Difficile definire ‘finale’ l’ultima scena di El espíritu de la colmena di Victor Erice nella misura in cui il film si costruisce come negazione continua di una conclusione, come un eterno e ciclico lavorio dentro l’alveare casalingo del padre Fernando, della madre Teresa e delle figlie Ana e Isabel. Subito prima dell’ultima sequenza, l’apicoltore Fernando riflette laboriosamente sull’attività pratica eppure enigmatica delle api dentro i loro intrichi di ponti e scale di cera, di spirali invadenti e di perpetuo ronzio: nel farlo, si ritrova a camminare avanti e indietro dentro il suo studio, dietro una vetrata divisa in celle esagonali, con una fioca luce giallo miele a illuminare il suo tormentato ragionamento.

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Lo spirito dell'alveare

Per congedarsi da questa immagine, Erice sceglie di adottare una dissolvenza incrociata sul volto di Isabel, la figlia piccola coricata a letto e intenta a guardare un’altra finestra: come la vetrata a celle di prima, un’altra apertura verso l’esterno della casa. Turbata dal movimento degli alberi, Isabel si gira sotto le coperte volgendo lo sguardo dall’altra parte, ma sulla parete opposta alla finestra le ombre degli alberi si muovono anche più di prima, anche più oscure e opprimenti che nella realtà. Dovrà chiudere gli occhi e mettere la testa sotto la coperta.

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Lo spirito dell'alveare

A scanso di equivoci, nel caso non fossimo convinti di aver fatto accesso a una gotica atmosfera da sogno, torniamo sul padre addormentato sulla sua scrivania, e su Teresa, focolare domestico, che lo copre con una giacca, che chiude il suo quaderno di ragionamenti e pensieri nella speranza che non tormentino anche il suo sonno, e che spegne la lampada con un gesto della mano.

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Lo spirito dell'alveare

L’ultima sequenza è però dedicata alla protagonista del film, la piccola Ana. Con uno stacco di montaggio che è un vero segno di interpunzione per creare associazioni e incontri fra oggetti, Erice passa da una lampada spenta a un bicchiere d’acqua pieno, a Ana che lo beve e che, come il padre e la sorella, si ritrova al cospetto di una finestra.

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Lo spirito dell'alveare

Nel resoconto di come i quattro familiari vivono la magia oscura e imponderabile della notte, Ana è forse quella che più vuole direttamente interagirvi, dopo che la madre l’ha accolta spegnendo la luce, il padre l’ha penetrata abbandonandovisi e Isabel l’ha contestata nascondendosi sotto le coperte. Proprio la Isabel che aveva convinto Ana, dopo la visione in paese di Frankenstein di James Whale a inizio film, che era capace di vedere uno spirito dentro un casolare abbandonato vicino casa.

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Lo spirito dell'alveare

Ora Ana, dopo aver bevuto l’acqua, sente che la voce di Isabel le ripete che può chiamare lo spirito, annunciandosi nel silenzio della notte. La realtà e il sogno, per Ana, sono spazi interscambiabili che richiedono un impegno attivo e partecipe, un movimento: in un mondo in guerra in costante tramestio, Erice forse si augura che la piccola Ana possa crescere e plasmare la realtà con un ruolo attivo e non automatico della fantasia e dell’immaginazione, accogliendo l’alterità con coscienza. Anche con gli occhi chiusi.

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Lo spirito dell'alveare

Autore

Marco Grifò

Il suo percorso di studi nulla ha a che vedere col cinema, ma è col cinema che avviene la sua vera formazione: appassionato fin dall’infanzia, autore-amatore nella community di filmtv.it da quando ha 17 anni e frequentatore ipercinetico di festival internazionali da quando ne ha 18. Collabora con la rivista di cinema Lo Specchio Scuro, ha pubblicato su Eidos e su Cinergie e co-gestisce il podcast di cinema Salotto Monogatari dalla fine del 2019. Dall’inizio del 2022 fa parte del team di programmazione del Sicilia Queer FilmFest di Palermo, e crede, a costo di passare per bizzarro, che l’horror found footage sia uno dei fenomeni più importanti e sottovalutati del nuovo millennio.

Il film

locandina Lo spirito dell'alveare

Lo spirito dell'alveare

Drammatico - Spagna 1973 - durata 97’

Titolo originale: El espíritu de la colmena

Regia: Victor Erice

Con Fernando Fernán Gómez, Ana Torrent, Isabel Telleria, José Villasante, Teresa Gimpera