigna divenisse madre feconda.

sopravvissuti alla furia delle acque i due uomini, fratelli, vengono raccolti su di riva insieme ad animale più o meno vivi, e fatti schiavi devono combattere fino alla morte in onore del sacro fuoco. insieme studiano un piano e riescono a scappare insieme ad altri prigionieri, uccidendo i guerrieri e rapendo la sacerdotessa.

la storia di romolo e remo, leggendari fondatori della città di roma, nasce nel sangue, scampati allo sterminio della famiglia e prosegue in un mondo arcaico dove gli dei governano sugli uomini, sfruttando la paura dell'ignoto, esercitando il loro potere sulle genti e le popolazioni più deboli e pacifiche.

remo che porterà sulle proprie spalle il fratello gravemente ferito, attraverso una foresta malsana e abitata da una tribù sanguinaria, è colui a cui è stato affidato il fratello minore e costui lo difenderà oltre le proprie forze di giovane e possente guerriero.

un guerriero che si fa re di quello sparuto manipolo di uomini sfuggiti al sacrificio sacro, e che conta sulle proprie forze , lasciando al fratello le cure delle loro anime, fino a quando però questi dei così esigenti, attraverso la lettura di un fegato animale, non richiedono il sangue di uno di loro, perchè si avveri la vittoria dell'altro.

romolo si ribella alla predizione della sacerdotessa e al volere degli dei(solo poco tempo prima romolo si era sottratto al desiderio della sacerdotessa, che però poteva essere posseduta solamente da un dio e romolo le si allontana con un rabbioso sguardo) volendo tenere fede alla promessa fatta da bambino e mantenuta fino ad ora contro ogni ostacolo incontrato nel loro cammino di vita.

il film di rovere è calato direttamente alle origini della storia della nostra capitale, in mezzo al fango, a velenose paludi, (in una scena di combattimento, romolo emerge dal terreno come fosse fatto di quella materia), nel sangue, nelle unghie sporche e spaccate, nei denti marci, nei corpi dilaniati, maciullati, fatti a pezzi, parlato in un idioma arcaico talmente fuori dalla portata delle mie orecchie che potrebbe quasi essere il latrato di animali nella via di farsi uomini.

un mondo dove l'uomo per dare un senso al suo essere e vivere in un mondo così naturale, deve inventarsi degli dei che possono essere ammansiti solo redarguendosi fino al sacrificio con la vita e il corpo.

ma romolo non ci sta e da vero condottiero in anticipo sui tempi(la sacerdotessa lo guarda stranita e gli dice che quando lo guarda, vede una strana aura intorno a lui, e romolo che insiste a guardarla come fosse un'insana mentale)decide di dire di NO agli dei, spegnendo il fuoco sacro e risparmiando la vita all'amato fratello; al dorso della foglia, al se stesso con un trasporto tale che ovviamente non verrà compreso(un dio compreso non è un dio, si cita all'inizio) e per forza dovrà perire.

morendo però farà da pietra fondante della città che prenderà il suo nome e nascerà da un monito sul sangue e sul dolore.

il film di MATTEO ROVERE è proprio bello. un film da vedere e sostenere per dimostrare che le maestranze italiane sono ancora capaci di mettersi in gioco con ogni genere. ovviamente ottima l'idea di farli parlare con quella lingua antica che ricorda il latino.

perfetti gli attori, con ALESSANDRO BORGHI perennemente con gli occhi fuori dalle orbite in una disperata ricerca ad un perchè . molto belle anche le musiche, con un che di aggressivo e in alcuni momenti, un pò tamarro, che riporta ad hollywood e non è una nota negativa

 

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