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Giornate degli Autori 2019: I film
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Dopo la Settimana della Critica, il film di apertura (The Truth) e quello di chiusura (The Burnt Orange Heresy), il Festival di Venezia torna a far parlare di sé con i titoli delle Giornate degli Autori, sezione collaterale in cui si assegna il Premio del Pubblico BNL.

 

Questa la selezione.

 

CONCORSO:

Apertura: SEULES LES BETES (ONLY THE ANIMALS) di Dominik Moll

Denis Menochet

Seules les bêtes (2019): Denis Menochet

Al sesto film dopo i successi a Cannes e a Berlino, Dominik Moll ritorna con una storia a incastri in cui solo il Caso dirige le vite delle persone e nulla può sfuggire al cerchio dell’assurdo. Dal romanzo di Colin Niel uno smagliante mystery d’autore scritto da Dominik Moll e Gilles Marchand.

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Chiusura: LES CHEVAUX VOYAGEURS (TIME OF THE UNTAMED) di Bartabas

scena

Time of the Untamed (2019): scena

Presente a Venezia anche con un’esperienza VR, Bartabas ha accettato di chiudere quest’edizione delle Giornate con un luminoso spettacolo cinematografico che attraversa le culture del mondo al passo, al trotto, al galoppo in una danza ammaliante, ora riflessiva, ora frenetica, comica e dolorosa con pagine ogni volta diverse.

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YOU WILL DIE AT 20 di Amjad Abu Alala

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You will die at 20 (2019): scena

Ambientato nella regione sudanese di El-Gezira ai giorni nostri, il folgorante esordio di questo giovanissimo regista e produttore, formatosi negli Emirati Arabi, viene dopo una serie di cortometraggi presentati in diversi festival internazionali e spesso realizzati con la supervisione di Abbas Kiarostami. Con il suo film il Sudan arriva per la prima volta alla Mostra di Venezia.

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UN MONDE PLUS GRAND (A BIGGER WOLRD) di Fabienne Berthaud

Cécile De France

Un monde plus grand (2019): Cécile De France

Dal libro autobiografico di Corine Sembrun. “Lei non si vede mai in tutto film, ma è ovunque – dice la regista - Corine è lo spirito del film e Cécile restituisce sullo schermo il valore universale di questo viaggio iniziatico che, per parte mia, ho narrato senza tradire il mio cinema, tra invenzione e realismo documentario”.

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LA LLORONA (THE WEEPING WOMAN) di Jayro Bustamante

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La Llorona (2019): scena

“La ricerca di giustizia e di vendetta della Piangente – dice Bustamante che ha scritto la sceneggiatura insieme a Lisandro Sanchez – può ricordare il revisionismo romantico dei ‘Bastardi’ di Quentin Tarantino o la follia di Medea”. Per il secondo anno consecutivo il Guatemala figura nella selezione delle Giornate degli Autori.

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BOR MI VANH CHARK (THE LONG WALK) di Mattie Do

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The Long Walk (2019): scena

Una ghost story nella più limpida tradizione asiatica, ma con forti implicazioni con il presente e una struttura narrativa tra genere e lo stile inconfondibile di Mattie Do che accompagna lo spettatore oltre i confini della razionalità. La prima volta della cinematografia del Laos alla Mostra di Venezia.

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BARN (BEWARE OF CHILDREN) di Dag Johan Haugerud

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Beware of Children (2019): scena

“Cosa accade in una piccola comunità, come questo quartiere borghese di Oslo – scrive il regista -, quando la morte colpisce e coinvolge due ragazzini? Quando la tragedia ci tocca – osserva il regista – ciascuno di noi scopre la sua vera identità”.

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5 È IL NUMERO PERFETTO di Igort 

Toni Servillo

5 è il numero perfetto (2019): Toni Servillo

Un piccolo affresco napoletano nell’Italia anni Settanta, con i colori survoltati, i rimandi cinefili e lo stile inconfondibile del suo autore. 5 è il numero perfetto è la storia di un’amicizia tradita, ma anche di una seconda opportunità e di una rinascita. Dalla graphic novel omonima di Igort.

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BOZE CIALO (CORPUS CHRISTI) di Jan Komasa

Bartosz Bielenia

Corpus Christi (2019): Bartosz Bielenia

Al suo terzo film dopo gli studi alla Film School di Lodz e il suo esordio alla Cinéfondation di Cannes, Jan Komasa è ormai una delle voci più originali e affermate del cinema polacco. Da una storia realmente accaduta.

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UN DIVAN A TUNIS (ARAB BLUES) di Manele Labidi

Golshifteh Farahani

Arab Blues (2019): Golshifteh Farahani

Con il passo della commedia degli equivoci, spesso irresistibile nel mostrare le contraddizioni di due civiltà a confronto, il film rivela un talento brillante fin qui sconosciuto di Golshifteh Farahan, la più famosa attrice iraniana di questi anni.

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ARU SENDO NO HANASHI (THEY SAY NOTHING STAYS THE SAME) di Jo Odagiri

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They Say Nothing Stays the Same (2019): scena

Esordio nel lungometraggio a soggetto della star giapponese di Kurosawa Kyoshi, Seijun Suzuki, Kim Ki-duk, Yu Lik-wai, qui affiancato dall’insuperabile creatore delle luci Christopher Doyle.

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LINGUA FRANCA di Isabel Sandoval

Isabel Sandoval, Eamon Farren

Lingua franca (2019): Isabel Sandoval, Eamon Farren

Il terzo film di Isabel Sandoval, rivelatasi a Locarno con Senorita, è il primo film americano scritto, diretto e interpretato da una immigrata transgender, con attori americani, polemicamente realizzato nel cuore dell’America di Donald Trump. Citando la sua “pacata, serena estetica” il MoMA ha definito la regista “una autentica rarità tra le voci più forti del giovane cinema filippino”.

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MIU MIU TALES:

#17 SHAKO MAKO di Hailey Gates

#18 BRIGITTE di Lynne Ramsay

 

EVENTI SPECIALI:

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI di Stefano Cipani

HOUSE OF CARDIN di P. David Ebersole, Todd Hughes

IL PRIGIONIERO di Federico Olivetti

SCHERZA CON I FANTI di Gianfranco Pannone

MONDO SEXY di Mario Sesti

BURNING CANE di Phillip Youmans

 

NOTTI VENEZIANE:

LA LEGGE DEGLI SPAZI BIANCHI di Mauro Caputo

EMILIO VEDOVA. DALLA PARTE DEL NAUFRAGIO di Tomaso Pessina

THE GREAT GREEN WALL di Jared P. Scott

CERCANDO VALENTINA di Giancarlo Soldi

SUFFICIENTE di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco

 

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