Cogan - Killing Them Softly

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Regia di Andrew Dominik

Con Brad Pitt, Ray Liotta, Garret Dillahunt, James Gandolfini, Richard Jenkins, Sam Shepard, Bella Heathcote, Max Casella, Scoot McNairy... Vedi cast completo

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Trama

Jackie Cogan (Brad Pitt), malvivente professionista dallo sguardo di ghiaccio e dai modi rudi e violenti, è assoldato dalla mafia per indagare su una rapina messa in atto durante una segreta partita di poker, organizzata dal viscido Mark Trattman (Ray Liotta), a cui hanno partecipato solo i nomi più importanti della malavita. Il suo compito sarà quello di ritrovare gli autori del furto e restituire il denaro all’associazione criminale ma per portarlo a termine dovrà lasciarsi dietro una lunga scia di sangue.

Approfondimento

I GANGSTER AL TEMPO DELLA CRISI

Dopo aver girato nel 2007 L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, Andrew Dominik e Brad Pitt tornano a lavorare insieme adattando il romanzo di George V. Higgins. Considerato come un capolavoro e punto di riferimento per il genere polar, Cogan's Trade è caratterizzato dalla presenza di dialoghi cesellati che conducono negli inferi di una America senza compromessi, in cui persino i codici d'onore della malavita non valgono più. Il romanzo racconta infatti di come la mafia, per reagire a una ingente rapina condotta ai suoi danni, ingaggi il miglior uomo in circolazione, Jackie Cogan (Brad Pitt nella trasposizione cinematografica), per scovare i responsabili del furto. Sotto la supervisione e l'intermediazione del misterioso avvocato Driver (Richard Jenkins), il compito di Cogan sarà seriamente complicato da un vecchio assassino alcolizzato (James Gandolfini), una banda di goffi gangster e un playboy amante del gioco d'azzardo (Ray Liotta). Il romanzo arrivò nelle mani del regista Dominik solo in maniera casuale. Dopo aver visto alla televisione il film Gli amici di Eddie Coyle, Dominik ha infatti raccontato di aver cercato su internet informazioni sul libro da cui era tratto, scoprendo che l'autore George V. Higgins per 20 anni aveva lavorato come avvocato a Boston. Di conseguenza, si trattava di uno scrittore che conosceva ciò di cui parlava approfonditamente avendolo vissuto in prima persona. Inoltre, il regista apprese anche che dalla sua esperienza Higgins aveva preso spunto per un'altra ventina di libri che i produttori di Hollywood avevano sempre ignorato per via dello scarso riscontro al box office del film di Peter Yates. Ordinati tutti i suoi romanzi, Dominik rimane affascinato dai personaggi, dai dialoghi e dalla trama lineare di Cogan's Trade e trova diversi spunti per la probabile realizzazione di un film drammatico. Però, più si immergeva nella lettura e più si rendeva conto di quanto la vicenda fosse attuale: questo accadeva man mano che davanti ai suoi occhi la storia si tramutava nella storia di una crisi economica o, meglio, di una crisi in un'economia criminale, basata sul gioco e risultante da una mancata regolazione. In poche parole, Cogan's Trade descriveva un microcosmo capitalistico in cui si ritrovano dei parallellismi con la crisi economica dell'America degli anni Duemila.

Pensando al romanzo Allarme rosso, trasposto drammaticamente in A prova di errore di Lumet e in commedia in Il dottor Stranamore di Kubrick, Dominik ha ritenuto più opportuno abbandonare i toni drammatici e seguire l'esempio di Kubrick, capace di far sorridere giocando sulle paure che in un particolar momento storico attanagliano la popolazione. Al posto della bomba atomica, Dominik si ripropone di far ridere della crisi economica che ha portato il mondo sull'orlo dell'abisso attraverso dei protagonisti accecati dalla ricchezza ma vittime di padroni incompetenti e incapaci di prendere una decisione perché anestetizzati da droga, alcol e sesso.

L'OSSESSIONE DEL BOX OFFICE

Nonostante sembri piuttosto distante da L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, Cogan ne condivide il ritmo molto particolare e l'importanza data ai dialoghi, come se si fosse in presenza di una sorta di prosecuzione logica. Non si tratta però dell'unico legame tra i due film. La genesi di Cogan è legata al precedente film di Dominik anche da ragioni extracinematografiche. Dopo le strane dinamiche che hanno portato al disinteresse del pubblico nei confronti de L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford e la paura dei produttori di finanziare un suo nuovo film, Dominik ha infatti sentito l'esigenza di esprimere la sua amarezza nei confronti del mondo circostante, ossessionato dal denaro e dalla voglia di far soldi in maniera veloce: il nuovo film - o meglio il suo sottotesto - hanno rappresentato così per il regista anche un modo per esprimere il suo personale dissenso da un sistema che usa il solo denaro come unità di misura del valore artistico di un'opera.

UN MONDO NOIOSO E SENZA DONNE

I criminali di Cogan sono tutti immersi nella loro routine quotidiana. Quasi tutti i personaggi sono ritratti nel loro ambiente di lavoro, mentre si annoiano stando fermi e parlano di qualsiasi cosa tranne che delle loro mansioni. L'argomento preferito delle loro conversazioni sono le donne ma, nonostante se ne parli tanto, per scelta di Dominik le donne sono assenti e accuratamente escluse dal film. In questo modo, Dominik restituisce l'immagine di un mondo criminale noioso e lontano dalla visione glamour tratteggiata da molti gangster movie. Inoltre, la storia è filmata come una screwball comedy, con videocamere fisse che restituiscono in maniera semplice e imperturbabile sempre la stessa angolazione quando i personaggi ritornano negli stessi luoghi.

UNA COMMEDIA PER NIENTE DIVERTENTE

Mentre tre attori presenti nel cast di L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford venivano dal cast della serie televisiva western Deadwood, tre degli attori di Cogan - James Gandolfini, Vincent Curatola e Max Casella - erano nel cast di I Soprano, serie cult su una famiglia di mafiosi italoamericani. Da fan del telefilm, Dominik ne amava la commistione tra thriller e commedia, stesso mix che si ritrova nel suo film. Secondo la sua concezione, i due generi non sono altro che le due facce della stessa medaglia: la disperazione. Se la commedia si incentra sulla disperazione per generare risate, il thriller tratta la disperazione come una fatalità per determinare il corso degli eventi. Cogan è entrambe le cose: è un thriller ma è anche una commedia dell'assurdo, per niente divertente.

DUE TRIANGOLI FREUDIANI

Nonostante sembri stilizzato in maniera schematica come un cartone animato, Cogan mostra un mondo senza Dio, in cui il capitalismo è descritto come la versione economica della teoria della selezione di Darwin. Da un punto di vista psicologico, Dominik si diverte a fornire consigli sul modo migliore di affrontare la feroce concorrenza ricorrendo a una teoria del filosofo Slavoj Zizek, secondo cui tre personaggi che interagiscono tendono a rappresentare le tre istanze intrapsichiche della teoria freudiana: l'Io, l'Es e il Super-Io. Nel film esistono ben due triangoli di questo tipo. Da un lato, vi sono i tre ladri con Frankie (l'Io) che cerca di conciliare Squirrell (l'Es) con Amato (il Super-Io) ma che finisce con l'essere travolto dai due. Dall'altro lato, invece, c'è Cogan (l'Io) che mette in prigione Mickey (l'Es) e non riconosce l'autorità di Driver (il Super-Io). Un modo per sottolineare come si abbia bisogno di una salute mentale infallibile per sopravvivere in un mondo competitivo.

 

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Note

Tutto è saturo, frontale, sfacciato in Cogan. Killing Them Softly, intricata storia d’ordinanza noir. Ray Liotta fa il calco minore di se stesso; una dose d’eroina scatena l’automatica Heroin dei Velvet Underground; le allucinazioni lisergiche sono quelle deformazioni ottiche con cui il cinema degli anni 70 ci ha estenuato; i ralenti che estetizzano la violenza sono l’esasperazione grafica di quel che ci propinano Hong Kong e Hollywood da 30 anni; l’allegoria che stringe criminalità e politica economica, gioco d’azzardo e speculazione finanziaria è ripetuta allo sfinimento, come fosse un segno d’interpunzione. Dominik (come l’ultima, incompresa giovinezza di Coppola) non guarda alla realtà, ma alle sue abituali forme di rappresentazione, ai simboli in cui si concretizza, alle metafore con cui cerca di spiegarsi.

Commenti (5) vedi tutti

  • Poco più di 90' che non spiegano l'utilizzo di momenti lunghi che non aggiungono nulla alla trama ne' alle interpretazioni degli attori (piatte), ma sembrano voler incensare il regista di virtuosismi (mal eseguiti) in maniera del tutto autoreferenziale. Malgrado si desideri vederne presto la fine, il film lascia poi una buona sensazione. Voto 7.

    commento di Psychomamma
  • L’America non è una nazione, è solo affari!

    commento di vjarkiv
  • VOTO 6,5 Dominik punta ancora l'immaginario USA per distruggerlo di fronte alla fine dell'American Dream, ma questa volta rimane troppo programmatico per emozionare fino in fondo.

    leggi la recensione completa di luca826
  • Voto al film : 4

    commento di hitachi
  • Eccessivamente didascalico, minimalista…oltreché scontato, in definitiva noioso.

    commento di Tex Murphy
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Recensioni

La recensione più votata è positiva

Stuntman Miglio di Stuntman Miglio
8 stelle

Nero come la pece, cinico come un'esecuzione a sangue freddo. Andrew Dominik ci sbatte in piena faccia il lato più oscuro della bandiera americana. Quello che ha smesso di fabbricare sogni a vantaggio di incubi ben più redditizi, quello del business a tutti i costi, dell'individualismo senza scrupoli e dell'impietosità. Quello del sangue a fiotti come unica soluzione… leggi tutto

19 recensioni positive

Recensioni

La recensione più votata delle sufficienti

EightAndHalf di EightAndHalf
6 stelle

Sta a vedere se Andrew Dominik si è stancato del genere noir come esso è universalmente noto, o voglia raggomitolarsi cinico e privo di redenzione in quella stessa stanchezza per tentare di creare un capolavoro. Probabilmente le due ipotesi non si oppongono l'una con l'altra, anzi, sono le due componenti fondamentali che motorizzano la deformità registica dell'autore, che mira… leggi tutto

5 recensioni sufficienti

Recensioni

La recensione più votata delle negative

lorenzodg di lorenzodg
4 stelle

“Cogan Killing Them Softly” (id., 2012) è il terzo lungometraggio del regista neozelandese Andrew Dominik.    Pellicola che vorrebbe circumnavigare il cinema pulp-retrò (fuori tempo massimo) con antefatti teatrali, gusti pastosi e verbosità composite. Nulla che si snodi e che arrivi a qualcosa: un’azione allungata che pare ritorni senza segnare la vita e le vie di ciascun uomo lì per… leggi tutto

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Trasmesso il 14 giugno 2017 su Iris

Recensione

luca826 di luca826
6 stelle

Dopo 'Jesse James' Dominik torna sulla smitizzazione degli USA e lo fa percorrendo il genere più pessimista e disincantato del cinema: il noir/gangster movie. Tarantino con il suo pulp 'sudicio' e l'intimismo mafioso scorsesiano si incontrano in questo ennesimo step fine-America. Il risultato è altalenante ma comunque degno d'interesse. Interesse perché il regista punta alto…

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Recensione
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